Gambale, il Re Mida del Montevarchi: 'I gol mi ripagano dei sacrifici da cameriere e fornaio. Lazio, che trauma!'

190 cm di qualità per Diego Gambale, attaccante classe '98 con le idee chiare: "Tifo Lazio e Immobile, ma mi rivedo in Dzeko,; mi piace giocare con i compagni e far salire la squadra come lui". Edin nell'Inter e lui nel Montevarchi, che con i suoi gol ha sfiorato la qualificazione ai playoff da neopromossa in Serie C (girone B). Gambale segna e sogna, nello spogliatoio lo chiamano il Re Mida perché tutto quello che tocca si trasforma in gol, ma guardando indietro ripensa ai sacrifici fatti per arrivare fino a qui. La gavetta, i mille lavori extra calcio e la voglia di smettere, l'attaccante (ph Aquila Montevarchi) si racconta nella nostra intervista.

12 gol al primo anno tra i professionisti: che stagione è stata? "Inserendomi per la prima volta in una nuova realtà pensavo sarebbe stata più complicata, ma devo dire che non ho sofferto il salto di categoria ed è stata una stagione soddisfacente".

La prima rete subito al debutto in casa contro l’Entella.  "Prima l'esordio assoluto al Mapei contro la Reggiana, poi la prima in casa col gol all'Entella: sono state due settimane fantastiche, piene di emozioni che mi hanno fatto pensare a tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare qui. Segnare a una squadra come l'Entella per me è stato un onore".

Com’è cambiata la tua vita nel passaggio dai dilettanti al professionismo?  "E' stato il primo anno fuori da casa. All'inizio l'ho accusato a livello emotivo perché avevo appena lasciato la famiglia e le mie abitudini. Ma dedicando la mia vita al calcio sapevo che non potevo bloccarmi per delle mancanze, e che a 23 era giusto che facessi questi salto per mettermi alla prova come uomo e come calciatore. Ringrazio la squadra che mi ha fatto sentire subito a mio agio, giocare in Serie C è un sogno".

E fuori dal campo com'è andata? "Ho imparato a responsabilizzarmi perché devo fare tutto da solo, ma non mi trovo male. La mia ragazza, Martina, mi ha dato una grande mano soprattutto a livello organizzativo".

Qual è quella cosa che proprio non vuoi fare? "Lavare i piatti, è la cosa che mi annoia di più. Ma ho già rimediato prendendo una lavastoviglie".

Come te la cavi in cucina? "Bene, mi è sempre piaciuto. Da quando sono solo posso cucinarmi quello che voglio, nell'orario che voglio".

Piatto forte? "Da buon romano la carbonara".

Da Paloschi a Cigarini, passando per Missiroli, Dessena e altri: che effetto fa giocare con tanti ex Serie A?  "Mi stimola a fare sempre meglio, sia l'affrontare loro che giocare in stadi importanti. Ti fa capire che sei sulla strada giusta. Giocare contro questi calciatori aiuta a non mollare mai e a fissarsi sempre nuovi obiettivi".

Chi ti ha impressionato di più? "Paloschi. Perché ha giocato al Milan, ha vestito la maglia azzurra e ho cercato di rubargli qualcosa. In lui ho visto alcuni movimenti per smarcarsi che non fanno neanche in Serie A. Mi ha colpito anche Cigarini, gioca con una tranquillità e una personalità impressionanti".

Avete chiuso il girone B di Serie C a 45 punti come Carrarese e Vis Pesaro ma senza entrare nei playoff per gli scontri diretti.  "Da neopromossi dobbiamo essere contenti del campionato che abbiamo fatto. E' chiaro che quando arrivi lì vorresti raggiungere il traguardo, non ci siamo riusciti ma abbiamo dato sempre il massimo. A inizio anno avremmo firmato per questa posizione".

Nello spogliatoio ti chiamano Re Mida, quello che tocchi trasformi in gol.  "E' un soprannome nato quando giocavo in Eccellenza col Montespaccato, avevo fatto 24 gol in 23 partite. I miei compagni del Montevarchi hanno saputo di questo soprannome e hanno iniziato a chiamarmi così. Mi piace, mi ci rivedo".

Nel tuo curriculum c’è un passato nelle giovanili della Lazio. "Nove anni, dai Pulcini fino agli Allievi Nazionali. Quando è arrivato il momento di andare in Primavera non sono stato confermato, da tifoso laziale è stata un duro colpo".

E' vero che avevi deciso anche di smettere col calcio? "Sì, perché dopo una vita alla Lazio sapere di non continuare lì è stato un trauma. Poi mio padre mi ha convinto a continuare e ne approfitto per ringraziarlo, se oggi sono qui è anche merito suo".

Rimpianto Lazio? "Un po' sì. A quell'età non ero maturo come adesso e quello è stato l'aspetto che ha influito più di tutti. Guardandomi indietro, però, oggi poso dire di essere soddisfatto del percorso che ho fatto".

Com'è continuata la carriera dopo l'addio alla Lazio? "Alla Lupa Roma, dove l'allenatore era Di Michele, ho fatto la preparazione con la prima squadra e il campionato con la Primavera. Poi ho deciso di entrare nel calcio dei grandi: prima in Eccellenza alla Boreale e poi al Montespaccato, lì ho vinto il campionato di Eccellenza salendo in Serie D. E dall'anno scorso sono al Montevarchi".

Prima ha parlato di sacrifici fatti per arrivare in Serie C. "Non mi è mai piaciuto chiedere soldi ai miei genitori, così quando ero in Eccellenza durante il giorno facevo altri lavori e la sera mi allenavo: dal volantinaggio al cameriere, finché non ho trovato un posto in un forno dove lavoravo dalle 10 alle 15, poi dalle 19 alle 21 andavo ad allenarmi. Oggi posso dire che quei sacrifici sono stati ripagati".

Giocatore preferito?  "Ciro Immobile. Anche se siamo due attaccanti diversi, lui è più un giocatore d'area e a me piace far salire la squadra: come caratteristiche mi rivedo più in Dzeko. Però quando il mio presidente, amico di Sarri, quest'inverno mi ha portato la maglia di Ciro l'ho subito incorniciata a casa".

Progetti per il futuro? "Per ora sono in vacanza. Ho altri due anni col Montevarchi e qui sto bene, ma se dovesse arrivare una chiamata importante sarei pronto a valutarla per affrontare un nuovo step".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli