Goal Economy - La riforma di Tavecchio metterà il calcio "a dieta"

Bellinazzo

L’ultimo della lunga serie di fallimenti che in poco più di un decennio ha visto sparire oltre 150 società professionistiche è quello del Como. Per il club comasco in default dal 25 luglio e in esercizio provvisorio da 8 mesi si sono svolte già tre aste andate tutte deserte. Giovedì, 16 marzo,  è fissata la quarta. Il prezzo d’acquisto è sceso da 713mila a 227mila euro. Nonostante ciò, e nonostante il buon campionato disputato dalla squadra in zona playoff nel girone A di Lega Pro, nessuno ha ancora presentato un’offerta.

Un segnale inquietante sulla tenuta del sistema calcistico italiano con cui il presidente della Figc Carlo Tavecchio appena rieletto dovrà fare i conti. Non a caso la Lega Pro (che si è schierata, dopo aver sostenuto Tavecchio nelle precedenti elezioni con Andrea Abodi) è ora l’oggetto principale della riforma dei campionati contenuta nel programma del numero uno della Federcalcio.  Un passo indispensabile a patto che sia congegnato nel migliore dei modi e non sia, come teme qualcuno, solo il frutto di un risentimento per il voltafaccia elettorale.

Nel programma del Tavecchio-bis non si parla più di una serie A a 18 squadre, innovazione che non ha mai trovato e mai troverà un consenso sufficiente nella Lega. La massima divisione viene confermata a 20 squadre, ma con sole due retrocessioni.  Anche la B dovrebbe poi arrivare a 20 team, ma con sole due promozioni e tre retrocessioni. Mentre la Lega Pro sarà destinata a un forte dimagrimento scendendo a 40 squadre con due gironi da venti. 

In pratica un terzo in meno delle squadre attualmente impegnate nella Vecchia Serie C e addirittura meno della metà rispetto alle 90 che fino a un lustro fa popolavano la base del calcio professionistico tricolore che non a caso aveva meno squadre solo di Russia e Brasile. Un numero che il tessuto imprenditoriale della Penisola sempre più sfilacciato per via della crisi economica non ha potuto e non può più mantenere.

Goal Economy Tavecchio

La riforma di Tavecchio in questa ottica va nella direzione giusta, ma non viene spiegato come la Figc intenda raggiungere questi target. Diciamo che una grossa mano potrebbe venire dal nuovo sistema di distribuzione dei soldi della mutualità ex legge Melandri. Ci potrebbe essere, in altri termini, una selezione naturale, con l’uscita di scena di molti club che faticano a reggersi sulle proprie gambe economicamente e che senza contributi pubblici potrebbero avere difficoltà insormontabile a mantenere la “categoria”.

Nel programma di Tavecchio si spiega che i 30 milioni di mutualità risparmiati con una retrocessione in meno dalla A saranno destinati a finanziare i club delle serie minori. Tuttavia, il vero nodo riguarda la mutualità dei diritti tv. E qui dal prossimo 1° luglio la Figc avrà un’arma potentissima per decidere i destini dei club. La Federazione diventa l’arbitro nella distribuzione del 10% del ricavato dei diritti tv della Serie A (a spanne parliamo di circa 300 milioni nel triennio 2015/18) originariamente destinati dalla Legge Melandri alle categorie inferiori e altri sport.

La legge Melandri del 2008 aveva previsto un doppio canale: una quota del 4% andava assegnata per lo sviluppo dei settori giovanili e gli investimenti per la sicurezza degli impianti sportivi di calcio e basket attraverso una Fondazione ad hoc; una quota del 6% andava ripartita  tra le società di Serie B e Lega Pro.

Questa somma complessiva di 180 milioni in tre anni permetteva a moltissimi club di coprire i costi e tenersi in un equilibrio finanziario (sia pure precario). Nel novembre 2016 con il decreto fiscale questa parte della legge Melandri è stata rivista. In sostanza la Figc ha il compito di assegnare l’intera quota del 10% dei diritti tv della Serie A, secondo questi parametri: 6% alla Serie B, 2% alla Lega Pro, 1% alla Lega Nazionale Dilettanti e il restante 1% alla stessa Federcalcio.

Ma soprattutto questi soldi andranno assegnati, a titolo di rimborso, solo per le spese fatte per progetti legati allo sviluppo delle  infrastrutture e dei settori giovanili. Quindi non per coprire le spese ordinarie, come stipendi e imposte. Dalla stagione 2017/18 moltissimi club potrebbe incontrare grossi problemi a finanziarsi, portando a un dimagrimento dei team professionistici,  sperando che il caso Como non torni a essere il primo di una lunga serie.

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