Fenucci: "Per rilanciare la Serie A serve un manager in stile NBA"

Omar Abo Arab
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L'amministratore delegato del Bologna Claudio Fenucci, in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha parlato delle possibilità (e delle modalità) di rilancio della Serie A. Un bisogno, questo, che nasce già prima dell'emergenza Covid-19. Al momento il tema centrale è quello dell'assegnazione dei diritti tv per il triennio 2021-2024, con l'impasse sulla scelta tra le offerte dei fondi, di Sky e di Dazn che ancora non è arrivata.

Telecamera all'Allianz Stadium | Jonathan Moscrop/Getty Images
Telecamera all'Allianz Stadium | Jonathan Moscrop/Getty Images

"Super-Champions? La proposta che sta portando avanti l’Eca, in sede-Uefa, prevede un incremento di 100 partite e impatta per forza sui campionati nazionali e quindi sul valore dei diritti televisivi. Non sempre incrementare il numero di gare significa generare maggiori risorse. È la qualità degli eventi che conta, come insegna la Champions con grandi partite che spesso non si ripetono, non la quantità. Questo però non preclude una riforma preservando principi cardine, come l’accesso che deve avvenire sempre tramite i campionati" le parole di Fenucci.

Resta concreta la possibilità di riformare la Champions League: "Una Champions cambiata può essere presa in considerazione insieme a dei cambiamenti dei campionati nazionali, ma le riforme vanno discusse con le associazioni delle Leghe, va capita l’idea dei grandi club di aumentare il proprio appeal ma senza danneggiare le risorse degli altri club, per esempio quelli medio- piccoli che fanno più dei 45% dei ricavi coi diritti tv-domestici. Mi concentrerei sul limitare l’area professionistica alla serie A e B con accesso che preveda non solo il merito sportivo ma altri parametri come organizzazione e impianti. Poi si può pensare ai playoff. Non dobbiamo aver paura di cambiare, ma le cose vanno fatte insieme e con raziocinio non solo per gli interessi di pochi. La Figc, che ha gestito bene la fase di pandemia, è l’organo preposto a proporre riforme anche al Governo per stare al passo coi tempi".

Diletta Leotta, voce DAZN | Marco Luzzani/Getty Images
Diletta Leotta, voce DAZN | Marco Luzzani/Getty Images

Sulla bagarre per l'assegnazione dei diritti tv del triennio 2021-24: "L’ingresso dei fondi nella costituenda media-company della Lega è un tema strategico, di lungo periodo, è un’opportunità che ha tre principi fondamentali. Primo: delegare al management della media-company la vendita sul mercato del prodotto calcio e consentire alla Lega di rimettere il gioco al centro dei nostri discorsi; secondo: offrire agli occhi degli investitori stranieri una più moderna organizzazione; terzo: arriverebbero risorse finanziare che coprirebbero le criticità generate dal covid e consentirebbero investimenti negli impianti. L’operazione-fondi ha avuto già due approvazioni, nella terza dobbiamo prendere la decisione. In questo scenario si è inserito il tema dei diritti che ha altre variabili: nel caso di Dazn va valutato l’impatto sulla rete digitale italiana, perché l’offerta prevede la trasmissione in OTT; mentre l’offerta di Sky è legata a un canale light della Lega. Sappiamo che il mondo va verso l’OTT, si tratta di capire come accompagnare in questa direzione il calcio, la sua visibilità, incrementando abbonati e lotta alla pirateria".

Serve un manager in stile NBA: "Come uscire dall’impasse? Con una decisione condivisa e strategica: ci sono posizioni differenti, non reali spaccature. Non c’è solo l’aspetto economico da valutare ma anche capire che mercato preparare per il futuro. Ci sono stati scambi di lettere dure che potevano essere evitate. Il tema della Super-Champions è che non può mangiarsi i tornei nazionali. E non si può continuare a pensare di gestire la governance in Lega come prima. Servirebbe cambiare qualcosa delegando parte dei poteri decisionali: guardiamo all’esempio del Commissioner negli sport americani… Sugli aspetti industriali ci vorrebbe qualcuno che decida, previo dialogo interno in assemblea. Non dobbiamo aver paura di cambiare, senza dimenticare che i campionati sono un valore da preservare".

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