Hugo Lloris: "La mia vita da portiere moderno e capitano del Tottenham"

Ritenuto uno dei migliori portieri al mondo, Hugo Lloris è stato determinante affinché il Tottenham potesse essere in corsa per il titolo della Premier League.

In vista del match di Wembley contro il Chelsea, valido per le semifinali di FA Cup, Goal ha parlato con l'estremo difensore francese che ha spiegato il suo pensiero su cosa significhi essere un portiere nel 2017 e su come l'essere capitano della squadra abbia influenzato il modo in cui si approccia alle partite.

L'ESSENZA DI ESSERE UN PORTIERE

"E' un ruolo quanto mai diverso dagli altri. Non indossiamo la stessa maglietta dei nostri compagni, indossiamo dei guanti e giochiamo usando le mani. E' un ruolo di grande responsabilità ed è per questa responsabilità che riusciamo a trovare piacere nel ricoprire tale ruolo. Per questo ci sentiamo così importanti e decisivi nelle partite.

"Sin da quando ero un ragazzo che cresceva a Nizza, tuffandomi sulla terra battuta, ho sempre amato questo ruolo. Credo sia qualcosa di innato quell'amore per tuffarsi a terra o lanciarsi sui piedi di un attaccante; non è qualcosa che può essere insegnato. Sono sempre stato disposto a soffrire, ma sono anche un calciatore e mi piace uscire dall'area e giocare coi miei compagni. Un portiere moderno deve anche partecipare al gioco coi compagni.

"Quando sei più giovane sei anche più isolato rispetto al gruppo. Non c'era un allenatore dei portieri, così semplicemente ci allenavamo assieme. Solo quando diventi un professionista inizi ad allenarti per 30 o 40 minuti sul lavoro specifico per i portieri prima di unirti al resto della squadra. La normale giornata del portiere è un po' cambiata, ci sentiamo come se fossimo in un altro gruppo".

L'ARTE DELL'ESSERE UN CAPITANO

Hugo Lloris gfx

"Il capitano deve essere rispettato, deve essere un leader. I veri capi, però, sono l'allenatore e il presidente, che prendono decisioni fuori dal campo. Questo non è il mio ruolo.

"Ci sono diversi modi di fare il capitano. Il più importante, secondo me, è essere se stessi. Io non m'invento una personalità. Il calcio si sta evolvendo e così anche la mentalità dei calciatori. Non ci si deve più basare sui vecchi stereotipi riguardo al come essere un buon capitano. Non sono qui per fare il poliziotto ma per aiutare i miei compagni.

"Oggi, la cosa più importante è saper trasmettere alla squadra ciò che chiede l'allenatore, essere un esempio dentro e fuori dal campo; inoltre devi sempre giocare dando il massimo, perché è solo sul campo che ti guadagni la legittimazione a indossare quella fascia. Ma è importante anche capire che il capitano non può essere solo. I leader sono molto importanti ma solo se fanno parte di un gruppo.

"Sul campo io ho bisogno di mostrare energia, di avere l'atteggiamento migliore ed essere certo che gli altri siano pronti allo stesso modo. Fuori dal campo mi piace che tutti si sentano liberi ma sono anche consapevole della gerarchia. Mi piacciono le regole ma non mi piacciono quando sono troppo restrittive. Occorre dire che tutto ciò che accade lontano dal campo ha poi ripercussioni sul terreno di gioco. La cosa più importante è il rispetto reciproco.

"In Inghilterra, quello del capitano è un ruolo molto importante. E' una parte fondamentale della cultura del calcio inglese. Essere un capitano è una fonte di grande orgoglio per loro, ma è divertente il fatto che per me, invece, non è mai abbastanza. Ho bisogno di qualcosa di più, ecco come sono io.

"Non ci sono problemi di ego, per me, nello spogliatoio. Avere una forte personalità al tuo fianco nello spogliatoio è un qualcosa in più, per quanto può trasmettere. Quando, invece, questa forte personalità non ha la legittimazione di cui parlavamo prima, questo può diventare un problema all'interno dello spogliatoio. Prima ancora di poter essere in gradodi trasmettere messaggi o rimproverare qualcuno, devi essere in grado di guardarti dentro.

"Sul campo ho sempre avuto un forte temperamento, anche se quando non sono in partita sono una persona molto rilassata. In campo sono sempre stato un vincente; ci sono esperienze che ci permettono di scoprire noi stessi.

"[La stagione 2006/07 al Nizza] è stata tutto un cercare di non farcela sfuggire di mano. Poi sono arrivati i play-off, che hanno aiutato la mia personalità a crescere. E' avvenuto tutto in maniera molto naturale.

"Ho fiducia in me stesso perché ho il rispetto dei miei compagni. Sono rispettato per come sono come uomo. Questa convinzione deriva dalle esperienze vissute durante la mia carriera. Siamo scelti per essere capitani. Io sono chi sono, non ho mai cercato di essere qualcun altro.

"La parte più difficile nel calcio, e forse nella vita in generale, è rendere le cose semplici. Io amo il calcio semplice, ma è complicato raggiungere tale semplicità. Arriva con gli scambi, col dialogo.

"Credo che i giovani calciatori abbiano bisogno di quelli anziani. [Quando ero un giovane calciatore] avevo molto bisogno di loro. Ascoltare ciò che dicevano era molto importante. C'è sempre qualcosa da imparare e qualcosa da lasciarsi alle spalle, ma i calciatori anziani hanno esperienza che ti permette di anticipare certe cose, di maturare più rapidamente. Ho ottimi ricordi dei miei rapporti coi giocatori più anziani".

VIENE PRIMA IL PORTIERE O IL CAPITANO?

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"Credo che un portiere debba comandare l'intera sua metà campo. Puoi vedere tante cose da dietro. Come capitano devi giocare il tuo ruolo ma anche prenderti altre responsabilità. Le due funzioni sono compatibili, per questo vediamo tanti portieri che sono anche capitani.

"Ad essere onesto, io preferisco dire che sono un membro della squadra, più che un capitano. La fascia può elevarti, ma preferisco pensare me stesso allo stesso livello dei miei compagni di squadra".

IL CAPITANO DEVE ALZARE I TROFEI?

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"Questa è la mia motivazione, la mia ambizioine. Vincere le partite è una cosa, vincere i trofei è qualcosa di diverso. Nel calcio sono sempre le stesse squadre che vincono, perché sono delle grandi istituzioni e perché sono delle grandi squadre, con grandi allenatori, grandi calciatori... guardare a questi club è qualcosa che ti ispira.

"C'è anche un fattore di fortuna che entra in gioco. Io vesto la maglia di un club ambizioso come il Tottenham e trovo che ci sia già una grande differenza fra il Tottenham che ho scoperto al mio arrivo qui e il club che è adesso. E' un club in crescita e questo si deve al lavoro della dirigenza, ma anche di Mauricio Pochettino che è uno dei più grandi allenatori nel nostro sport.

"Cercheremo di vincere qualche trofeo in questa stagione e ci sono ancora due competizioni in cui siamo in corsa. Anche vincere con la tua nazionale è qualcosa di molto importante. Noi eravamo molto vicino a riuscirci l'estate scorsa (la Francia ha perso col Portogallo la finale degli Europei 2016, ndr) e voglio riprovarci molto presto".

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