Essere "milanista da sempre": perché Donnarumma non rinnova con il Milan?

Marco Deiana
·3 minuto per la lettura

"Sono da sempre milanista". Gianluigi Donnarumma parla poco e spesso lo fa per sottolineare la sua fede rossonera. Lo ha dimostrato nell'estate 2017 quando il suo procuratore, Mino Raiola, spingeva per andare in scadenza di contratto e lui - nonostante i consigli del suo agente - firmava quasi di nascosto il prolungamento fino al 30 giugno 2021. Sia chiaro, nessuno gli ha puntato la pistola e soprattutto ha messo in saccoccia poco più che maggiorenne un contratto da 6 milioni di euro a stagione.

Insomma, alla fine possiamo dirlo senza peli sulla lingua: non è stato un grosso sacrificio.

A distanza di quattro anni però siamo punto e a capo. Gigio, così come viene chiamato dai tifosi rossoneri, si dichiara tifoso milanista ma la firma sul secondo rinnovo contrattuale tarda ad arrivare. C'è sempre lo zampino di Mino Raiola che vorrebbe un accordo da 10 milioni di euro per il proprio assistito, con prolungamento di massimo due stagioni. La società si spinge fino ad un massimo di 8 milioni (sforando totalmente il limite imposto dalla proprietà, con il rischio di avere grosse difficoltà in futuro con i rinnovi degli altri pezzi da novanta della squadra).

Il tira e molla ormai prosegue da diversi mesi. Ad oggi Donnarumma è libero di firmare un precontratto con qualsiasi altra società per poi trasferirsi a parametro zero in estate. Per ora non si è ancora arrivati a questo epilogo.

Donnarumma e Pogba (entrambi assistiti da Mino Raiola) | Jonathan Moscrop/Getty Images
Donnarumma e Pogba (entrambi assistiti da Mino Raiola) | Jonathan Moscrop/Getty Images

Questo vuole essere un pezzo un po' polemico, lo ammetto. Non sono neanche milanista, quindi scrivo senza sentimentalismi vari legati a questo argomento. Ma cosa spinge un tifoso del Milan, che difende la porta della sua squadra del cuore e che ricopre l'incarico di vicecapitano oltre che di leader dello spogliatoio, a non firmare un rinnovo contrattuale a cifre record - o quasi - per la Serie A (se si esclude l'irraggiungibile Cristiano Ronaldo)?

Probabilmente l'ambizione? Ci sta. Pur essendo uno dei portieri più importanti del panorama europeo, Gianluigi Donnarumma non ha ancora esordito in Champions League. Ma perché non ammetterlo a chiare lettere? Perché non evitare le probabili - prima o poi questi tira e molla stancano anche il fan più sfegatato del calciatore - polemiche sul mancato rinnovo e le continue voci sul suo futuro?

Il suo obiettivo è giocare in Champions League? Ok! Legittimo, ma per quale motivo tenerlo (eventualmente) segreto? Non sarebbe più facile ammettere che nonostante la fede rossonera, per la sua carriera sarebbe un passo in avanti giocare la competizione europea e, di conseguenza, il suo rinnovo è legato al raggiungimento di questo traguardo?

Ad un certo punto l'essere milanista da sempre lascia il tempo che trova. Sarebbe meglio - in questi casi - farsi rispettare dai propri tifosi più come professionista (e su questo nessuno ha dubbi su Gigio) che come tifoso. Perché un vero tifoso, davanti a 8 milioni di euro a stagione, ci pensa forse due secondi prima di mettere nero su bianco.

E la colpa non può essere attribuita tutta a Mino Raiola. Il procuratore fa il suo lavoro (giusto o sbagliato che sia) e ha come obiettivo sia garantire la miglior carriera possibile al proprio assistito sia fargli guadagnare più soldi possibili (e quindi mettere in tasca più commissioni).

Per Gianluigi Donnarumma è tempo di scelte. Fare il tifoso del Milan e rinnovare il contratto (e stiamo parlando di 8 milioni di euro a 22 anni, non del minimo sindacale...) con il suo club del cuore (in crescita, tornato ad occupare le posizioni di alta classifica) oppure fare il professionista, puntare al massimo dal punto di vista economico e sportivo senza illudere i tifosi rossoneri? Nessuna scelta è giusta o sbagliata a prescindere. È (forse, ma potrei sbagliarmi) solamente questione di rispetto.

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