Dieci anni grigi dopo una storia gloriosa: Milan-United, che voglia di tornare in cima

Matteo Baldini
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Nella stagione 2006/07 Milan e Manchester United si giocavano l'accesso alla finale di Champions League: per i rossoneri sono ricordi gloriosi, fu l'anticamera della finale di Atene poi vinta contro il Liverpool, ma come ogni memoria piacevole non manca di presentare un conto agrodolce sul finale. E quel che incuriosisce adesso, quando Milan e United stanno per affrontarsi in Europa League, è la dinamica per certi versi speculare di un declino: Rossoneri e Red Devils come due sosia che per caso s'incontrano e scoprono di avere innumerevoli cose in comune.

Kakà esulta contro lo United | ANDREW YATES/Getty Images
Kakà esulta contro lo United | ANDREW YATES/Getty Images

Niente che i numeri non abbiano modo di spiegare e di esplicitare al meglio, anche senza scomodare il passato remoto: basta un banale raffronto tra il decennio 2000-2010 e quello 2010-2020. In casa Milan il confronto è a dir poco ingeneroso, persino drammatico: due Champions League, due Supercoppe Europee, una Coppa del Mondo per club, uno Scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Questo il bilancio del primo periodo preso in considerazione, con dall'altra parte uno Scudetto vinto nel 2010/11, quindi ormai dieci anni fa, e due Supercoppe italiane (l'ultima delle quali nel 2016/17). Se Atene piange, però, è sicuro che Sparta non rida: tra il 2000 e i 2010 lo United ha vinto ben cinque Premier League, tre Community Shield, tre League Cup e una FA Cup, senza dimenticare la Champions League 2007/08 e la Coppa del Mondo per club della stagione successiva. Passando invece al decennio successivo la lista dei trofei cala, anche se meno vertiginosamente rispetto al Milan: due Premier League (l'ultima nel 2012/13) e un'Europa League, oltre alle abituali Community Shield, non riescono certo a tenere il passo coi fasti di un tempo neanche troppo lontano.

Ferguson e la Champions League | Ben Radford/Getty Images
Ferguson e la Champions League | Ben Radford/Getty Images

Un declino che non tocca soltanto i numeri e i risultati portati a casa, per certi versi si è trattato e si tratta di simboli e marchi che escono sbiaditi dall'ultimo decennio, privi di quei riferimenti saldi che di certo hanno sancito la forza dei due club in precedenza. Non manca solo il gesto di una coppa alzata al cielo, per quanto prioritario, ma sia a Milano che a Manchester si è persa la piacevole abitudine di avere uno zoccolo duro in campo, di avere una continuità tecnica e di progetto, di sapere in fondo di poter sempre contare sull'identità.

Nesta, Pirlo e Kakà | CARLO BARONCINI/Getty Images
Nesta, Pirlo e Kakà | CARLO BARONCINI/Getty Images

Quando alla crisi di risultati si unisce anche lo smarrimento la risalita si fa più dura, senza sottovalutare altri eventi avversi del tutto peculiari: una perpetua situazione in divenire a livello societario, in casa Milan, e un insieme di investimenti disastrosi quanto dispendiosi in casa United. Da una parte il caos e dall'altra lo sperpero, unito alla perdita di un caposaldo del calibro di Sir Alex Ferguson dopo ben 27 anni.

A San Siro stasera, in assenza dei tifosi, prenderanno posto dunque tanti ricordi, trofei lontani e rimpianti a non finire, con la speranza che le porte non siano chiuse a un'idea di futuro finalmente slegata dal "ti ricordi quando...". Confidando, insomma, che l'Europa League di oggi sia un trampolino verso il ritorno e non un ulteriore, l'ennesimo, segno di discesa.

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