Governo, pochi fondi per l'istruzione: il ministro Fioramonti si dimette

Gabriele Maltinti/Getty Images
Gabriele Maltinti/Getty Images

Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, con una lettera inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha rassegnato le proprie dimissioni. A riferirlo sono state fonti di Palazzo Chigi. Secondo le indiscrezioni che trapelano, riportate dal Corriere della Sera, l’addio di Fioramonti sarebbe legato al mancato stanziamento dei fondi attesi per l’istruzione dall’ultima manovra economica approvata.

Secondo il ministro infatti bisognava rivedere l’IVA, anche lasciando l’aumento, per incassare i 2-3 miliardi che chiedeva per il suo ministero, di fronte al blocco dell’aumento ha capito che non c’era volontà di fare maggiore gettito e dunque non ci sono più le condizioni per andare avanti.

Scorri per continuare con i contenuti
Annuncio

“La scuola in questo Paese avrebbe bisogno di 24 miliardi. I 3 miliardi che io ho individuato, non sono la sufficienza, ma rappresentano la linea di galleggiamento” aveva dichiarato.

L’addio del ministro, però, non è un fulmine a ciel sereno per l’esecutivo in quanto lo stesso Fioramonti, qualche settimana fa, aveva preannunciato il possibile abbandono conseguente all’approvazione della manovra con le voci del malumore del ministro che circolavano insistentemente.

Dimissioni Fioramonti, le parole dell’ex ministro

Con un post sui social Lorenzo Fioramonti ha spiegato il perché del proprio addio: “Mi sono ovviamente messo a completa disposizione per garantire una transizione efficace al vertice del Ministero, nei tempi opportuni per assicurare continuità operativa. Per rispetto istituzionale, avevo deciso di attendere qualche altro giorno prima di rendere pubblica la decisione, ma visto che ormai la notizia è stata filtrata ai media, mi sembra giusto parlare in prima persona”.

“Prima di prendere questa decisione, ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre tale carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato. Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza” ha proseguito.

Ancora Fioramonti: “Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo)”.

Poi l’affondo: “Sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella “linea di galleggiamento” finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c'è la volontà politica”.

Ora partirà il consueto toto-ministro per cercare di individuare il sostituto. Tra i possibili successori sembrerebbe esserci Nicola Morra, attuale presidente della commissione antimafia. Il nome di Morra, già la scorsa estate, era stato associato al ministero.

Potrebbe interessarti anche...