Dalla guerra civile al ring, Alassane: "Così la boxe mi ha salvato"

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Red boxing gloves and headgear on boxing ring.
Red boxing gloves and headgear on boxing ring.

È un peso mediomassimo scultoreo, ottanta chili di muscoli e addominali di ferro segnati da guerra civile, barconi, case alloggio delle cooperative, il lavoro nei campi e la famiglia lontana. Dopo anni di sofferenze Traore Beh Alassane, 29 anni, ha trovato nella boxe e in Rovigo una casa sicura.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport Alassane, soprannominato Arnold, si è raccontato: "Sono nato ad Abidjan il 13 agosto 1992. In Costa d’Avorio vive tutta la mia famiglia a cui sono molto legato. A 23 anni ho scelto di cambiare vita e lasciare Abidjan. Quando sono arrivato a Rovigo ho trovato lavoro campi, nella raccolta di pere, mele, aglio... Ricordo la fatica di intere giornate dalle sei del mattino alle sei di sera raggiungendo in bici il posto di lavoro. Non ho l’auto, mi sposto sempre in bicicletta, con ogni tempo e per qualsiasi distanza".

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Oggi è ben inserito nella città: "Lavoro come elettricista in una ditta che sponsorizza anche la società, vivo in affitto in una casa di Rovigo, ho combattuto 25 volte da dilettante e ora sono passato professionista". Ma come ha fatto a conoscere la boxe? Lo stesso Alassane ha spiegato: "Ho conosciuto la Pugilistica Rodigina per caso. Un ragazzo della cooperativa dalla quale ero seguito mi ha portato a provare. Mi interessavo già di boxe. In Costa d’Avorio seguivo gli incontri del mio pugile preferito, Mike Tyson. Ma lì giocavo solo a calcio, come i miei fratelli. L’amore per la boxe è cresciuto pian piano, allenamento dopo allenamento, fino a portarmi al professionismo". 

"La palestra è diventata la mia seconda casa, dove sento di aver trovato una seconda famiglia, grazie ai maestri e ai compagni. Questo ambiente mi ha permesso di sopportare la fatica dei primi anni, di adattarmi alla nuova cultura italiana. I maestri sono riusciti, grazie ai loro valori e ai valori della Noble Art, a creare un clima di aiuto e sostegno reciproco, dove tutti sono accolti e accettati. Dove mi sento uguale agli altri. Mi hanno aiutato anche a trovare lavoro- ha concluso. Sono la mia guida, dentro e fuori dal ring".

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