Dimarco: 'Non è solo e sempre l'Inter in crisi, credo nella rimonta scudetto e sogno una finale di Champions'

Federico Dimarco si è regalato la prima doppietta in carriera per il suo 25° compleanno (ieri). Il terzino sinistro dell'Inter ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Sì, è stata un'emozione. Ma il regalo è di tutta la squadra perché abbiamo vinto insieme. È giusto che la gente critichi per le 5 sconfitte in Serie A, che sono troppe, ma mancano tante partite. E, tralasciando il Napoli che ora sta benissimo, le altalene le hanno anche le altre: siamo tutte lì, non è solo e sempre l'Inter in crisi... La Juve una volta ha già rimontato 11 punti... E poi pensiamo all'anno scorso: eravamo a +8 e poi abbiamo visto come è finita. Può succedere di tutto, nel calcio non si sa mai. Non sarà facile, ma posso dire che daremo il 100% per arrivare più in alto possibile. La sconfitta col Milan, e mi è davvero difficile dirlo..., è stata meritata. Con la Juve no: l'avevamo in mano, non ci hanno certo dominato. Ma ci prendiamo le nostre responsabilità perché abbiamo perso per colpa nostra".

"Roberto Carlos ha detto che sono un vero talento? Che bello sentirlo dire da un giocatore che ha fatto la storia del calcio, nel mio stesso ruolo poi. Quando esci dal settore giovanile, devi fare i tuoi i step di crescita. Io penso di averli fatti e di essere arrivato all’Inter, per restare, al momento giusto. Se sono diventato il giocatore che sono, devo ringraziare tutti i tecnici che ho avuto. Ma uno su tutti, Juric".

"Perisic l'anno scorso ha fatto una stagione straordinaria: era 'ingiocabile'. L'avevo conosciuto quando era appena arrivato poi, quando l'ho rivisto dopo anni, era un altro, a un livello unico". "A gennaio rivedremo finalmente il vero Lukaku? Spero e penso di sì. Chi ha avuto così tanta voglia di tornare, ha molto da dimostrare ai compagni e alla gente". "Skriniar firma il rinnovo del contratto? Parlo di tutto con lui, tranne che di questo. Sono scelte sue. Deve stare tranquillo perché è fortissimo. Ha dimostrato sul campo quanto sia decisivo per noi".

"Scendere in campo con lo stemma dell'Inter sul cuore è semplicemente la cosa più bella del mondo. Il mio tifo nasce in famiglia: neanche ricordo la prima a San Siro, avrò avuto tre anni. Da lì ho iniziato a seguire l'Inter ed è diventata, in senso buono, una droga. La mia passione. Giocavo il sabato o la domenica mattina, poi dritto allo stadio. L'ultimo anno in cui ho frequentato tanto era il 2010: col Barça in semifinale ero al primo verde, mai visto il Meazza vibrare così. Poi avevo un torneo e non sono potuto andare a Madrid, un giorno vorrei giocare una finale di Champions con questa maglia".