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Partiamo dal presente. Juventus-Siviglia, prima gara di Youth League 2016/2017, minuto 94. Bianconeri e andalusi sono sull'1-1, Kastanos guadagna una punizione dal limite dell'area. Dalle tribune di Vinovo inizia a diffondersi un mormorio eccitato e circola un solo nome: “Gabri”. Gabri è Gabriele Bove, che va sul pallone con sicurezza, mira l'incrocio dei pali e tira fuori dal cilindro un capolavoro meraviglioso. La punizione, specialità della casa, è di quelle che lasciano a bocca aperta ed è il biglietto da visita per l'Europa di un ragazzo che ha la pelle bianconera.

Pelle bianconera, si diceva. La vita calcistica di Bove, classe 1998, è interamente vissuta con la maglia della Juventus addosso. Di fatto, non esiste un “Avanti Juve”. Bove calciatore conosce una sola maglia. Già questo lo rende speciale. La moria di bandiere, infatti, coinvolge anche (e soprattutto) il calcio giovanile; vi risulterà molto difficile trovare nelle varie selezioni Primavera qualche ragazzo che ha fatto la trafila a partire dalla tenerissima età. Bove rappresenta l'eccezione.

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Serio, educato, in pieno stile Juve, lui ha sempre rigettato la luce dei riflettori. Non gli interessa. Vuole si parli di lui per ciò che fa in campo, ma in ogni caso preferisce far parlare gli altri. Lui gioca, perché, come per molti ragazzi, nella vita niente regala le emozioni che regala quel pallone. La professionalità è arrivata molto prima del professionismo e questo, oltre le qualità tecniche, gli ha permesso di resistere a tutte le insidie che, in una grande società come la Juve, i ragazzi devono fronteggiare ogni anno.

La carriera di un calciatore, e questo è risaputo, di insidie ne è piena. Soprattutto in giovane età, quando la selezione è dura, quasi crudele. Bove ha sempre brillato e, soprattutto, giocato. Immaginate, quindi, la difficoltà dell'impatto con la Primavera, ove la titolarità non è più una garanzia. Insidia numero uno. Risultato? Superata alla grande. La professionalità suddetta ha fatto la differenza e fin dal primo giorno il ragazzo ha compreso la situazione e si è adeguato, ritagliandosi spazi importanti dopo un avvio difficile. Il background bianconero gli ha sicuramente dato una mano. Anche qui si riconosce quell'atteggiamento “da juventino” che il ragazzo incarna. Alla fine chiude la prima stagione con 11 presenze in campionato, 6 in Coppa Italia e 6 al Viareggio (vinto da protagonista). Non male, considerando che davanti aveva fuoriclasse più maturi della categoria.

Ruolo? Trequartista, giocatore tecnico e che ama giocare a ridosso dell'area avversaria. E qui arriva l'insidia numero due. La frase precedente, infatti, si potrebbe tranquillamente modificare con tutti i verbi al passato. Arrivato in Primavera, Bove si è dovuto reinventare. Un cambiamento faticoso, che però pian piano sta dando i suoi frutti. Ora gioca a centrocampo, mezz'ala o più spesso playmaker, e sebbene la lontananza dalla porta pesi, l'impegno è lo stesso: ammirevole e da prendere come esempio. Il feeling con la porta, in ogni caso, rimane. Basta un calcio di punizione.

Rappresentare uno degli ultimi esempi di prodotto totalmente juventino comporta, inevitabilmente, anche delle responsabilità, oltre che paragoni scomodi. Insidia numero tre. La pressione spesso si fa sentire e, soprattutto quando Bove deve svolgere compiti non pienamente nelle sue corde, arrivano le difficoltà. Il percorso di crescita, però, passa anche da qui. Dagli errori, dalle consapevolezze dei propri limiti e dall'allenamento duro, per migliorare. Sotto tutti gli aspetti. E in tal senso la nuova annata è iniziata alla grande: 3 presenze in campionato e 2 assist, 1 presenza e 1 gol decisivo in Youth League. Con la capacità di cambiare le partite anche entrando a gara in corso. Decisamente non un dettaglio.

Quando si parla di ragazzi così, d'altronde, si dormono sonni tranquilli. Le insidie, finora, le ha superate tutte ed è doveroso indicarlo come uno dei protagonisti certi di questa annata. Sia quando sarà in copertina, che quando lavorerà per cucire su qualche compagno il ruolo del protagonista. Perché in fondo i riflettori non gli interessano. 

Dategli una maglia bianconera e lui dipingerà calcio.

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