Gli anni con Ferguson, il fallimento 'galactico' e un decennio votato all'Iran: Queiroz con gli USA si gioca la storia

Non si è mai voluto accontentare, Carlos Queiroz. Neanche con una pensione comoda e dorata a disposizione, dopo essersi seduto su alcune delle panchine più importanti del mondo. No, ha scelto una Federazione in grandissima difficoltà, quella iraniana, per rimettersi in gioco: "Abbiamo lottato per viaggiare, per avere campi di allenamento in giro per il mondo, per trovare avversari disposti a giocare amichevoli. Anche comprare le magliette è diventata una sfida, ma sono proprio queste sfide ad avermi fatto innamorare dell’Iran". Quando il riferimento tecnico è così coinvolto, c'è da scommettere che i giocatori lo seguiranno fino in fondo.

COME SOLDATI - E in effetti i giocatori del Team Melli, che Queiroz ha guidato dal 2011 al 2019 per poi riabbracciarli quest'anno, sono sempre stati fedeli al loro allenatore: probabilmente la grande attenzione alla difesa ricorda agli iraniani il conflitto di logoramento con l'Iraq negli anni '80, probabilmente è solo coinvolgimento emotivo, ma nel 2018 Taremi stava per eliminare all'ultimo il Portogallo di Cristiano Ronaldo e oggi Cheshmi e Rezaeian hanno spinto fino al 100esimo minuto per consegnare alla loro Nazionale una storica opportunità contro gli Stati Uniti, "i nemici dell'Islam", come li definì Khomeini, nell'ultima gara del girone. In una partita che non sarà mai solo una partita di pallone. Nel 1998, in Francia, il primo precedente con la vittoria per 2-1 degli asiatici. Queiroz si augura un esito simile.

UN VERO MAESTRO - Tecnico del Real Madrid come sostituto di Del Bosque nell'era ricca di campioni ma povera di risultati dei "Galacticos", Queiroz si è scontrato spesso con Perez nel 2003-2004 per l'impossibilità di far giocare tutte le sue stelle senza sacrificare l'equilibrio. Poi Sir Alex Ferguson, mica uno qualsiasi, lo ha rivoluto al suo fianco come vice al Manchester United, dal 2004 al 2008. Una volta in Iran, l'allenatore portoghese ha plasmato la Nazionale che oggi apprezziamo come una squadra non facile da affrontare, convincendo la Federazione a lasciar giocare anche chi non è nato in Iran o non è cresciuto entro i confini del Paese (Davari, Dejagah e Goochannejad alcuni esempi). Oggi, dopo il ritorno invocato a furor di popolo, Queiroz è il totem anche fuori dal contesto di gioco: stimolato sulle questioni politiche che vedono i suoi calciatori, Taremi in testa, subire forti pressioni dal Governo, il tecnico ha fatto scudo: "Perché non fate le stesse domande agli allenatori degli Stati Uniti sul ritiro delle truppe in Afghanistan e sul fatto che abbiano lasciato tutte quelle donne sole?". Insomma, USA-Iran il 29 novembre, a prescindere dal risultato della sfida di stasera con l'Inghilterra, non si prospetta una partita delle più tranquille.