Dati a CM: 'Batistuta, la mitraglia e un Mondiale segreto. Salvai la vita a Pioli, Adani era una guida per i giovani. Rui Costa? Quelle lacrime al Milan...'

Angelo Taglieri
Calciomercato.com

Ci sono due 007 al mondo. Uno indossa lo smoking, usa una Walhter PPK, ha licenza di uccidere e si chiama Bond... James Bond. L'altro è spesso in tuta, usa le mani, ha licenza di preservare i muscoli dei calciatori e si chiama Dati... Luciano Dati. Non un comune massaggiatore, ma Il Massaggiatore, come ama definirsi, quello che sulla maglia della Fiorentina aveva la 007 (con il 7 a forma di pistola), quello che ha ispirato la mitraglia di Batistuta, quello sempre al fianco di Ranieri e di Trapattoni. Insomma, quello che è un'icona della Serie A anni '90. E oggi, Luciano Dati, racconta quel calcio, e quella magia, a Calciomercato.com. 

Tanti, tantissimi campioni tra le sua mani, nello spogliatoio della Fiorentina degli anni '90. Partiamo da chi, nel '99, andò al Carnevale: Edmundo. Come lo accolse?  "Gli ho fatto una sorpresa. Stavo curando, in quel periodo, un ragazzo che aveva una palestra per tirare di boxe e i colori di quella palestra erano, neanche a farlo apposta, il giallo e il verde, i colori della nazionale brasiliana. Ero nello spogliatoio, so che stava per arrivare Edmundo, mi nascosi, chiusi la porta e quando arrivò la aprii come uno sceriffo e, vestito da pugile, feci finta di tirargli un cazzotto. Sicché lui rimase di pietra, con tutta la squadra a ridere. Ed è stato accolto subito così, in maniera perfetta. E si è integrato subito. Un ragazzo d’oro, Edmundo. Quante voci false…"

Ce lo hanno raccontato sia Amoruso che Oliveira. In campo ogni tanto esplodeva, ma fuori esemplare. "Lui soffriva solo il freddo. E quando a Firenze faceva freddo e ci si allenava la mattina, ecco... lui ne avrebbe fatto a meno. A me chiedeva un massaggio ogni tanto, due fasciature alle caviglie, uno po' di stretching. Una persona esagerata. Già che ci siamo, ti racconto un altro episodio. Stavamo giocando contro la Roma, ci segnò due gol quell'attaccante argentino biondo che poi è sparito, Bartelt, e si perse 2-1. Ero al fianco di Trapattoni e c'erano Morfeo e Robbiati, in panchina, che rompevano i co...i che volevano entrare. Il Trap tolse Edmundo, perché iniziò a pensare alla Coppa Campioni, visto che tanto si era in vantaggio. Lui non la prese bene e lo mandò a quel paese. Nel frattempo, la Roma ribaltò il risultato. Si tornò negli spogliatoi a fine partite e il Trap, persona seria, gli chiese subito scusa. E non successe nulla di che. Edmundo rispose solo 'prima bisogna vincere la partita che si sta giocando, dopo si può pensare a mercoledì'. Ogni tanto sì, voleva la palla sui piedi, e si arrabbiava con quelli scarsi perché sbagliavano di un metro. E in Serie A c'erano centrocampisti scarsi... Antognoni diceva sempre: 'Edmundo è il giocatore più forte al mondo nel tenere la palla incollata al piede'. 

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Peccato per quel suo viaggio che di fatto tolse la squadra dalla corsa scudetto nel '99. Insieme all'infortunio di Batistuta... "Quella notte sono stato tutta la notte con Bati per vedere se l'infortunio era al crociato, invece era a quel piccolo pezzetto di tendine, tra la testa del perone e il ginocchio, che è quello che ti dà rapidità, e praticamente ci vollero 50 giorni. Addirittura lui giocò a Reggio Calabria con una gamba sola..."

In questi giorni, della sua Fiorentina, abbiamo parlato anche con Lorenzo Amoruso. Che ricordi vi legano? "Lui forse non si ricorda, ma io gli misi anche un soprannome: Enciclopedia Treccani. Perché nello spogliatoio, anche se lui era dall'altra parte, si intrometteva mentre due stavano parlando. Sempre così... Quando era ai Rangers venne anche a curarsi a Firenze, con quella massa di muscoli che aveva i tendini d'Achille gli hanno fatto passare i guai. Una volta giocavamo contro il Milan, io mi dipinsi tutta la faccia di nero e quando entrò nello spogliatoio gli feci un'entrata a gamba tesa e urlai: "Questo è rigore!". Che tempi..."

Anche Lulù Oliveira era un grande personaggio. "Era spettacolare. Non era già più a Firenze e gli feci recapitare una poesia che gli avevano dedicato. Entrai nello spogliatoio avversario e la scrissi tutta sulla lavagna. Quando era alla Fiorentina, invece, avevamo una macchina che faceva l'idromassaggio e ti massaggiava il corpo. Una giorno mi chiesero 'Luciano, è pronta la lavastoviglie? Perché Lulù Oliveira vuol diventare bianco...'. Sicché lo prendemmo e lo buttammo in acqua. Era un gruppo splendido, meraviglioso". 

Considerato tra i migliori commentatori tecnici italiani, Lele Adani prima è stato un difensore centrale. E anche lui è stato con lei, a Firenze.  "Lui era un allenatore in campo, che si interessava di tutta la squadra, e non aveva mai bisogno di nulla. Forse gli ho fatto una volta o due una fasciatura alla caviglia, poi stop. Professionista vero, sempre puntuale, allenamenti perfetti. Era sempre preciso in difesa, però non doveva superare la linea di centrocampo perché il pallone diventava una bomba. In difesa, però, era spettacolare. Lui è uno scienziato. E quando si andava in ritiro, senza dire niente a Mancini, allenatore all'epoca, che poi comunque lo veniva a sapere, chiedeva una stanza al team manager e poi chiamava tutti i giovani e lavorava mentalmente con loro, cercava di caricarli 'Siamo forti, vinceremo' e altre cose così. E i giovani che non ci andavano, li prendeva a calci nel culo. Come Moretti, Emiliano, non la birra, come scrivevano i tifosi allo stadio. Coi giovani era bravissimo. E infatti Mancini lo voleva al suo fianco all'Inter. Anche con Conte ha un ottimo rapporto. Una volta era venuto a Siena a vedere gli allenamenti con Baldini, e Conte fece entrare solo loro due. Adani è uno vero, per questi i rapporti che ha sono profondi"

E ovviamente non possiamo non parlare di Rui Costa e Batistuta. "Coppia perfetta. Non dormivano nella stessa camera: uno in una stanza e uno nell'altra, con il bagno in mezzo. Rui Costa fumava e quindi avrebbe dato noia a Batistuta, che invece non fumava. Quando è andato via Bati, Rui divenne capitano e voleva che gli facessi un massaggio al sabato per ultimo, come facevo con Batigol. Il Natale che Ranieri diede 10 giorni di riposo a dicembre, e infatti a gennaio si persero tutte, mi regalò un biglietto per Parigi. Quanta neve! Chiusa pure la Tour Eiffel. Anche in sartoria mi fece un regalo: un abito su misura. Che abito? Un frac! Non ce la facevo a mettermelo, mi faceva schifo. Andai a cambiarlo con dei jeans"

Rui Costa poi andò via, così come Bati. Ma la Viola l'ha sempre avuta nel cuore.  "Una grande festa allo stadio per il suo addio, con una grande cena. Bati ha il pelo sullo stomaco, è uno forte, Rui è diverso. Quando venne a giocare a Firenze col Milan esplose a piangere alla vista del suo vecchio spogliatoio. E i tifosi rossoneri lo criticarono, perché doveva sputare sangue per loro ora. Io lo dissi in diretta tv, delle lacrime, tanto che mi chiamò subito Altafini per dirmi 'ma cosa hai fatto?'. Grande rapporto con Rui"

E poi, ovviamente, Batistuta. Ma com'è quella storia che lei andò in Francia durante il Mondiale? "E' vero, andai in Francia, al Mondiale del '98, per Batigol. Mi chiamò lui. Di nascosto, ovviamente. Passerella, che era il commissario tecnico, sapeva che ero là, ma non voleva e non lo biasimo: metti che ero uno che chiacchierava? L'Argentina non aveva un granché, aveva solo delle bistecche buone: aveva un'ultrasuono di 100 anni fa, un massaggiatore di 80 anni e uno giovane che era amico di Passerella e pensava solo a giocare. Io andai là per Bati, ma curai anche Sensini, che andò ko contro la Giamaica, partita in cui Batistuta fece tre gol e l'ultimo me lo dedicò. Ed è in Francia che è nato il soprannome Lucianò Datì 007: per entrare nell'albergo dove lavoravo, dovevo presentarmi alla polizia, poi al direttore, che era un amico di Batistuta, e che mi accompagnava in stanza, dove mi chiudevano dentro. Quando aveva mangiato, o la sera dopo allenamento, senza fare la doccia, veniva e lo curavo. Una volta dovetti uscire dalle scale antincendio, entrare in un pulmino e mettermi sdraiato per non farmi vedere dai giornalisti".

Ha detto 007. Quella maglia è entrata nella storia della Serie A anni '90. "Io gliela feci vedere, la maglia, dopo il riscaldamento di una partita. Lo chiamai, dove si pulivano le scarpe, e gli dissi "Quando fai gol mi spari". Fece gol, mi sparò e io caddi per terra. Il giorno dopo tante critiche, perché c'era la guerra in Bosnia ed era visto come un gesto brutto. E da lì lui continuò solo a fare la mitraglia senza 'sparare' a nessuno. Un'esultanza che è diventata un'icona, spettacolare".

Prima della mitraglia, però, ci fu la bandierina. "Quella fu un'idea di Flachi, invece. Flachi era un genio strafottente, una persona eccezionale. Gli disse lui di andare a esultare alla bandierina. E gli portò bene, perché Bati fece il record di gol in partite consecutive. Un po' come feci io con Portanova, a Siena. Segnava spesso nonostante facesse il difensore. Gli dissi: 'Quando fai gol, vieni verso il centrocampo, ti fermi di colpo, fai finta di aprire una porta e urli porta-nova!'. Solo che gli saltavano sempre tutti addosso e non si riuscì mai a farla"

A Siena lei andrò per seguire Enrico Chiesa. "Dalla Fiorentina, dove mi fecero fuori, Cinquini mi volle al Parma, dove ritrovai Morfeo, che mi voleva lì, e feci amicizia con Gilardino, Cardone e altri. Poi Chiesa mi chiamava tre volte al giorno, c'era Perinetti a Siena, e li raggiunsi subito. Quando Chiesa si ruppe il tendine rotuleo, il sabato mi chiese un massaggio per un dolore dietro al ginocchio. Faccio il massaggio, fa il primo gol, poi al secondo fa lo stesso movimento e si rompe. A volte il destino è così. Siamo ancora tanto amici".

E il piccolo Federico, com'era? "Ce lo avevo sempre in braccio, sai quante volte a mangiare insieme a Forte dei Marmi! Anche di Chiesa davano del tirchio, come a Bati, ma non era affatto vero. E' nata una grande amicizia, tra di noi. Viene sempre a trovarmi in estate e ci sentiamo spesso durante l'anno". 

Un'ultima domanda: Stefano Pioli. Lei le salvò la vita. "Contro il Bari saltò per colpire di testa e cadde che era già svenuto. Io ho lavorato per anni negli ospedali: caposala, dirigevo due sezioni, poi infermiere insegnante...  insomma, capii subito la situazione. Io e il dottor Manzuoli, quando ci chiamò l'arbitro, avevamo già superato la metà campo. Io gli feci la respirazione bocca a bocca, aveva le labbra ghiacciate, mentre il dottore gli fece un massaggio cardiaco. E andò tutto bene. Sono andato a trovarlo a Firenze, quando allenava lì. Da giocatore ascoltava sempre gli 883. Cantava sempre quelle canzoni insieme a Carnasciali, erano seduti davanti a me. Io ero sempre in fondo"

Vicino a chi? "Naturalmente a Bati e Rui".  

@AngeTaglieri88

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