​Guardiola-Tebas, un duello a distanza fra politica, economia e lotte di potere

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Uno scambio che si è acceso ieri con passaggi ripetuti e promette di avere un seguito. Lo hanno animato Pep Guardiola e il presidente della Liga spagnola, Javier Tebas. I due non si sono mai amati ma da ieri la loro ostilità è diventata ufficiale. Motivo: i modelli economici della Premier League e della Liga. Da una parte il campionato che è di fatto la NBA del calcio, capace di un'espansione globale che difficilmente l'abortita Superlega sarebbe stata capace di raggiungere. Dall'altra parte il campionato che in questo momento sta provando a costituire un'alternativa rivolgendosi ai vasti mercati ispanofoni.

Il duello fra i due modelli non è ancora aperto perché troppo ampio rimane lo scarto a favore della Premier. Ma la crescita globale della Liga comincia a farsi rilevante, abbastanza da non passare inosservata. Di sicuro c'è che Tebas non perde occasione per sottolineare quanto il modello della Premier si fondi sul debito. Ciò che ha spinto Guardiola, nel corso di un'intervista rilasciata a Tv3 Catalunya, a ironizzare sull'onniscienza del presidente della Liga, con invito a studiare meglio il modello della Premier.

Tebas gli ha risposto che da lui il modello della Premier è studiato con assiduità, al punto da conoscerne bene anche la propensione al debito. Quindi ha fatto un criptico riferimento all'assoluzione ottenuta dal Manchester City presso il Tas, dopo che l'Uefa ne aveva decretato l'esclusione dalle coppe europee per due anni. A quel punto Guardiola è tornato alla carica chiedendo a Tebas come mai i grandi successi dei club spagnoli non corrispondano a altrettanta ricchezza del movimento nazionale. E Tebas gli ha risposto che la Liga sta recuperando il gap rispetto alla Premier e ha chiesto a Guardiola quanto avrebbe vinto se il City Group non avesse avuto modo di fare tanto doping finanziario.

Una polemica che si accende all'improvviso ma nasconde una prospettiva di lotte di potere tutta da decifrare. Tebas è fra i più convinti nemici della Superlega ma non è certo un amico del “calcio del popolo”, come dimostrano o suoi rapporti con Relevent Sport e i tentativi di portare a giocare negli Usa alcune partite della Liga (LEGGI QUI). Dal canto suo, Guardiola si è schierato subito contro la Superlega ma non ama avere certi alleati su quel fronte né perde di vista l'importanza del modello Premier. Impressione: lo scontro è più profondo rispetto a questi due attori e alle loro intemperanze dialettiche. Difficilmente sarà finita qui.

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