Domenico Berardi, la nuova vita del predestinato tra Sassuolo e Nazionale

Davide Martini
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In Serie A è stato il sabato degli allenatori e delle loro scelte. Discutibili nei primi tempi, salvifiche nella ripresa. Così Sampdoria e Sassuolo hanno ribaltato le partite contro Verona e Fiorentina dando sostanza al proprio finale di stagione privo di obiettivi concreti, a meno che i neroverdi non riescano a rendere possibile la rincorsa alla Roma per il settimo posto. Da una parte Keita, Candreva e Gabbiadini, dall’altra Kyriakopoulos, Defrel e il probabile prossimo ingresso nel gruppo dei Centenari della Serie A.

Il devastante approccio avuto da Domenico Berardi nel match contro i viola legittima i rimpianti di De Zerbi per aver scelto di non farlo giocare contro Roma e Inter nelle prime partite post-focolaio scoppiato nella Nazionale italiana, perché è chiaro come ci sia un Sassuolo con e uno senza il proprio leader non solo offensivo.

Il talento imbizzarrito che aveva troppa confidenza con i cartellini gialli e anche rossi ha lasciato spazio a un giocatore maturo, perfettamente a proprio agio nei panni di guida dei propri compagni e anche in quelli di asso nella manica di Roberto Mancini in chiave Europeo. Il ct dell’Italia è un estimatore della prima ora del ragazzo di Cariati, se è vero che lo aveva fatto seguire dal proprio staff ai tempi del Manchester City quando Mimmo era ancora lontano dallo sbocciare con il Sassuolo in Serie B.

Claudio Villa/Getty Images
Claudio Villa/Getty Images

Di acqua sotto i ponti da quei tempi ne è passata tanta, probabilmente la maturazione del numero 25 neroverde è arrivata con troppo ritardo rispetto a quando tutti si sono accorti del suo talento, ma a tre mesi dal compimento dei 27 anni c’è davvero tantissimo tempo per continuare a crescere a livello nazionale e non solo. Molto dipenderà dalla scelta di restare o meno nel proprio regno per tutta la carriera. Il muro delle 300 presenze con il Sassuolo non è lontano dall’essere abbattuto, ma a fine stagione, anzi a fine Europeo, sarà inevitabile sedersi al tavolo per capire cosa bisognerà fare da grandi.

Da una parte e dall’altra, sebbene il contratto in scadenza nel 2024 faccia pensare, magari sorretto da una squadra più forte e continua, ad almeno un’altra stagione “a casa”, in quella casa dove è sempre voluto restare un po’ per gratitudine, un po’ per mancanza di volontà di misurarsi altrove. Perché quest’anno Berardi è stato davvero il Capitano-guida, forte di un rapporto consolidato con l’allenatore e di una conoscenza profonda dei propri limiti, che sembrano spostarsi sempre più in avanti. Tornare in campo in campionato dopo un mese esatto con la squadra sotto di un gol e dominata nel primo tempo non era facile, ma contro la Fiorentina Domenico ha letteralmente preso per mano i compagni siglando i gol numero 100 e 101 della propria carriera con il Sassuolo e salendo a quota 93 in Serie A e a 13 stagionali, in sole 23 presenze, a - 3 dal proprio record in A fissato nell'ormai lontano 2014.

Alessandro Sabattini/Getty Images
Alessandro Sabattini/Getty Images

Ok, le reti sono arrivate solo su rigore, un suo marchio di fabbrica storico fin dall’inizio della carriera, ma trasformarne due (il primo, tra l’altro, dopo esserselo procurato) nello spazio di tre minuti non è da tutti ed è un bel segnale di freddezza. A tutto questo si unisce un approccio alla partita di carattere per scuotere la squadra e con un impatto tecnico devastante per compagni e avversari, con quell’apertura d’esterno strappa applausi (se ci fosse stato il pubblico...) dopo pochi secondi che fa capire agli avversari come la musica stesse per cambiare. Ha saputo riannodare con irrisoria facilità il filo azzurro che lo aveva visto in gol nelle ultime tre uscite con la Nazionale, una delle quali da subentrante. Iachini che lo ha allenato conosce bene le sue qualità, ma arginarlo è stato impossibile. Mancini sa di avere al proprio arco qualcosa di più di una semplice alternativa di lusso. Il mercato potrebbe accogliere, seppur in ritardo, un atteso protagonista.