Fiorentina, ora il difficile: chi accetta sei mesi all’ombra di Vlahovic? Tutti i nomi e le strategie

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Una volta perfezionato l’arrivo di Jonathan Ikoné dal Lille, un rinforzo che verosimilmente andrà a comporre la formazione titolare a partire da gennaio, alla rosa della Fiorentina manca solo una punta di riserva, un giocatore più affidabile di Kokorin (ormai certo il suo addio) da schierare in caso di indisponibilità di Vlahovic al centro dell’attacco o insieme al bomber serbo se servisse, in certi momenti della partita, aumentare il peso del reparto offensivo. Facile, no? Basta un bomber navigato, anche di provincia, oppure si può rovistare tra le occasioni di mercato e pescare un profilo internazionale in cerca di rapido rilancio. E invece, per quanto non manchino le alternative sul tavolo, la situazione alla Fiorentina non è delle più idilliache per l’acquisto di un attaccante da gennaio in poi. NESSUNA POSSIBILITA’ – Chiunque arrivi, dovrà scendere a patti con la consapevolezza di non vedere una maglia da titolare neanche da lontano, a meno di infortuni o squalifiche di Vlahovic. Il bomber serbo è talmente forte, in fiducia e affamato di gol e vittorie che non schierarlo dal primo minuto sarebbe un vero e proprio crimine calcistico, almeno finché lo si ha in squadra. Italiano lo sa, la dirigenza viola lo sa, e quindi non può offrire a chiunque avvicini la benché minima garanzia di impiego per il campionato in corso. Un attaccante che sa benissimo cosa vuol dire è Felipe Caicedo, perfetto da vice Immobile per anni alla Lazio e ora al Genoa, tra infortuni e la rinascita di Destro. Probabilmente la pista più facilmente percorribile, in linea teorica, è proprio quella che porta all’ecuadoregno. Ma anche in questo caso, quanto sarebbe felice Caicedo di tornare ad essere l’eterno secondo di un attaccante insostituibile? Da non trascurare, poi, l’ingaggio da 2,5 milioni a stagione, qualcosa che per una riserva alla Fiorentina pare veramente troppo. PROSPETTIVE – L’idea di molti attaccanti avvicinati dai viola, Borja Mayoral in primis, è questa: “D’accordo, per sei mesi posso fare la riserva, ma poi, con la partenza di Vlahovic, la maglia numero 9 e il posto al centro dell’attacco diventano miei”. L'obbligo di riscatto richiesto impegna la Fiorentina a puntare su certi attaccanti a prescindere dall'esito dell'ambientamento a Firenze. Anche Nzola dello Spezia (che, giova ricordarlo, ha il mercato bloccato) riabbraccerebbe volentieri Italiano con dei presupposti simili, così come sarebbe questa la prospettiva che potrebbe convincere Toni Martinez del Porto. Non fa una grinza, ma qui è la società viola stessa a frenare. La cessione di Vlahovic porterà nelle casse gigliate una somma importantissima, magari non i 70 milioni che porterebbe adesso, ma una cifra comunque sufficiente, unita ai 40 per il riscatto di Chiesa da parte della Juventus, a tuffarsi sul mercato e aggredire i migliori giocatori sulla piazza. Scamacca, Raspadori, Julian Alvarez, il suo omonimo uruguagio Agustin: sono attaccanti dal costo elevato che, semmai, possono essere bloccati per giugno con una mossa decisa a gennaio per anticipare la folta concorrenza, e una promessa di centralità nel nuovo corso. Non si muoveranno mai a gennaio per stare metà stagione in panchina, con il Mondiale 2022 che si avvicina. E’ circolato pure il nome di Joao Pedro, che però, anche se dovesse lasciare il suo Cagliari prima di aver provato con tutte le sue forze a salvarlo, sarebbe difficilmente collocabile in un tridente offensivo, non essendo un centravanti puro. In sostanza, non mancheranno le risorse e non sarà complicatissimo arrivare a un nuovo attaccante per la stagione 2022-2023, specie se ci sarà anche una coppa europea da giocare ad aumentare l’appeal della Fiorentina. Ma nel frattempo, per i prossimi sei mesi come minimo, serve un rimpiazzo affidabile e possibilmente senza alcuna velleità. E questo identikit è difficilissimo da rintracciare, difficile quasi quanto convincere Vlahovic a mettere la firma sul tanto sospirato rinnovo di contratto.

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