Doping, Filippo Magnini a Verissimo: “Finalmente sono libero”

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Doping, finito l'incubo di Filippo Magnini
Doping, finito l'incubo di Filippo Magnini

L’ex nuotatore Filippo Magnini, a Verissimo, ha raccontato il suo incubo, iniziato con le accuse di doping risalenti a tre anni fa, e adesso finalmente finito. “Sono libero, è come se fossi stato tre anni in galera“, racconta l’ex campione, ospite di Verissimo. Il suo umore, adesso che è stato assolto da ogni accusa, è raggiante. Sabato pomeriggio nel salotto di Silvia Toffanin, Filippo Magnini, ha raccontato ogni vicissitudine che ha dovuto affrontare.

Doping, parla Filippo Magnini

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“Ho vinto finalmente una delle gare più importanti”, ha iniziato Filippo Magnini, ospite sabato 7 marzo a Verissimo. Qui ha espresso tutta la sua felicità per la decisione del TAS (Corte di Arbitrato di Losanna) che l’ha assolto dalle accuse di doping. “Ci sono voluti tre anni – continua -, ma la mia fiducia nella giustizia, ordinaria e sportiva, c’è sempre stata. Fino all’ultimo credevo e speravo di vincere: la verità è venuta fuori e ora finalmente sono libero“.

Il tutto è iniziato nel lontano 2017. “Quella mattina è stato un brutto risveglio, non avrei mai pensato di vedere il mio nome associato al doping. Alcuni giornalisti mi hanno avvertito che sui giornali era uscita questa notizia: l’ho scoperto così e lì è iniziato il mio incubo“. E ancora: “Ognuno di noi deve combattere delle battaglie, ma quando combatti contro quella che tu vedi come un’ingiustizia è un dolore pazzesco. Vorresti urlare la verità mentre tutte le persone leggono sui giornali il contrario”. “La storia” – prosegue Filippo – “è finita bene, ma è stato un percorso delicato e doloroso per me e per le persone che mi sono state vicino. Questa vittoria mi ha liberato, è come se fossi stato tre anni in galera. La ferita rimane comunque, ci vorrà ancora un bel po’ di tempo per ricucirla”.

“Un’indagine pazzesca”

Il campione olimpico ha raccontato anche come ha visto e affrontato il proseguimento delle indagini. “Ho realizzato di essere dentro a un’indagine pazzesca, che forse riservano solo ai terroristi. Ma io, nella mia innocenza, ero contento di questa cosa, perché quando non hai fatto niente e vieni intercettato, pedinato e ti mettono le cimici in macchina, a quel punto la verità deve venir fuori. Più informazioni c’erano su di me, più ero contento. E alla fine ho avuto ragione. Sono convinto che il 99% degli atleti non ce l’avrebbe fatta a difendersi”.

Infine una rivelazione sul suo futuro: “Allenatore ancora non mi vedo, però penso di essere ancora un atleta. Vedremo se tornerò a nuotare, chissà…”

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