Gravina: 'Pronti a cambiare il calcio italiano. Nell'assemblea del 21/12 toglieremo il diritto di veto a chi non vuole le riforme' VIDEO

Dopo il successo della Nazionale italiana sull’Inghilterra, il presidente della Figc Gabriele Gravina è intervenuto al Festival dello Sport di Trento per tracciare un bilancio del momento del nostro calcio. Queste le sue parole tra evoluzione e riforma del movimento.

“Sulla Nazionale italiana posso dire che il progetto sta andando avanti. In 24 ore siamo passati dal rischio retrocessione alla possibile vittoria del girone. Difendendo il ranking che ci permetterà una posizione migliore al prossimo sorteggio per l'Europeo. Abbiamo tanti infortunati, ma anche tanti giovani. Ringrazio le società per la disponibilità, i giovani calciatori e Roberto Mancini che col suo lavoro ci permette di andare avanti".

"Dobbiamo arricchire il nostro mondo e trovare soluzioni condivise. Tutti devono avere un ruolo di responsabilità in tal senso, anche la parte politica. I punti su cui lavorare sono tanti, uno degli obiettivi è riportare una grande competizione nel nostro Paese. Poi i vivai e le infrastrutture. Sui primi ci muoveremo con un dipartimento tecnico che sarà guidato da due top del settore per valorizzare i 50 centri Federali. Con il presidente della Lega di A Casini faremo in modo di dare ai giovani la possibilità di essere inseriti nelle squadre. Le infrastrutture sono indispensabili, intanto siamo candidati ad Euro 2032”.

“Altro tema fondamentale è quello dei ricavi. È un problema, esiste. Dobbiamo anche ridurre i costi, siamo attenti e severi nel controllare sostenibilità e solvibilità dei club. Sono elementi di sopravvivenza. La nostra sostenibilità nel Mondo del calcio è anche sociale. Il 21 dicembre ci sarà una Assemblea Generale per progettare lo sviluppo e la riforma del calcio italiano. Vogliamo togliere il diritto di veto a ciascuna componente che non permette di trovare unità d'intenti su un tema che è improcrastinabile".

"Il calcio italiano deve cambiare. Il nostro sistema non può più andare bene con queste modalità. Il cambiamento deve essere accolto come una opportunità e non come una minaccia e deve essere la base della riforma che è da tempo che il nostro movimento necessità".