Gaetano Castrovilli, una stagione di pochi alti e tanti bassi

Chiara Manetti
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Gaetano Castrovilli è senza dubbio uno dei maggiori talenti della Serie A. La sua è stata un’esplosione rapida, tanto che, vedendolo giocare, nessuno avrebbe mai pensato che quella del 2019 fosse la sua prima stagione. La sua personalità era da veterano, non da novellino. Ed è diventato subito un uomo chiave del progetto della Fiorentina, uno di coloro che avrebbero dovuto riportare la Viola là dove merita di stare. Perché è chiaro a tutti che Castrovilli ha qualcosa di speciale ed il primo a essersene accorto fu Vincenzo Montella nell’estate del 2019.

L’allenatore di allora notò subito le qualità da trequartista e la fisicità da mezzala di questo ragazzo. Montella lo schierò immediatamente titolare nella sua mediana e Castrovilli ripagò la fiducia con prestazioni di alto livello. Così il calciatore barese è finito sotto i riflettori e a Firenze sono iniziati dei paragoni impegnativi. Uno su tutti, quello con Giancarlo Antognoni. Del resto, la maglia che indossano è la stessa: la 10 al Franchi ha sempre un valore diverso dalle altre.

Gaetano Castrovilli e la numero 10 | Giuseppe Bellini/Getty Images
Gaetano Castrovilli e la numero 10 | Giuseppe Bellini/Getty Images

Ma se nella stagione 2019/2020 Castrovilli era il talento da lanciare, in quella attuale doveva fare il passo successivo, ovvero confermarsi. Il calciatore era chiamato a prendersi nuove responsabilità, diventando un trascinatore in campo e uno dei leader tecnici della squadra. Ma la strada verso la maturità è una salita ripida per lui. Complice anche l’ennesima difficile stagione della Fiorentina, forse più complicata della precedente, ancora una volta risucchiata nel vortice della lotta salvezza. Castrovilli, però, non è riuscito a dare un contributo decisivo per riportare la Fiorentina in acque meno agitate. In termini realizzativi ha segnato quattro reti nelle prime cinque giornate di campionato (due decisive con Torino e Udinese). Per ritrovare un’altra sua rete bisogna andare alla ventitreesima giornata, quando la Viola ha affrontato Lo Spezia. Inoltre, i tiri nello specchio in questa stagione sono finora solo 12. Troppo poco per un calciatore le cui qualità tecniche non sono mai state messe in discussione e che dovrebbe garantire superiorità con la sua velocità e i suoi dribbling.

Un problema, quello della poca confidenza con il goal, che si porta dietro dall’esordio in Serie A. Certo, la Fiorentina è stato uno dei peggior attacchi del campionato. Ma è proprio da elementi come Castrovilli che ci si aspetta quel qualcosa di più.


Il suo rendimento incostante può essere determinato da vari fattori. Innanzitutto la posizione in cui viene schierato. Castrovilli ha dimostrato di giocare meglio quando ha più campo a disposizione. Nel ruolo di interno sinistro nel 3-5-2 (modulo più usato dai vari allenatori della Fiorentina) trova i suoi spazi occupati da Ribery. Il francese, infatti, tende ad arretrare spesso per tornare a prendere palla, invadendo così la parte di campo di Castrovilli.

Gaetano Castrovilli in Fiorentina-Spezia | Gabriele Maltinti/Getty Images
Gaetano Castrovilli in Fiorentina-Spezia | Gabriele Maltinti/Getty Images

Sebbene possa essere schierato come trequartista, lui si definisce un mediano. Però deve essere impiegato in un centrocampo a 3. In uno a 2 soffre terribilmente perché in molti casi fa fatica a leggere le giocate offensive avversarie. In più, la partenza di Chiesa non l’ha agevolato. Infatti, lui richiamava su di sé l’attenzione degli avversari, creando gli spazi per l’inserimento dei suoi compagni in area. Gli altri calciatori in rosa (come Caceres, Venuti, Malcuit) non hanno quelle caratteristiche e proporsi in attacco diviene complicato per Castrovilli.

La sua incostanza è causata anche da un infortunio che non ne vuole sapere di guarire e che si porta dietro ormai dal 2020, quando il suo rendimento era iniziato a calare. Oltre ai continui acciacchi muscolari, Castrovilli ha quel problema che non è grave, ma lo limita fortemente tanto che, certe volte, deve svolgere un lavoro a parte rispetto ai suoi compagni, costringendolo a gestire i suoi allenamenti in maniera diversa e a non sapere fino all’ultimo minuto se sarà della partita o meno.

Questo potrebbe aver colpito la sua sicurezza e la sua crescita, quella che deve avere un calciatore che punta alla Nazionale (la cui convocazione non dovrebbe essere a rischio, ma i suoi alti e bassi la mettono in dubbio). E si sa, alla fine è tutta una questione di testa.

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