Diario di viaggio degli Europei: Spagna, palle lunghe e Jorginho

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Cos'è il diario di viaggio degli Europei? 90min è un portale che parla ai tifosi, da tifosi. E quale miglior modo di parlare da tifoso, se non raccontare ogni partita dal punto di vista di un tifoso e dei suoi compagni di viaggio? Questa serie racconterà la mia personalissima esperienza di Euro2020(1), partita per partita, segnalando in maniera quasi scientifica ogni stupidaggine, idea tattica, urlo che dovesse risuonare nelle quattro strette mura di una casa universitaria, o tra quelle più larghe di un bar in un vicoletto, e a quanto pare, anche in una piazza gremita di gente. Alla fine, questo diario è durato davvero il più possibile. Ora dobbiamo concluderlo con il sorriso sulle labbra.

Il prepartita

L'aria di Ferrara oggi è più fresca. La maglia ultra-sintetica rimane il mio fornetto personale, ma quel poco di vento aiuta a non spalmarsi per terra. Mentre cammino penso proprio a quella maglia che indosso, con quel nome stampato dietro: Jorginho. Un nome che fino a qualche anno fa avremmo trovato un po' strano sulla maglia azzurra, e che adesso è diventato un sogno avere sulle spalle. Quest'anno ha vinto la Champions da protagonista, si è affermato come uno dei migliori centrocampisti (e rigoristi) in Europa ed è capocannoniere del Chelsea in Premier League. Perché non viaggiare con la mente e vederlo lì, in quella fredda serata di dicembre, a sollevare il Pallone d'Oro? Impossibile, mi dico. Se Messi dovesse vincere la Copa America, non ci sarebbero possibilità per il nostro Professore. Mentre fantastico, salgo gli scalini. Sembrano infiniti. Un po' la tensione, un po' il mio fisico, arrivo stremato in cima e chiedo da bere senza neanche salutare. Questa è brutta, forse più brutta di quella contro il Belgio. La formazione è la solita: io, Giorgio, Andrea, maglia di Jorginho, maglia di Baggio del '94 e maglia anonima. In panchina, a una distanza di circa 809 km, anche mia madre inizia a tifare, avendo trovato una maglia sempre del mondiale del '94, probabilmente comprata quell'anno stesso. Per un attimo mi viene in mente che se in semifinale o in un eventuale finale dovessimo andare ai rigori, forse quella maglia non è proprio l'idea. Ma che rigori e rigori, qui ci schiantano e buonanotte. Lo si percepisce. Poi vediamo la formazione della Spagna e non troviamo la punta. La cerchiamo ovunque, anche sotto il divano, niente. Luis Enrique colpisce ancora.

Abbracci spaventati a Londra | HGL/Getty Images
Abbracci spaventati a Londra | HGL/Getty Images

Il primo tempo

L'atmosfera è più pesante di ogni altra partita dell'Europeo. Il Belgio faceva paura, è vero, ma il nostro gioco poteva mostrare i muscoli. Ma contro questa Spagna? Che è praticamente l'esasperazione massima del nostro gioco? Contro Luis Enrique, l'unico allenatore del torneo ad aver vinto una Champions e uno dei tre ad aver vinto almeno uno dei top-5 campionati europei (insieme a Deschamps e proprio Mancini). Contro Ferrán Torres, Dani Olmo, Pedri, giovani diavoli pronti a imbrigliarci nel miele dei loro passaggi. Contro Busquets, che Giorgio ancora odia da quel Barcellona-Inter del 2010. E infatti il primo tempo è sofferenza, continua sofferenza. La Spagna ci sta zittendo talmente tanto che sembra quasi maleducata. Potrebbe anche lasciarci giocare ogni tanto, o quantomeno lasciarci toccare la palla e invece niente. Abbiamo qualche occasione in contropiede ma sembra che non riusciamo a tirare, che tocchiamo la palla sempre una volta in più, che lanciamo sempre troppo tardi o troppo lungo. Gli spagnoli, invece, vogliono umiliarci e ci graziano con qualche conclusione che non regge il confronto con tutto quello costruito prima. Tranne una volta, in cui Donnarumma riesce a cadere così velocemente a terra che sembra attirato da un magnete nascosto sotto il manto erboso. In casa, il silenzio è interrotto da espressioni non riportabili di Giorgio e frasi che fanno trasparire ben poca rilassatezza. Nemmeno l'arrivo dell'ormai leggendaria pizza Nazionale (o Tricolore) riesce a smuovere questo clima. Il palo a fine primo tempo preso da Emerson invece ci fa respirare. Forse abbiamo delle speranze. Andrea ci dice che Dani Olmo è uguale a Spud di Trainspotting. Dai, siamo tornati, ce la possiamo fare.

Facce perplesse a Roma | Antonio Masiello/Getty Images
Facce perplesse a Roma | Antonio Masiello/Getty Images

Il quiz

Cosa c'è di meglio per rilassarsi se non un bel quiz (questa volta non truccato)? Spoiler: non ha funzionato.

Di cosa ha paura Phil Jones?
A. Delle televisioni (ma solo a tubo catodico)
B. Dei balconi (ma solo quelli di pietra)
C. Degli ascensori (ma solo quelli non inglesi)

Di cosa ha paura David Beckham?
A. Dei cani e dei luoghi chiusi
B. Delle rane e del disordine
C. Delle lucertole e degli odori forti

Di cosa ha paura Cristiano Ronaldo?
A. Di non parlare con sua madre almeno una volta al giorno
B. Di guidare le sue macchine
C. Di non vivere fino ad almeno 80 anni

Di cosa ha paura Olivier Giroud?
A. Di E.T. l'extraterrestre
B. Di Yoda, il Gran Maestro Jedi
C. Di, Alf l'alieno

Di cosa ha paura Paul Pogba?
A. Dell'acqua
B. Dei ragni
C. Del traffico

Di cosa ha paura Wayne Rooney?
A. Degli asciugacapelli
B. Del silenzio notturno
C. Delle statue

Di cosa ha paura Mario Gómez?
A. Di cantare l'inno nazionale
B. Di essere sparato
C. Di indossare la fascia da capitano

Di cosa ha paura Peter Crouch?
A. Di essere alto e dei criceti
B. Di correre e dei pompieri
C. Di saltare e dei gatti

Le risposte giuste, nell'ordine, sono queste C-B-C-C-A-B-A-A. Complimenti ad Andrea che supera Giorgio e Ludovica fermi a una vittoria e li stacca di una lunghezza. E con una sola partita rimasta, la finale peraltro, dubito che ci saranno altri quiz...

Tutti a festeggiare Andrea. La partita, invece, non è ancora finita... | Marco Cantile/Getty Images
Tutti a festeggiare Andrea. La partita, invece, non è ancora finita... | Marco Cantile/Getty Images

Il secondo tempo

Ma niente. Forse anche peggio del primo tempo. Almeno riusciamo ogni tanto ad alzarci dal divano per qualche contropiede, ma niente di più. Rischiamo ancora tantissimo e ci salvano i piedi montati temporaneamente al contrario di qualche giocatore spagnolo e un Donnarumma superlativo, che commette però due grossi errori su un uscita e un rilancio che ci fanno urlare nella maniera meno virile possibile. Al 60' ennesimo contropiede, palla perfetta di Insigne per Immobile che però, chiuso dai centrali spagnoli, non riesce ad agganciarla, niente, neanche questa volta. Aspetta un secondo. Chiesa ha recuperato la palla. Si sta avvicinando. È al vertice dell'area, se ci fosse Insigne al suo posto tenterebbe il suo tir... GOL! URLA, LACRIME, BIRRA HA SEGNATO CHIESA! SIAMO IN VANTAGGIO! Anche Rimedio perde il suo aplomb e esplode in un TIRAGGIR un po' imbarazzante. Ma va bene così, stiamo vincendo, STIAMO ANDANDO IN FINALE.
Per la Spagna entra Morata, che doveva essere una buona notizia per varie ragioni: non è in formissima, Bonucci e Chiellini lo conoscono bene, la Spagna avrebbe iniziato a giocare con un punto di riferimento, che era come ci aspettavamo iniziasse la partita. 20 minuti di dominio spagnolo. Che poi in realtà sono ormai 80, ma vabbè. Dal divano arrivano solo insulti vari e dubbi sulle scelte e i cambi di Mancini. Fuori Immobile, Insigne falso nueve, poi fuori Insigne e si ritorna alla punta con Belotti, dentro Tolói al posto di Emerson, con Di Lorenzo che va sull'altra fascia, entra Pessina per Verratti e Barella, stanchissimo, si sposta sul centrosinistra, per poi essere sostituito da Locatelli, nel mentre Pessina si carica sulle spalle tutti i compiti difensivi di Barella. Un po' di confusione, ma molto probabilmente è solo nella mia testa, di certo Mancini ne capirà più di tutti noi messi insieme. Tra tutti questi cambi e questa confusione, l'occhio del ciclone è stato il prevedibile pareggio di Morata. Silenzio tombale sul gol subito. Al massimo cerchiamo tristemente di spiegarci come Morata sia riuscito a trovarsi da solo davanti al portiere, o come fosse possibile che ogni palla verso Dani Olmo sembri impossibile da intercettare. Altri 10 minuti vissuti così: la Spagna ha il possesso e sbaglia alla fine, noi partiamo con un contropiede che non riusciamo a concludere in porta. I supplementari stanno arrivando, e la sensazione che questo diario si fermerà qui inizia a ticchettarmi sulla spalla.

Il tiro a giro sta diventando meme, o è il meme a diventare tiro a giro? | Kaz Photography/Getty Images
Il tiro a giro sta diventando meme, o è il meme a diventare tiro a giro? | Kaz Photography/Getty Images
Morata sta per distruggere tutti i nostri sogni | Laurence Griffiths/Getty Images
Morata sta per distruggere tutti i nostri sogni | Laurence Griffiths/Getty Images

I tempi supplementari (e i rigori)

Io non ricordo nulla di questa mezz'ora. Niente. Eliminato tutto. Solo un gol in fuorigioco di Berardi è riuscito a valicare il confine. Forse dopo 90 minuti asfissianti, arrivare a 120 era troppo e la mia mente ha deciso di attuare un'amnesia selettiva, per salvaguardarmi. Però al 120esimo ci arriviamo. Guardo il punteggio: è ancora 1-1. Stento a crederci. Abbiamo dei meriti per aver retto per così tanto il gioco spagnolo? Forse, ma pochi. Possiamo dire tranquillamente di essere stati graziati. Questa è stata la prima partita dell'era Mancini in cui non siamo riusciti mai a giocare come volevamo, e neanche a trovare un'alternativa. Potrebbe essere anche la nostra ultima partita all'Europeo.
Per i rigori Andrea prepara un cocktail, la birra non poteva più bastare. Niente porta a pensare che vinceremo questi calci di rigore tranne due cose: Donnarumma e Chiellini che bullizza Jordi Alba.
Locatelli primo battitore. Mai entrato in partita. E il rigore non lo riscatta, parato. Tutte le speranze vanno in fumo tra le mani di Unai Simón, poi ora a calciare è Dani Olmo, non ha sbagliat...oh. Un urlo liberatorio si è levato da ogni casa, ogni condominio d'Italia. Alto, e siamo di nuovo in parità. Belotti, Moreno, Bonucci, Thiago e Bernardeschi segnano (gli ultimi due sono dei rigori perfetti). Un alternanza di silenzi e grida degno di una comunicazione in linguaggio morse. Morata sul dischetto. Colui che ci ha punito. La palla corre verso la porta, è quasi arrivata alla linea, sa che la passerà, eccola, è lì...Una mano gigantesca le blocca il cammino. Donnarumma l'ha parata. Esultiamo, ma non esageriamo. L'ultimo è di Jorginho, che di rigori se ne intende. Silenzio.

Potete immaginare il seguito. Adesso c'è il bisogno di andare in strada, il bisogno di incontrarsi, di urlare, di gioire tutti insieme per questo calcio che fa parte di noi. E partono i clacson, i popopopopopopoooo, Raffaella Carrà, gli abbracci, i salti, le macchine che passano e si lasciano sballottolare dalla folla, ragazzi che fanno flessioni sulle auto in corsa (suppongo un eccesso di adrenalina), altri che salgono sui semafori sventolando la bandiera. Siamo tutti uniti, e fa un po' strano. La festa è continuata per chissà quanto. Stanco, torno a casa. Dopo un po' vedo sulla mia home YouTube questo video. Lo guardo a ripetizione, fino ad addormentarmi. Siamo in finale. Questo diario avrà la sua ultima pagina.

Le parrucche

Le parrucche che ho contato sono 1 e mezza. Ammetto che ad un certo punto ero così spaventato da prestare poca attenzione ai nostri capelluti tifosi, ma sono abbastanza certo del punteggio. Da segnalare 4 ragazzi vestiti da cuochi, in onore della nostra tradizione culinaria a Londra.

Le statistiche

Chiellini è il primo calciatore a giocare cinque match contro una singola avversaria, la Spagna nella storia degli Europei.

Siamo i primi a superare una squadra in maglia bianca durante la fase ad eliminazione diretta di questo torneo.

La frase

Quando vince l'Italia sembriamo cani, che andiamo ad abbaiare alle macchine

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