Gilardino rivela: "Nel 2013 ero già della Juventus, poteva essere la svolta"

A 35 anni Alberto Gilardino sta per tornare a calcare i campi di calcio: ufficiale la firma con lo Spezia in Serie B.

Attualmente gioca nel Pescara, dove però è stato frenato da un infortunio al ginocchio che ne ha compromesso la stagione: Alberto Gilardino non può essere soddisfatto della sua annata, iniziata ad Empoli ed avviata a concludersi in maniera del tutto anonima.

Intervistato da 'La Gazzetta dello Sport', il bomber italiano ha rivelato un retroscena della sua carriera: "Nell’estate del 2013 era tutto fatto per il mio trasferimento alla Juventus. Ero felice. Poi Quagliarella rifiutò di andare alla Lazio e così saltò anche il mio arrivo. Ci restai molto male. Quella poteva essere la svolta della mia carriera. Milan? Non sentivo più la fiducia, si era rotto qualcosa nonostante avessi segnato parecchi gol. La società comprò altri attaccanti e io decisi di andare a Firenze".

Un ex juventino è presente in uno dei suoi momenti più belli: "Vero, il passaggio a Del Piero a Dortmund. Ce l’ho in testa. Totti mi lancia, i difensori tedeschi retrocedono, io li punto, sento urlare Ale che sta arrivando, gliela do al momento giusto, con i giri giusti. Bello. La finale fu la finale, ovvio, ma la partita del Mondiale è quella lì contro la Germania. Nei supplementari giocammo con quattro punte: un capolavoro di Lippi. E noi avvertimmo che stavamo facendo la storia".

Nessun dubbio su chi siano i migliori attaccanti in Italia: "Premessa: Belotti e Immobile sono grandissimi giocatori. Ma non sono “9” classici. Come centravanti d’area Higuain e Icardi sono i più forti. Pensi ai contro­movimenti di Higuain: un fenomeno. Ecco, se proprio devo ipotizzare il futuro mi vedo come allenatore o magari come tecnico che segue le punte e insegna i movimenti da fare".

Sorpresa sul partner ideale avuto in carriera: "Ne ho avuti tanti. Kakà, Sheva, Mutu, Diamanti, Vazquez e altri. Ma nessuno come Morfeo: lui era incredibile. Mi capiva al volo, giocava di prima e metteva fuori gioco il difensore".

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