Favola F1: Nissany emblema del sogno di Israele nei GP

Roberto Chinchero

Tra la spiaggia su cui si infrangono le deboli onde del mar Mediterraneo e l’ingresso del “Peres center for Peace and Innovation” c’è un’installazione, una frase realizzata con caratteri a tre dimensioni ben visibili: “Dream Big”, sogna in grande. Un messaggio che è al centro di questa storia, che vede lo sport non solo come un contesto per realizzare i propri sogni, ma anche come un canale di comunicazione per lanciare dei messaggi.

Manca un’ora all’inizio di un evento storico, programmato in una sede di gande valore simbolico nella città di Tel Aviv: l’ingresso di un pilota israeliano in un team di Formula 1.

Molti invitati (tra sponsor, media ed addetti ai lavori locali che non nascondono un pizzico d’emozione) sono già nella hall del grande edificio, dove è stata esposta la Williams FW41.

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In nazioni che vantano una lunga tradizione nella storia degli sport motoristici (e l’Italia è tra le primissime in questo specialissimo club) esporre una vettura di Formula 1 nel contesto di un evento può essere motivo di curiosità, ma difficilmente suscita esaltazione.

La tradizione può portare all’assuefazione e per ritrovare l’impatto che suscita una monoposto davanti a chi la vede per la prima volta, è necessario recarsi laddove la Formula 1 di casa non è, come ad esempio in Israele.

Bocche spalancate, la ricerca del contatto con una gomma, la voglia di osservare da vicino l’abitacolo restando sbigottiti dalle dimensioni ridotte, e lo stupore nell’apprendere che un pilota di Formula 1 quando guida non è seduto, ma sdraiato. Cavalli, carico aerodinamico, palmares, centrano poco, anzi nulla.

Poi la giornata entra nel vivo. Roy Nissany ha 25 anni, una carriera in monoposto tra alti e bassi, ma sempre con un sogno portato avanti a dispetto di chi vedeva l’impresa di provare a salire su una Formula 1 come la scalata di una montagna realisticamente troppo alta.
“Ma in Israele sogniamo, e lo facciamo in grande – riecco il messaggio, e questa volta arriva da Nehemia Perez (figlio dell’ex Presidente Shimon) – e Roy è la conferma che bisogna sempre inseguire con la massima determinazione i propri sogni. Il tutto, come ripeteva mio padre, senza dimenticarci di essere ambasciatori di pace anche nello sport”.

La presentazione giunge al momento clou quando Claire Williams e Nissany firmano davanti alla platea l’accordo che ufficializza il pilota israeliano come test driver Formula 1 per la stagione 2020.

Una notizia storica per il piccolo movimento oggi al seguito del motorsport israeliano, un momento che commuove un po' papà Chanoch, che a sua volta vanta un lungo passato in pista culminato nel 2005 con la prova della Minardi di Formula 1, nel venerdì del Gran Premio di Ungheria.

Quindici anni dopo toccherà a suo figlio (il prossimo mese di giungo a Montreal) scendere in pista nel primo dei tre venerdì che lo vedranno al volante della Williams, un programma (quello di Roy) con basi più solide rispetto all’apparizione occasionale del padre.

“La gente ancora non ci crede – ha commentato Nissany jr. – sai, qui il motorsport non ha ancora il seguito che vanta da voi in Italia, ma sono certo che la notizia del mio ingresso in Williams stimolerà molto la fantasia, spero possa essere d’ispirazione per portare nel nostro sport tanti nuovi appassionati. Ah… potrei anche venire a vivere in Italia!”.

Nissany sta valutando l’idea di trasferirsi a Firenze, per essere vicino al centro Formula Medicine del Dottor Riccardo Ceccarelli (che si trova a Viareggio) rafforzando il legame con una nazione che lo ha ospitato ai tempi del karting, rafforzato anche dalla presenza del suo manager, Gianpaolo Matteucci, che ha lavorato molto per la riuscita di questa operazione.
“Vedremo – ha concluso Nissany – dovrò passare molto tempo al simulatore della Williams, quindi oltre agli impegni in pista ci sarà da valutare anche questo aspetto”.

Come spesso accade nei racconti di grandi sogni che diventano realtà, c’è sempre un angelo custode, una persona che garantisce la spinta decisiva per portare tutti i desideri nel mondo reale.

In questa storia il ruolo va indiscutibilmente a Sylvan Adams, imprenditore canado-israeliano proprietario del più importante patrimonio immobiliare del Canada. Dal 2015 fa la spola tra Toronto e Tel Aviv, per sostenere molte attività sportive ed educative che hanno come obiettivo la promozione dell’immagine di Israele nel mondo.

Un nome da tenere bene a mente quello di Adams, a cui si deve lo sbarco del Giro d’Italia in Israele, la creazione di una squadra ciclistica che sarà al via del prossimo Tour de France ed una lunga serie di iniziative che lo hanno portato ad essere uno dei filantropi più stimati dalla comunità israeliana.

Mentre era alle prese con le tante attività legate alla sua passione per il ciclismo, è arrivato un casuale incontro con Nissany:

“Ho visto in lui un sogno, una storia, una sfida da accettare, ed oggi siamo ad un primo punto d’arrivo che rappresenta allo stesso tempo di partenza. Non mi nascondo; mi piace credere che tra dodici mesi potremo ancora essere qui per annunciare una stagione da pilota titolare”.

“Sono qui soprattutto per Roy – ha proseguito Adams – credo tantissimo in lui, ma sono stato anche affascinato dal mondo della Formula 1, un grande spettacolo sportivo che ogni due settimane viene visto nel mondo da un numero di persone che spazia dai 350 ai 400 milioni".

"Uno share simile ai maggiori eventi ciclistici, ma si tratta di due pubblici differenti, quindi i due programmi non si accavallano ma si completano. Roy non ha piloti israeliani a cui ispirarsi, di fatto è il primo al suo livello, ma ha trovato dei riferimenti importanti nella squadra di ciclismo”.

Nei tre weekend in cui Nissany sarà in pista con la Williams, Adams promuoverà il suo marchio ‘Israel Start-Up’, che comparirà sulla monoposto.

È una storia diversa, quella di Roy Nissany, che va oltre quella che oggi è un’importante opportunità di muovere i primi passi in Formula 1 dopo l’assaggio avvenuto nei test di Abu Dhabi dello scorso dicembre.

Il pilota israeliano (che disputerà anche la stagione di Formula 2 dopo lo stop del 2019 a causa di un infortunio in allenamento) sarà un ambasciatore nel motorsport del suo paese, e sogna un giorno di poter essere al via del primo Gran Premio Israeliano, un altro ‘sogno in grande’ che covano da queste parti, dove il confine tra sogni e obiettivi è molto sottile.

Sylvan Adams, Presidente di Roy Nissany F1 Management con Roy Nissany, tester Williams e Claire Williams, Vice team principal Williams

Sylvan Adams, Presidente di Roy Nissany F1 Management con Roy Nissany, tester Williams e Claire Williams, Vice team principal Williams <span class="copyright">Williams </span>
Sylvan Adams, Presidente di Roy Nissany F1 Management con Roy Nissany, tester Williams e Claire Williams, Vice team principal Williams Williams

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Roy Nissany, Campos Racing FIA Formula 2

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Roy Nissany, Williams FW42 Mark Sutton / Motorsport Images

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