Goal Economy - Juventus e Napoli, dalla Serie B ai maxi fatturati

Bellinazzo

Dieci stagioni fa, Juventus e Napoli gravitavano in Serie B per ragioni differenti. I bianconeri scontavano le sanzioni post Calciopoli. I partenopei risalivano nel calcio che conta dopo il fallimento della società e la ricostruzione avviata da Aurelio De Laurentiis.

Al termine dell’annata 2006/2007, entrambi i club festeggiarono il ritorno nella massima serie.  Da allora, le due società, issatesi di nuovo ai vertici del calcio italiano, hanno cominciato un percorso virtuoso fra successi sportivi e crescita economica. Un percorso in cui la Juve ha progressivamente accelerato scavando un gap profondo con i rivali che stasera al San Paolo proveranno a ribaltare il 3-1 dell’andata e a sbarrare il passo ai campioni in carica lanciati verso la finale di Coppa Italia.

Juventus-Napoli 2007

La Juventus in questi dieci anni, conteggiando anche quello di purgatorio in cadetteria, ha incassato complessivamente più di 2,5 miliardi di euro tra diritti tv, ticketing, ricavi commerciali e bonus legati alle partecipazioni alle competizioni internazionali. Tra il 2006 e il 2016 le entrate sono più che raddoppiate da 187 a 387 milioni.

Questo ha permesso anche di riportare i conti in attivo, per quanto nel periodo sotto esame gli sforzi per la costruzione del nuovo stadio e per il rafforzamento della rosa, il cui esborso in ingaggi è passato dai 95 milioni del 2007 ai 197 del 2016, hanno determinato nell’insieme un deficit di circa 180 milioni. La Juve ha mietuto ripetute vittorie in Italia (8 titoli, cinque scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa) e raggiunto una finale di Champions.

Napoli Juventus 2007 2017

Il Napoli, una volta tornato in Serie A, ha inanellato otto bilanci in utile, anche se gli ultimi due in ordine di tempo (2015 e 2016), complice il mancato accesso alla Champions, sono stati chiusi in rosso. Il Napoli ha incassato complessivamente nel decennio poco meno di 1,4 miliardi di euro, producendo profitti per 46 milioni (in attesa di contabilizzate nel bilancio al 30 giugno 2017 escluso da questo esame la mega-plusvalenza di Higuain).

Il fatturato pari a 41 milioni nella stagione 2006/2007 relativa alla B e a 88 milioni nel primo anno di A, è cresciuto fino ai 154 milioni del 2016 (con un picco di 237 milioni nel 2014, raggiunto grazie al contemporaneo ingresso in Champions e alla cessione di Cavani). Il problema è che  nelle ultime stagioni, in mancanza di investimenti infrastrutturali che rappresentano il tallone d’Achille dell’era De Laurentiis, il giro d’affari del club è come bloccato intorno a quota 130/140 milioni.

Nel frattempo però il costo della rosa da quando il team è tornato in A è quasi triplicato. Il Napoli infatti spendeva in compensi 18,6 milioni in Serie B, 26 milioni  nel primo anno della massima serie e ne ha spesi 85 nel 2016. La società partenopea ha arricchito la sua bacheca con tre titoli (due Coppe Italia e una Supercoppa).

Il Napoli dunque finora ha fatto meglio della Juve nella gestione ordinaria producendo utili (46 milioni) anziché perdite (180). Tuttavia, la Juventus specie dopo il cambio di passo garantito dall’aumento di capitale di 120 milioni del 2011, ha saputo valorizzare la sua ricostruzione, simboleggiata dallo Stadium, incassando 1,1 miliardi di euro in più degli avversari (in media 100 milioni a stagione) e creando un dislivello strutturale che al momento appare oggettivamente incolmabile.

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