Dal rischio esonero alla rinascita del Real Madrid: l'ultima impresa di Zidane

Federico Albrizio
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Quella ottenuta nel Clasico non è una semplice vittoria per il Real Madrid, è un successo che vale triplo: è la seconda nell'anno contro gli storici rivali del Barcellona; porta tre punti che permettono di riaprire la Liga e mettere pressione all'Atletico Madrid capolista; è l'ultimo segnale della rinascita del Real Madrid. Ed è l'ultimo capolavoro di Zinedine Zidane, che fino a pochi mesi fa sembrava a un passo dall'esonero e, nonostante l'emergenza, ha riportato la squadra della capitale ai vertici, in patria e in Europa.

LA SVOLTA - Riavvolgiamo il nastro e torniamo ad ottobre dello scorso anno. Le merengues perdono all'esordio in Champions, 2-3 per lo Shakhtar Donetsk a Valdebebas. Uno choc, seguito dal pareggio con il Borussia Monchengladbach. Due risultati che hanno messo in discussione l'accesso del Real agli ottavi e gettato ombre sul futuro di Zidane. Rischio esonero e voci sui possibili sostituti agitano le notti madridiste, fino anche all'ipotesi dimissioni smentite da Zizou in persona. Un periodo nero, che la sconfitta anche al ritorno con lo Shakhtar sembrava poter riaprire. Non per Zidane, che quattro mesi dopo si gode un Real pienamente in corsa su tutti i fronti. Già, perché nonostante le tante assenze pesanti (ora assenti Ramos e Varane, oltre ai lungodegenti Carvajal e Hazard) i blancos hanno scavalcato il Barça e sono tornati in piena corsa per il titolo nazionale con i blaugrana e l'Atletico, con il campo che sorride anche in Champions: superato il girone che ha visto l'eliminazione da ultima dell'Inter, travolta l'Atalanta agli ottavi e, in virtù del 3-1 all'andata contro il Liverpool nei quarti, anche le semifinali sono ampiamente a portata.

FUTURO ANCORA INCERTO - Il mondo ribaltato in quattro mesi, è l'ultimo capolavoro di Zidane che ha definitivamente scacciato le ombre di un possibile esonero, ma non quelle su un addio a Madrid. Con una differenza essenziale: ora la decisione è tutta nelle mani di Zizou. Il tecnico francese non ha mai aperto all'ipotesi dimissioni a seguito dei brutti risultati, ma ha sempre ribadito come il suo futuro possa essere lontano dalla panchina del Real: "Non sarò mai l'Alex Ferguson del Real Madrid. Non so se starò qui, è molto tempo che sono in Spagna" diceva a dicembre, sintomo di dubbi che ancora non sono dissipati. Le riflessioni proseguono e in parte dipenderà anche dall'esito delle elezioni presidenziali, con Florentino Perez al momento unico candidato dopo il ritiro della candidatura da parte di Enrique Riquelme (che spingeva per un cambio in panchina), ma soprattutto dalla voglia di Zidane di portare avanti il nuovo progetto avviato a Madrid. Qualora decidesse di cambiare aria si aprirebbero diverse possibilità: resta un sogno di Agnelli per la panchina della Juve, la Federcalcio francese lo vede come il successore ideale per Deschamps alla guida della Nazionale transalpina. Il futuro resta incerto e tutto nelle mani di Zidane, ma per quello ci sarà tempo: Liga e Champions, ora il Real è rinato ed è tornato davvero a giocarsi tutto.

@Albri_Fede90