Europeo itinerante? Avanti chi si è spostato meno: un esperimento da rivedere

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Da tempo, in modo anche ossessivo e prossimo al tormentone estivo, si ragiona di come il calcio stia "tornando a casa": il coro inglese rimbomba inesorabile e lo farà anche prima e durante la finale di domani, contro l'Italia, ma è evidente a questo punto come la parola "casa" diventi centrale per osservare quanto accaduto in questo Euro 2020 arrivato ormai vicino ai titoli di coda.

Il pullman francese | FRANCK FIFE/Getty Images
Il pullman francese | FRANCK FIFE/Getty Images

Nel coro inglese il concetto di casa si lega senz'altro a una questione storica e simbolica, pensando alle radici del calcio e alla sua diffusione nella seconda metà del 1800, ma di fatto Euro 2020 ha reso chiaro un concetto: casa va valutata anche come concetto pratico e fisico, come luogo insomma dentro cui ospitare gli altri senza bisogno di spostarsi, di viaggiare, di diventare trottole che attraversano in lungo e in largo l'Europa. Un discorso che trova una risposta lampante negli esiti finali e nelle squadre che sono riuscite ad andare avanti, fino alle semifinali: le quattro squadre che sono arrivate a giocarsi l'accesso alla finale (Danimarca, Inghilterra, Italia e Spagna) appartengono infatti al gruppo di Nazionali (in tutto sei) che nella fase a gironi non si sono mai spostate dalla loro sede o comunque dal loro Paese, giocando sempre, rispettivamente, a Copenaghen, a Londra, a Roma e a Siviglia.

La Nazionale turca al decollo | Anadolu Agency/Getty Images
La Nazionale turca al decollo | Anadolu Agency/Getty Images

Ancor più emblematico poi è il caso inglese, del resto il più discusso: Danimarca, Italia e Spagna (dopo la fase a gironi) hanno dovuto infatti fare le valigie e spostarsi in altre sedi per giocare ottavi, quarti e semifinali. L'Inghilterra, però, si è spostata soltanto in un'occasione, quella dei quarti di finale contro l'Ucraina giocati all'Olimpico. L'Italia ad esempio si è spostata a Wembley e all'Allianz, la Danimarca a Wembley e ad Amsterdam, la Spagna a Wembley e a Copenaghen. Già in partenza parliamo dunque di un novero di squadre che ha dovuto compiere pochissimi spostamenti, nessuno nell'ambito della fase a gironi, e che poi (a differenza dell'Inghilterra) ha iniziato a spostarsi solo in concomitanza con la fase a eliminazione diretta.

Wembley | Matt Cardy/Getty Images
Wembley | Matt Cardy/Getty Images

Si tratta dunque di qualcosa di diverso dal mero fattore casalingo, considerando anche il differente grado di riempimento degli stadi e di capienze consentite per le misure anti-Covid: ogni spostamento comporta comunque uno sforzo, non solo logistico, e appare dunque logico un legame tra chilometri percorsi e una maggiore stanchezza, con Nazionali che anche nell'arco della fase a gironi si sono dovute spostare da una parte all'altra dell'Europa (ben 9mila i chilometri percorsi dalla Polonia, più di 4mila quelli fatti da Slovacchia, Turchia e Galles, ad esempio).

La recente presa di posizione di Ceferin è emblematica e chiara: difficilmente l'idea di un torneo itinerante, almeno a questo livello, potrà essere riproposta: la situazione che si è venuta a creare ha generato troppo distacco tra le squadre coinvolte, ponendole in condizioni oggettivamente diverse e non favorendo dunque una battaglia in tutto e per tutto ad armi pari.

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