Formula 1, l’incredibile salvataggio di Ayrton Senna

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Comas
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Il 1° maggio 1994, il pilota di Formula 1 Ayrton Senna rimase ucciso in un drammatico incidente mentre gareggiava sul circuito di Imola, durante il GP di San Marino. Dal giorno della tragedia, sono ormai trascorsi 27 anni: il pilota brasiliano, però, è passato alla storia come una delle più grandi legende della F1, continua ad essere ricordato e omaggiato in ambiente sportivo non soltanto per le sue qualità professionali ma anche per la sua umanità e per il suo coraggio. In questo contesto, infatti, si inserisce l’episodio risalente al GP del Belgio del 1992, in occasione del quale Ayrton Senna salvò la vita del pilota e collega francese Erik Comas, sfidando ogni pericolo.

Ayrton Senna, il salvataggio di Erik Comas

Nella giornata di venerdì 28 agosto 1992, Ayrton Senna stava percorrendo a bordo della McLaren il circuito di Spa Francorchamps per le prove libere del Gran Premio del Belgio. L’intento principale del pilota brasiliano consisteva nel trovare il giusto assetto in vista delle imminenti qualifiche.

Giunto quasi alla conclusione della sessione, tuttavia, Ayrton Senna si imbatté improvvisamente in un grave incidenteavvenuto sul circuito che aveva coinvolto la Ligier del collega Erik Comas, rimasta bloccata al centro della pista con il motore acceso. Il pilota francese, intanto, era svenuto e si trovava avvolto in una densa nuvola di fumo.

A bordo della sua auto, Ayrton Senna aveva raggiunto la Ligier a grande velocità ma riuscì a evitare l’impatto e a decelerare rapidamente per poi accostare. Subito dopo, uscì dalla sua monoposto e si diresse verso Comas: nonostante l’elevato rischio di esplosione dell’auto, Senna spense il motore e soccorse il pilota francese incosciente, salvandogli la vita.

Ayrton Senna, il ricordo di Erik Comas

La vicenda è stata raccontata dallo stesso Erik Comas che ha deciso di ricordare il pilota brasiliano con le seguenti parole: “Non era soltanto un pilota straordinario ma anche un uomo straordinario. Mi ha salvato la vita nel 1992 a Spa-Francorchamp quando la mia macchina ha colpito le barriere. Avevo perso conoscenza, Ayrton se ne accorse subito, si fermò, cercò di tagliare i circuiti elettrici della mia macchina. A quel tempo c’era un grosso rischio di esplosione. C’era molto olio fuoriuscito dall’auto. È vero che quel giorno ha mostrato un coraggio incredibile perché c’erano altre vetture in arrivo anche se rallentate dalle bandiere rosse. Per me è stato un atto eroico, ma per lui è stato quasi un atto civico e normale”.

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Erik Comas racconta la morte di Ayrton Senna

Circa due anni dopo l’incredibile salvataggio, tuttavia, il brasiliano Senna perse la vita durante il GP di San Marino del 1994 e, ad assistere alla morte dell’uomo, fu proprio Erik Comas.

Il pilota francese, infatti, era rimasto bloccato ai box per tre giri a causa di alcune riparazioni mentre sul circuito di Imola si consumava l’incidente mortale che coinvolse la monovolume di Ayrton Senna.

Nonostante la situazione in atto sulla pista, la squadra francese non ricevette alcun tipo di comunicazione e nessuno impedì la ripartenza di Comas che raggiunse ad altissima velocità il luogo della tragedia, riuscendo però a frenare quasi a ridosso del drappello di soccorritori che stavano tentando di salvare il pilota brasiliano.

La tragedia e il conseguente rilascio di una sanzione nei confronti di Comas stabilita dalla Federazioni per la sua condotta portò il pilota francese ad abbandonare la Formula 1 alla fine della stagione.

Ci vollero, poi, dieci anni prima che Erik Comas riuscisse a ripresentarsi in pubblico e a parlare apertamente dei drammatici eventi che caratterizzarono il 1° maggio 1994.

A questo proposito, infatti, il francese ha ricordato: “Sono arrivato e tutti soccorritori erano già lì. Ayrton era sdraiato. Ho fermato la macchina, mi sono tolto il casco e volevo avvicinarmi. Ma commissari mi hanno impedito di farlo. Sappiamo che in quel momento Ayrton era già tra la vita e la morte e secondo me stava proprio morendo. Ho avuto un’incredibile sensazione di paralisi. Sono un cristiano ma non un praticante, ed è vero che quel giorno ho sentito qualcosa di enorme, come un’onda intorno al suo corpo, paralizzante e molto forte. Vedere l’uomo che mi ha salvato la vita andarsene due anni dopo è stato molto difficile e mi ci sono voluti 10 anni prima di poterne parlare”.