Il Milan riabbraccia Ibrahimovic: "Non sono venuto a fare la mascotte"

Dopo tanti mesi di chiacchiere, Zlatan Ibrahimovic è ufficialmente tornato in Italia, al Milan. Dopo 7 anni e mezzo dal suo addio ai rossoneri, con un ritorno sfiorato, con qualche anno in più sulle spalle, ma con tanta voglia di essere sempre Zlatan.

Il fuoriclasse svedese si è presentato in conferenza stampa svelando i retroscena del suo ritorno, con le telefonate che si sono fatte più intense dopo la partita persa dal Milan per 5-0 contro l'Atalanta.

"Dopo l'ultima partita dei Galaxy mi ha chiamato Maldini, abbiamo parlato di come stavo e delle cose normali. A 38 anni avevo più richieste che a 28 , cercavo l'adrenalina dentro di me, per far uscire il massimo da me stesso. Ho parlato tanto con Boban, poi è passato un mese e dopo l'Atalanta c'erano tante telefonate . Non è stata una decisione difficile". 

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Non sarà il vecchio Milan, quello che ritrova Zlatan, ma lo svedese vuole ragionare con calma e ha intenzione di migliorare le cose e di parlare con Pioli.

"Il Milan è sempre il Milan, la storia non si cambia. La squadra non è forse come prima, ma dopo Berlusconi sono successe tante cose. Vengo per migliorare le cose, ho visto la squadra da fuori. Ragioniamo una partita alla volta, la squadra ha qualità. I risultati non sono ‘wow’, ma è la maratona, non uno sprint".

Non sarà nemmeno il vecchio Zlatan, soprattutto dopo l'infortunio subito allo United che rischiava di fargli terminare la carriera in anticipo.

"Prima dell'infortunio che ho avuto (allo United, ndr) avevo tanti pensieri, molti avevano detto che era impossibile tornare. Ho lavorato a lungo e finché posso lavorare gioco. Impossibile che giochi come 10 anni fa, ma so cosa devo fare. Invece di correre posso tirare da 40 metri... Non ho perso passione per quello che faccio. Non si può essere sempre gli stessi, il fisico cambia e l'esperienza anche, ma la fiducia non cambia. Non sono venuto a fare la mascotte".

Ibra ps
Ibra ps

Il rapporto con i compagni sarà comunque cattivo, anche grazie all'allenamento fatto con i figli a casa.

"Con i miei compagni sarà molto più cattivo, ora che ho due bambini ho capito... Sarò me stesso, i compagni sanno come sono. Non a tutti piace soffrire, a me sì, per questo lavoro sempre duro. A livello collettivo voglio migliorare la situazione, individualmente voglio divertirmi il più possibile e sentire l'erba. Preferisco mi fischino, così esce più adrenalina".

Ibrahimovic arriva con tanta pressione, ma con un rapporto molto forte con i tifosi, già consolidato tra il 2010 e il 2012, quando è arrivato anche uno scudetto.

"So che la pressione di giocare nel Milan è altissima, da parte di tifosi, club e compagni. Tutti si aspettano risultati. Bisogna fare di più. Se si gioca nel Milan non è per fortuna, ma per dare risultati. Sento le aspettative, ho un bel rapporto con i tifosi. Il 50% di quello che facciamo è loro, è più facile fare le cose. Sono pronto e spero di giocare anche oggi".

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