Estorsioni, droga, armi: chi era Boiocchi, il capo ultrà dell'Inter ucciso con un agguato

69 anni, dei quali circa 30 passati in carcere. Vittorio Boiocchi, ucciso ieri sera sotto casa sua a colpi di arma da fuoco, non era solo uno storico capo ultrà della Curva Nord dell'Inter (ieri svuotata all'intervallo in segno di rispetto).

LA LITE CON L'ALTRO LEADER - Dal 1992 al 2018 ha scontato una pena di 26 anni - un po' dietro le sbarre un po' in affidamento - per narcotraffico; dopo essersi ripreso possesso del tifo organizzato nerazzurro si è scontrato con un altro storico leader, Franco Caravita: calci e pungi a San Siro, prima di rincontrarsi su un letto d'ospedale dove Boiocchi era stato ricoverato per un arresto cardiaco. Lì, la pace.

L'AUTO RUBATA - In piena pandemia Covid - marzo 2020 - fa parte di un gruppo di "numerosi soggetti pregiudicati e sorvegliati speciali" e "in violazione della normativa in materia di emergenza sanitaria" partecipa a un paio di manifestazioni ad Appiano Gentile. Nel marzo 2021 torna in carcere dopo essere stato fermato dai poliziotti insieme da un'altra persona a bordo di una macchina rubata con all'interno droga, armi, manette, pettorine della Guardia di Finanza, uno storditore elettrico e una pistola a salve. Boiocchi fu condannato a 3 anni e 2 mesi - riuscendo poi a ottenere i domiciliari - perché coinvolto nell'estorsione da 2 milioni nei confronti dell'imprenditore Enzo Costa.

INTERCETTAZIONI - A incastrarlo furono le intercettazioni dalle quali è emerso che controllava anche un business legato a parcheggi e bagarinaggio. Le stesse, grazie a una microspia piazzata dalla polizia nella sua macchina, con le quali è stato individuato un altro giro di estorsione fuori da San Siro: "Ho fatto avere il posto a due paninari e mi danno una somma ad ogni partita".