Dybala, Arthur e McKennie, dov'è finito il senso di responsabilità?

Francesca D'Amato
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È vero, l'Italia è un paese che non smette mai di sorprendere...soprattutto dall'inizio di questo inferno chiamato Coronavirus. Ma quello che è successo nelle ultime ore ha dell'incredibile che fa arrabbiare chi non è privilegiato come certe persone. Ma facciamo un breve recap: Dybala, Arthur e McKennie, nella serata di mercoledì verso le ore 23:30, sono stati sorpresi dai Carabinieri, nella villa del centrocampista statunitense, a partecipare ad una festa con circa una ventina di invitati tra giocatori, mogli, fidanzate ed amici. Come si direbbe oggi, un bell'assembramento di persone, nonostante la zona rossa e le norme anti-Covid19...per non parlare del coprifuoco delle 22. Di certo nessuno si può permettere di fare la morale a qualcun altro, ma in questo caso la stupidità e l'irresponsabilità hanno sconfinato.

Arthur festeggia con McKennie | Jonathan Moscrop/Getty Images
Arthur festeggia con McKennie | Jonathan Moscrop/Getty Images

Il compito di uno sportivo, che sia un calciatore, un nuotatore o un tennista, oltre ad essere quello di dover far gioire i propri fan per una vittoria, è anche essere un punto di riferimento e un modello da seguire per molte persone...e con persone mi riferisco ai bambini, adolescenti e giovani adulti che stanno trascorrendo, da più di un anno, una vita sedentaria fatta di mascherine, dad e zero socialità. E come la potrebbero prendere queste stesse persone costrette a sottostare a regole imposte dal governo, mentre i privilegiati fanno tutto ciò che gli pare? Tanto al massimo se la cavano con una denuncia e una giornata di riposo a casa. Sì, perché è stata questa la pena, per ora, per i tre juventini: nessuna convocazione per il derby di Torino.

Paulo Dybala | Quality Sport Images/Getty Images
Paulo Dybala | Quality Sport Images/Getty Images

Ora, pensiamoci un attimo...le bravate le commettono tutti, in ogni squadra e in ogni società. Alcune vengono allo scoperto, altre restano all'oscuro. Ma non è questo il punto: un'azione simile, che fosse una cena o una festa, in un momento storico come questo non è ammissibile. C'è gente che non vede i propri genitori a causa della pandemia da mesi, o addirittura da un anno. È una cosa molto seria in questo contesto. Se non ci fosse stato il Covid-19, McKennie & company potevano anche fare un festone con 50 invitati e nessuno li avrebbe giudicati. Tutto ciò lascia basiti e senza parole molte persone, ma fino a un certo punto. Perché parliamoci chiaramente, ormai di valori ce ne sono pochi. Senso di responsabilità e professionalità, così come nel calcio e in molti altri settori, stanno scomparendo. Ma ormai il gesto è stato fatto e i tre della Juventus, o forse bisognerebbe chiamarli "i tre sconsiderati" hanno chiesto scusa...ci mancherebbe. Ma non si tratta di ricevere perdono o chissà cosa. Si tratta di cultura del rispetto e di umiltà. Tra qualche mese questa storia verrà dimenticata e ne resterà solo tanta amarezza e delusione verso un paese che non fronteggia un'emergenza in modo unitario, e verso personaggi che si sentono immortali ed intoccabili.

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