Dzeko non sta facendo rimpiangere Lukaku, ma l'Inter deve gestirlo. Il paradosso e l'errore che si ripete da 3 anni!

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Sette presenze, sei gol: non serve altro per descrivere lo straordinario avvio di Edin Dzeko in nerazzurro. Simone Inzaghi non ha trovato ancora la quadra, l’Inter procede con precario equilibrio ma lì davanti può contare su un centravanti in gran fiducia e questo è un fattore che da solo può già garantire la metà del lavoro. Il paradosso è che questa può essere sia una buona che una brutta notizia, perché il bosniaco non è più giovanissimo e l’Inter l’ha portato a Milano con l’idea di poterlo gestire meglio, salvo accorgersi che togliendolo dal campo, la squadra, non gira allo stesso modo. Anzi, a volte proprio non gira. Ed è questo il motivo che spinge Inzaghi ad insistere nel tenere in campo l’ex Roma anche quando appare al limite dello sfinimento.

I MESSAGGI ALLA SQUADRA - Troppo importante Edin, per quello che riesce a dare alla squadra in termini tecnici e di mentalità. Basterebbe osservarlo con attenzione al momento dell’ingresso in campo e subito dopo il gol dell’1-1, per capire quanto il bosniaco sia già leader di questo gruppo. Prima il messaggio a Vidal, alzatosi dalla panchina insieme a lui e pronto ad entrare in campo: “Oh, dobbiamo spaccare tutto”; poi la carica all’intera squadra accorsa ad abbracciarlo dopo il gol del momentaneo pareggio: “Ragazzi, siamo più forti noi, capito? Siamo più forti”. Uno sprone per chi fino a quel momento sembrava in balìa delle avanzate del Sassuolo.

IL SOLITO ERRORE - Quella di Dzeko è una presenza che determina, perché dà sicurezza ai suoi e ne toglie agli altri. È vero, non ha più le energie di un ragazzino, ma questo è un aspetto che l’Inter non avrebbe dovuto tralasciare. Perché le sue caratteristiche sono così specifiche da renderlo totalizzante e per questo è difficile immaginare un’Inter che riesca ad esprimersi allo stesso modo con o senza Dzeko in campo. Perché manca un suo vice, anche solo una brutta copia. Un errore che l’Inter ripete per la terza volta in tre anni, visto che nel biennio Conte non era mai arrivato neanche il vice Lukaku. Ma Romelu, per età ed energie, ha potuto tenere botta. L’Inter deve augurarsi che Dzeko riesca a fare altrettanto, almeno fino a gennaio. Una cosa certa, il titolare insieme a Lautaro è lui, con buona pace per i 30 milioni spesi per Correa.

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