Frattesi, l'uomo chiave del Sassuolo in gol contro la Juve: scuola Roma, avrebbe fatto comodo a Mourinho

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Di solito a un giocatore basta un colpo ben rifilato alla Juventus per guadagnare subito pagine e titoloni di giornali. Male che vada, è re per una notte. Anzi, una notte e un po’ del giorno dopo. Non è così? A volte però certi gol alla Juve hanno un sapore meno effimero. Certificano una ascesa. Ne immortalano un momento. È questo il caso di Frattesi, se mi è concesso introdurre così solennemente un approfondimento tattico su di lui, senza farvi sorridere. Sono dieci giornate che Frattesi sta facendo cose egregie in Serie A. È bene ricordarlo a scanso di equivoci. Avrebbe potuto fare almeno 4, 5, ma non esagero se dico addirittura 6 gol, da quando è iniziato il campionato. Tante occasioni ha saputo crearsi e tanto è bravo a inserirsi. Invece è “solo” a 2, un po’ perché questi tiri che potevano gonfiare una rete si sono stampati invece su un palo o sono usciti di un pelo, ma un po’ anche per una ragione tattica, che il suo allenatore Dionisi ha modificato guarda caso proprio la giornata prima del trionfo all’Allianz, e per via dell’infortunio capitato a Djuricic durante Sassuolo-Venezia. Pensa te il destino.

FRATTESI CONTRO LA JUVENTUS - Chi ha visto la gara di mercoledì sera a Torino, ricorderà certamente la disposizione in campo del Sassuolo. Un classico 4-3-3, all’interno del quale Frattesi agiva sul centrodestra, da mezzala ovviamente, mentre Lopez faceva il vertice basso e Traorè completava il triangolo a sinistra. Tridente composto da Berardi, Defrel e Raspadori.

Ma il Sassuolo di Dionisi non aveva iniziato l’anno sulla scia del sistema di gioco tanto caro a De Zerbi, ovvero il 4-2-3-1? Vero. Con le uniche eccezioni di Atalanta-Sassuolo e appunto Sassuolo-Venezia, la gara in cui Frattesi ha segnato il suo primo gol stagionale, inserendosi da mezzala pura. Dunque a partire da un 4-3-3, come contro la Juve.

Potremmo, volendo, soffermarci sulle differenze tra i due gol, visto che il movimento appare tanto simile. Contro i lagunari l’inserimento di Frattesi avviene sul lato debole e con ancora tanto campo a disposizione. Contro la Juve, invece, la difesa avversaria è molto più bassa e ‘schierata’, ma soprattutto Davide si butta dentro sul lato forte, dove c’è la palla.

Questo significa che il ragazzo quando parte parte, e non lo fermi tanto facilmente, nemmeno con un’ illusione di densità. Quel muro difensivo che scoraggia o intimidisce i più, lui lo vede per quello che è, fatto di uomini e varchi. Dunque perché non andare con convinzione iniziando l’inserimento addirittura da dietro la linea del centrocampo della Juventus? Non è mica automatico, sapete. C’è chi ce l’ha e chi lo deve allenare. Frattesi semplicemente ce l’ha. La costante tra i due gol è il varco individuato, lo spazio tra centrale di sinistra e terzino avversario. Qui sotto tra De Ligt e Alex Sandro.

Particolarmente apprezzabile l’armonia complementare del movimento di Berardi, che di fatto mette in difficoltà De Ligt creandogli un dubbio. Ecco perché sul pallone di Defrel arriva prima Frattesi. Non solo perché Davide va forte quando si butta nello spazio. Ma anche perché c’è Berardi lì in mezzo. Berardi che fa qualcosa di importante.

FRATTESI PRIMA, NEL 4-2-3-1 - In sostanza si può sostenere tranquillamente che il 4-3-3 abbia liberato l’ex centrocampista del Monza, che fino a quel momento mordeva il freno nel 4-2-3-1 post-dezerbiano. Di fatto era già una novità la sola sostituzione di Locatelli con Frattesi nel centrocampo neroverde. Non una questione di sistema di gioco, piuttosto di interpretazione del ruolo. Con Locatelli era un Sassuolo molto più in dominio nell’arco dei novanta minuti. Le partite finivano con percentuali di possesso umilianti nei confronti degli avversari, tale era la maestria combinata di Lopez e Manuel. Con Frattesi invece il Sassuolo si è messo a fare anche queste cose qui.

E direttamente dalla prima costruzione. Siamo alla quarta di campionato, Reggio Emilia, ospite il Torino di Juric. Guardate i neroverdi come fanno saltare per aria i famosi duelli del tecnico croato. E sfruttando cosa? La gamba impressionante di Frattesi. Una semplice combinazione a tre: sponda di Raspadori per Berardi su lancio di Toljan, e Berardi che la allunga nella prateria.

Da qui Frattesi arriva in porta e fredda Milinkovic-Savic. Ma colpisce il palo. C’è chi si ferma o viene fermato molto prima, no?

Già il 4-2-3-1 di Dionisi era dunque interessante, e proprio grazie alle peculiarità di Frattesi, l’uomo nuovo a centrocampo che riusciva a offrire a quel Sassuolo ulteriori soluzioni offensive, nuovi attacchi alla profondità. Che il più delle volte si rivelavano devastanti, per lo meno in potenza. Col rischio di ridurre e semplificare il calcio di Dionisi identificandolo tutto nel secondamento di questo interprete. Ma le criticità di un 4-2-3-1 tanto spavaldo si nascondevano spesso e volentieri nei secondi tempi. Quando Frattesi (e non solo lui) iniziava giustamente a calare, per il gran lavoro richiesto. Pensiamo solo a Sassuolo-Inter. Allo spazio di cui ha goduto Perisic per alzare la testa tranquillamente, guardare il movimento di Dzeko e mettergli in tutta comodità quel pallone perfetto sulla testa, che poi ha cambiato il vento della partita.

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