Cts spaccato su palestre e piscine

Luciana Matarese
·Giornalista
·4 minuto per la lettura
Frame da diretta web audizione Miozzo (Photo: ANSA)
Frame da diretta web audizione Miozzo (Photo: ANSA)

La spaccatura c’è stata ed è stata anche messa a verbale. Non era mai successo prima. “Altre volte in questi mesi abbiamo avuto punti di vista diversi su varie questioni, ma eravamo sempre riusciti a fare sintesi”, spiega uno dei componenti. Ieri no, il Comitato tecnico scientifico si è spaccato, nel resoconto di fine seduta sono state registrate le “posizioni divergenti”. Distanze che pesano, malumori neanche troppo celati, al punto che la riunione fissata per oggi pomeriggio è stata annullata. “Tutto quello che c’era da dire è stato detto, ora i nervi sono troppo scoperti”, dice ad HuffPost un componente storico del Comitato - scienziati e tecnici - che dal mese di febbraio sta supportando il Governo nella gestione dell’emergenza sanitaria. E ieri, dopo oltre centodieci sedute, si è diviso sul parere chiesto su palestre e piscine. Lasciarle aperte o chiuderle, l’amletico quesito da sciogliere per inserire l’indicazione tra le misure del nuovo Dpcm, quello della stretta annunciata, che Conte avrebbe presentato in conferenza stampa in serata. Questione non rilevantissima, si dirà, in un momento delicato della vita del Paese, con il bollettino che registra undicimila nuovi contagi, la scuola e i trasporti pubblici da rimodulare per fermare la diffusione del contagio, la movida da limitare, i focolai in aumento da circoscrivere. E invece.

Tema molto caro alle Regioni, che in vista del nuovo decreto avevano chiesto espressamente di non disporne la chiusura, più della scuola e dei trasporti il destino di palestre e piscine è stato al centro di uno scontro che si è consumato nel Governo tra il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e quello dello Sport, il Cinquestelle Vincenzo Spadafora, appoggiato dalla ministra dell’Agricoltura, la renziana Teresa Bellanova. E nel Cts, che si è ritrovato diviso in due fronti. Quello di coloro che da sempre vengono considerati “i rigoristi”, i veri ispiratori di quella linea di massima prudenza cui sovente fa riferimento Speranza, rappresentati dai professori Silvio Brusaferro e Franco Locatelli, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità il primo, del Consiglio Superiore di Sanità il secondo, Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dellIstituto Spallanzani, e Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail. E quello dei “prudenti”, rappresentati da Agostino Miozzo, dirigente della Protezione civile e coordinatore del Cts, Fabio Ciciliano, dirigente medico della Polizia, già ribattezzato “l’uomo dei verbali” che stila il parere degli scienziati e lo trasmette al Governo, e Roberto Bernabei, direttore del reparto di geriatria del Policlinico Gemelli di Roma. Chi c’era parla di un confronto partito da una posizione che sembrava mettere d’accordo tutti e in breve tempo - lasciare aperte le strutture, ma con stretto rispetto dei protocolli e controlli rigorosi - e inaspritosi da un certo punto in poi, segnato da “toni alti, anche sopra le righe”. Un braccio di ferro di oltre due ore - mentre a Palazzo Chigi si aspettava per chiudere sul decreto e la conferenza stampa di Conte slittava - certificato nel verbale in cui il Cts si sarebbe espresso, con “posizioni divergenti” per “la sospensione temporanea” dell’attività di piscine e palestre. Linea rigorista, dunque, quella di Speranza.

Nel Governo, invece, ha prevalso l’orientamento di Spadafora, condiviso da Conte. Alla fine, infatti, si è deciso di dare ai gestori delle strutture sette giorni per adeguarsi ai protocolli, pena la chiusura”.

Nel Cts divisioni e malumori restano, ma la scelta dell’esecutivo ha spiazzato più d’uno, su entrambi i fronti. “Alla fine sembra si sia solo voluto prendere tempo”, commentano tra i rigoristi. Ci si interroga sui protocolli cui palestre e piscine dovranno adeguarsi. Il Cts non ha mai stilato linee guida, i centri dovranno rifarsi alle direttive del ministero dello Sport che prevedono solo utilizzo della mascherina e distanza di un metro negli ambienti comuni, di 2 metri mentre si fa attività, igienizzazione delle mani e degli spogliatoi, adeguati sistemi di aerazione e misurazione della temperatura. Se ne riparlerà tra sette giorni. Nel Cts rigoristi e prudenti tengono d’occhio le proiezioni della curva epidemica. E concordano sul fatto che “se i numeri salgono ci sarà poco da fare, palestre e piscine dovranno chiudere”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.