"Guardian fans": la storia del Napoli in Champions League

Gli amici, un divano, una cassa di birre fresche e la musica inconfondibile della UEFA Champions League sono sempre gli ingredienti di una serata perfetta. A maggior ragione se il divano è a casa del tuo idolo e tu e i tuoi amici siete a casa sua, a “presidiarla” mentre lui è in campo. È questo il senso di “Guardian Fans”, il servizio offerto da Heineken per i giocatori della UEFA Champions League, che permette loro di scendere in campo tranquilli e sereni, sapendo che la loro abitazione nel frattempo è custodita dai loro tifosi, come è successo a Marek Hamsik nel ritorno degli ottavi contro il Real Madrid.

Chissà, se ci fosse stato prima, magari “Guardian Fans” sarebbe stato scelto anche da Diego Armando Maradona, che nel 1987 guidò il Napoli al debutto nell’allora Coppa dei Campioni, proprio contro i blancos..

Dal Real Madrid al Real Madrid. Dal Buitre a CR7, da Michel all'incubo Sergio Ramos. Un cerchio lungo esattamente 30 anni, aperto e chiuso – in attesa di altri capitoli, ovviamente – da una doppia sfida ai blancos. L'avventura in Coppa dei Campioni e poi in Champions League del Napoli si può riassumere all'interno di queste quattro partite: gagliarde, vigorose, ma sfortunate. E in mezzo, tante pagine da ricordare: Mosca e Maradona, l'illusione col Chelsea, i trionfi casalinghi di Benitez. Pagine tristi e gioiose, ma mai banali.

16 settembre 1987, sedicesimi di finale. Il Santiago Bernabeu è un fantasma, mestamente vuoto a causa delle intemperanze dei tifosi del Real risalenti alla stagione precedente. Ma il Napoli di Diego Maradona, all'esordio assoluto in Coppa dei Campioni e con lo scudetto appuntato sul petto, non ne approfitta: Michel su rigore nel primo tempo e un'autorete di Nando De Napoli nella ripresa sono una sentenza. In mezzo, un goal fallito da Giordano con la porta praticamente sguarnita e una traversa di Renica.

Il ritorno si svolge in uno scenario simile a quello che ha nobilitato la sfida di quest'anno. Al San Paolo vanno in 84000, speranzosi in una rimonta ed entusiasmati dalla rete con cui Francini, dopo pochi minuti, porta avanti il Napoli. Ma il Real, che sarà poi eliminato solo in semifinale e dopo due pareggi dal PSV, è troppo forte. E Butragueño gela le speranze azzurre già prima dell'intervallo, segnando il definitivo 1-1.

Con Albertino Bigon in panchina, e nuovamente da campione d'Italia, il Napoli ci riprova tre anni dopo. E un turno lo supera: troppo debole la resistenza degli ungheresi dell'Ujpest, battuti sia all'andata che al ritorno. Maradona fa doppietta al San Paolo, ma tradisce agli ottavi: il gelo di Mosca segna non solo la fine dell'avventura azzurra, ma quella di Diego sotto il Vesuvio. Napoli ko ai rigori dopo due 0-0, Diego segna il suo, ma sale sul banco degli imputati per le bizze di una storica vigilia in cui ha raggiunto la squadra solo in corsa, dopo un iniziale rifiuto.

Branislav Ivanovic - Chelsea versus Napoli

Dallo Spartak Mosca al Manchester City. Dalla Coppa Campioni alla Champions League. Il letargo del Napoli finisce nel 2011, 21 anni dopo. Ed è nuovamente gloria parziale: la truppa di Walter Mazzarri se la cava come meglio non potrebbe in un girone di ferro comprendente Bayern Monaco, Manchester City e Villarreal, ha la meglio su inglesi e spagnoli, passa in compagnia dei tedeschi, ma si infrange contro lo scoglio degli ottavi. Turno superabile, stavolta. Ma lo passa il Chelsea, che tra l'andata e il ritorno ha l'intuizione di esonerare Villas-Boas e di affidare la panchina a Roberto Di Matteo. Neppure il 3-1 di gara-1 è sufficiente: i supplementari dello Stamford Bridge sono una sentenza e promuovono una squadra che proprio da lì troverà la forza per andare poi ad alzare la coppa. Ma quanti rimpianti.

La storia non cambia due anni dopo: in panchina siede Rafa Benitez, personaggio illustre che la Champions l'ha già alzata. E il Napoli europeo vince e diverte, mostrando però una doppia faccia che gli sarà fatale: implacabile in casa, molle in trasferta. Tre vittorie su tre al San Paolo, dove cadono il Marsiglia, il Borussia Dortmund e l'Arsenal, e tre ko fuori. E una qualificazione che sfugge per dettagli: Higuain e compagni dovrebbero battere con tre reti di scarto gli inglesi all'ultimo turno, ma si fermano sul 2-0 ed escono. A testa altissima, e tra gli applausi.

Il penultimo capitolo è la triste notte di Bilbao. 27 agosto 2014: il Napoli si presenta al San Mames con speranze indebolite ma non cancellate dall'1-1 italiano, passa addirittura in vantaggio con Hamsik dopo l'intervallo ma cede alla furia dei baschi, che con un super Aduriz si impongono per 3-1. Gli uomini di Benitez 'retrocederanno' in Europa League issandosi su su fino alla semifinale, ma questa è un'altra storia.

Così come è già storia il doppio confronto con il Real Madrid. Troppo forte e troppo poco in vena di regali, l'armata di Zidane, per lasciar spazio a fantasie di alcun tipo. Insigne illude al Bernabeu, Mertens al San Paolo, ma il finale è sempre lo stesso. E al Napoli non rimane che la consapevolezza di essersela giocata in entrambi i casi, seppur per spezzoni isolati di partita, contro una delle corazzate della competizione.

In attesa di tornare ad ascoltare l'inno della UEFA Champions League – il prossimo anno, chissà – il Napoli può intanto consolarsi con una statistica particolarmente dolce: al San Paolo ha giocato 15 volte tra vecchio e nuovo formato del torneo, perdendo soltanto due volte (sempre quest'anno, contro il Besiktas e lo stesso Real) e avendo la meglio in ben 8 occasioni. Il Borussia Dortmund, il Manchester City, il Chelsea, il Villarreal e l'Arsenal sono caduti fragorosamente, il Bayern Monaco si è fermato sul pareggio.

Tante partite e tante serate indimenticabili. Pagine che rimarranno nella storia del Napoli. Un coacervo di emozioni intense per chi ha avuto la fortuna di essere testimone direttamente dai seggiolini dello stadio, ma anche per chi è rimasto comodamente seduto sul divano, con il telecomando in una mano e una bella birra fresca nell'altra.

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