Federico Marchetti: «La Coco Chanel del futuro è già nata, ed è una programmatrice»

Di Vittoria Meloni; artwork di Eva Novelli
·7 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Eva Novelli per Esquire Italia
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Federico Marchetti risponde alla videochiamata dal suo ufficio. Sullo sfondo l’azienda si muove frenetica, come se il letargo della pandemia da Yoox Net-A-Porter non fosse mai esistito. Camicia di jeans chiara, capelli spettinati quanto basta per metterti a tuo agio, Federico Marchetti appare calmo e riflessivo. Scommetto che se potessi allargare l’inquadratura coglierei in qualche suo gesto la frenesia di un intelletto sempre in movimento.

In un mondo devastato dalla malattia è difficile immaginare la “moda dopo”. Come ne uscirà?

Stravolta senza dubbio, ma non sconfitta. Di shock ne abbiamo visti molti negli ultimi vent’anni, ma i segnali di ripresa si fanno già sentire, sono ottimista. La moda dovrà adattarsi a una nuova realtà, a un nuovo concetto di lusso. Non ragioneremo più in settimane ma in stagioni e generazioni; la moda tornerà a essere funzionalità, desiderio e soprattutto attesa.

Il settore si è schierato a favore di un rallentamento. Per un colosso digitale come Yoox Net-A-Porter in che cosa consiste?

La velocità è un connotato imprescindibile della tecnologia e noi siamo un’azienda tech, tuttavia, essendoci sempre focalizzati sul lusso e non sul fast fashion, siamo abituati a pensare in termini di qualità e quindi di longevità e artigianalità. Molto spesso efficienza diventa sinonimo di velocità, soprattutto per quanto riguarda il servizio, e io confesso di essere un impaziente, vorrei che ci fosse sempre velocità di esecuzione. Dall’altra parte sono consapevole che molto spesso la frenesia ha un effetto negativo sui processi produttivi e sull’ambiente. Sono contento che finalmente ci sia l’opportunità di rallentare e che siamo tutti d’accordo nel farlo, tuttavia l’intero modello andrà ripensato. Una realtà come la nostra fa già i conti da tempo con la necessità di mantenere l’equilibrio tra la “lentezza” dell’artigianalità e la velocità del digitale e questo accadrà sempre di più. Dobbiamo ricordarci che il lusso non è mai urgenza e la velocità proprio per questo va distillata.

Photo credit: Courtesy Eva Novelli per Esquire Italia
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I modelli devono necessariamente cambiare, se Yoox lo ha fatto vent’anni fa, adesso a chi tocca?

Confesso che mi piacerebbe saperlo e che se lo sapessi probabilmente non lo direi (ride). Per ora comunque ho solo due indizi: tecnologia e sostenibilità. La strada per uno sviluppo più sostenibile è segnata e assolutamente non procrastinabile, è evidente che se rimaniamo gli stessi, con gli stessi modelli produttivi e di profitto non potremo apportare nessun cambiamento: l’innovazione tecnologica salverà ciò che l’uomo ha distrutto. Credo che i giovani imprenditori e imprenditrici, i designer, tutte le nuove generazioni possano e debbano avere un ruolo fondamentale in questo, abbracciando il filone tecnologico e creando qualcosa di assolutamente disrupting. Mi piace pensare che la nuova Coco Chanel sia già nata e che sarà una programmatrice.

Sostenibilità e tecnologia dunque. Un’azienda come Yoox Net-A-Porter cosa fa/può fare/farà per l’ambiente?

Nel 2009 lanciai Yooxygen, un progetto green, un’iniziativa personale che lasciò tutti interdetti e che ancora oggi vive e cresce in Yoox. Volevo fare qualcosa per l’ambiente, che allora non era di sicuro un tema di rilievo. A molti anni di distanza vedo i passi avanti fatti in questo senso: lavoriamo costantemente sui materiali per creare una moda che duri, sui packaging sostenibili, abbiamo anche lanciato Yoox Mirror, un camerino virtuale che permette di provare i capi digitalmente e ci aiuta a ridurre il tasso dei resi e di conseguenza le emissioni. La flotta di Net-A-Porter poi si muove già su veicoli elettrici, per Yoox sto pensando invece a qualcosa che possa celebrare l’italianità del brand, delle Ape Car elettriche per esempio.

Un progetto decisamente creativo, come le numerose collaborazioni degli anni passati.

Il lato artistico è quello che mi appassiona di più e lo ammetto forse qui per la prima volta. Il filo conduttore di tutte le collaborazioni che abbiamo realizzato negli anni è stato quello di creare qualcosa di assolutamente inaspettato, mai visto. Su Yoox doveva esserci quello che non c’era da nessuna parte. Abbiamo bruciato i tempi: Lady Gaga, i Coldplay, Malcom McLaren. Per non parlare solo del passato, dato che preferisco pensare al futuro, cito l’ultima collaborazione nata, che coinvolge anche il Principe Carlo e verrà lanciata in autunno. Si tratta di un’iniziativa che vede la partecipazione di studenti italiani, scozzesi e inglesi ed è un progetto di cui sono molto fiero perché riassume la mia storia. Ci sono i dati a servizio delle nuove generazioni, l’artigianalità, l’aspetto educativo e i due Paesi dove il gruppo è più attivo.

La moda incontra sempre più la tecnologia ma questo binomio non si può più limitare alle sfilate digitali. Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro?

Sicuramente ci sarà un’accelerazione anche come conseguenza di quello che è successo. Da Yoox Net-A-Porter lavoriamo da tempo su artificial intelligence e computer vision, oltre che sulla visual recognition, con il sostegno delle università. Per noi i dati non solo soltanto numeri ma anche immagini, facciamo innovazione quotidianamente, è una questione endemica. Non fatico a immaginare un mondo in cui sarà così per tutti, con scarpe prodotte da stampanti 3D e droni che consegnano pacchi a domicilio: quando tutto sarà basato sulla tecnologia, ecco che allora il vero lusso sarà il made by human.

Quando hai lanciato Yoox, una startup, sei stato definito un visionario. Oggi le cose per chi vuole intraprendere un progetto in maniera indipendente sono diverse.

Sicuramente rispetto a quando ho lanciato la mia app nel 2000 il clima è molto più competitivo. Per essere una voce fuori dal coro oggi bisogna avere grandi capitali da investire o, in alternativa, un progetto veramente geniale. Essere i primi, come è accaduto nel nostro caso, sconta sempre un po’ di inesperienza e sicuramente abbiamo fatto diversi errori e ci siamo dovuti reinventare più volte. Oggi la partenza è già molto più difficile, la strada giusta potrebbe essere quella di cercare settori meno affollati, nicchie in cui ci sia ancora spazio per nascere e crescere.

Caso George Floyd. Periodi storici così delicati quanto influenzano il percorso di un’azienda?

Moltissimo. Da Yoox Net-A-Porter, un gruppo per natura vario, lavoriamo da vent’anni su diversity e inclusività; eventi come quelli recenti ci ricordano che si può fare sempre di più. Siamo in 180 Paesi e le 5mila persone che lavorano con noi appartengono a più di 100 nazionalità diverse. A livello pratico, negli ultimi anni ho promosso diverse iniziative, tra cui un programma di mentorship per giovani appartenenti a minoranze che vogliono lavorare nel settore della moda. Metto in contatto questi ragazzi con gli esperti di Yoox Net-A-Porter e cerco di aiutarli nella maniera più concreta possibile a realizzare progetti e sogni. Penso che il problema della discriminazione, di qualsiasi tipo essa sia, sia qualcosa di grande, di immenso, ma credo anche che ogni piccolo gesto possa fare la differenza.

Sostenibilità, tecnologia, nuove generazioni. Qual è il tuo consiglio per il governo?

Penso che questo Paese debba guardare al futuro e che ciò implichi portare l’attenzione proprio su tecnologia e nuove generazioni. Il futuro di uno Stato è per definizione la sua gioventù ed è questo il momento di investire sui più giovani. Da dove partire? Fornendo un computer a ogni bambina e bambino d’Italia, per esempio. È inaccettabile che nel 2020 un terzo degli italiani non possa accedere all’educazione digitale per mancanza di mezzi. Poi bisogna ovviamente spingere l’acceleratore sulla cultura, che è la molla di tutto e soprattutto di una nazione come la nostra. Se il valore del made in Italy rimane saldo in moda e design ci sono alcune grandi arti di un tempo (penso a cinema e musica) che oggi vengono spesso dimenticate. Solo investendo nella cultura garantiremo a tutti un futuro migliore.

Questo articolo compare anche nel numero 11 di Esquire Italia in edicola. Un numero dedicato al concetto di tempo in tutte le sue sfaccettature: dall'idea di futuro all'urgenza del presente, dalla celebrazione del passato al tempo misurabile di un orologio da collezione.