Dimarco, magia alla Recoba: il Verona lo ha perso per 3 mln, adesso se lo godono l'Inter e Inzaghi

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Un gol così lo sognava da bambino, quando vestiva la maglia dei pulcini. È per questo che assume un valore inestimabile, perché Dimarco non è solo un calciatore dell’Inter, Federico è dell’Inter. In tutti i sensi. Ne è un tifoso, ma ironia della sorte, finora le aveva segnato solo contro. I nerazzurri lo hanno spesso mandato in prestito a farsi le ossa e dopo l’ultimo anno trascorso con Juric, in viale della Liberazione hanno deciso di concedergli la chance che questo ragazzo attendeva da tempo e che anche quest’anno ha rischiato di non avere.

IDEE DI MERCATO - Perché le prime idee erano quelle di una cessione. Il Verona aveva un diritto di riscatto fissato a sette milioni di euro, un diritto che gli scaligeri hanno deciso di non esercitare (chiedevano uno sconto a 4 milioni di euro), anche perché nel frattempo Juric ha scelto di trasferirsi a Torino. Così Dimarco è rientrato alla base, il suo sembrava un “parcheggio” temporaneo perché l’Inter non l’ha mai ritenuto incedibile e l’avrebbe lasciato partire a fronte di un’offerta da dieci milioni di euro. Qualche sondaggio era arrivato proprio da Torino, ma non si è andati mai oltre.

LA STIMA DI INZAGHI - Così Dimarco ha avuto tempo di farsi apprezzare da Inzaghi, fin dalla prima amichevole in Svizzera. Il tecnico nerazzurro ne apprezza le qualità del mancino e la duttilità tattica: sotto la guida Juric, infatti, Dimarco è cresciuto anche sotto quest’ultimo aspetto. Il classe ’97 può giocare da terzo di difesa e da esterno sinistro, una manna dal cielo quando il calendario è fitto di impegni ed è necessario dosare le energie. E poi c’è quel mancino…

MAGIA ALLA RECOBA - Quel mancino con cui adesso avrà un rapporto speciale per sempre, visto che ha liberato quell’urlo che Dimarco aveva in gol da 17 anni, quando già sognava di esultare davanti ai propri tifosi. La gioia non gliel’ha regalata San Siro ma il Ferraris, poco cambia. Ciò che conta è la personalità con la quale si è presentato sul pallone e ha chiesto a uno specialista come Calhanoglu di spostarsi. E anche il fatto che ai primi mesi da nerazzurro, i suoi compagni non abbiano avuto dubbi. Segno evidente della fiducia che il gruppo ripone nelle sue doti balistiche. Così Dimarco ha sistemato il pallone, tirato il fiato e sfondato la porta con una punizione che viaggiava a oltre 100 km all’ora e che si è insaccata all’incrocio. Una magia alla Recoba, che nell’agosto del 1997 esordì contro il Brescia con una grande doppietta. Tre mesi dopo sarebbe nato Federico, interista e con un mancino che tornerà molto utile a Inzaghi.

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