Il calcio della Corea del Nord: leggende, verità, desiderio di dominare

Tutto collegato, tutto più vicino, tutto consultabile. O quasi. Nell'era di internet, del calcio sfuggente di highlights e compilation di goal, sembra impossibile che qualcosa possa sfuggire a monsieur web, padre padrone dello sport anni 2000. Sbagliato. Se ti chiami Corea del Nord è possibile tutto e niente, uno, nessuno e centomila: puoi avere lo stadio più grande del mondo e due squadre giovanili Campioni del Mondo, ma tra Pyong e Yang puoi anche non avere limpidezza nel valutare cosa arriva, deformato o meno, al resto del mondo.

Si è scritto tanto e niente del calcio nella Corea del Nord, si è ipotizzato, perchè oltre certi confini la mente umana profana del paese asiatico non può addentrarsi. Di certo non possiede più la Nazione simpatia del 1966, quella capace di battere clamorosamente grazie a Pak Doo Ik la rappresentativa azzurra ai Mondiali: allora erano dilettanti, nel vero senso della parola, tramutati in eroi nel corso del tempo; ora solo professionisti con i quali il Partito del Supremo Leader Kim punta a creare atleti d'elite, nella speranza di possedere un nuovo Leo Messi, un nuovo Cristiano Ronaldo.

Dopo un goal al Viareggio, l'Italia ha fatto la conoscenza con il primo giovane nordcoreano nella storia della Serie A: Han Kwong Song. Panchina contro la Lazio, esordio a Palermo per una decina di minuti nel finale. Coraggio e  iniziativa in quel del Barbera, fase difensiva e offensiva, qualche errore di incoscienza giovanile ma sopratutto voglia estrema di emergere senza esaltarsi minimamente: non è del dna del suo popolo. Rastelli l'ha buttato nella mischia sul 2-1, non proprio un largo risultato: con lui in campo, seppur non coinvolto direttamente, il Cagliari ha trovato il 3-1.

Subentrato anche contro il Torino, sul risultato di 3-1 per i granata, Han ha colpito a centro area su assist di Farias: testata ravvicinata, Hart battuto e incredibile gioia per il giovane nordcoreano. Un goal storico, sul quale il Cagliari gongola, speranzoso possa essere il primo di una lunghissima serie. Di certo sembra proprio essere un predestinato, il numero 32 rossoblù: ma come lui c'è un movimento intero in  grande crescita.

Kwang-Song Han Palermo Cagliari Serie A

Tornando all'insieme, come si sta evolvendo il calcio nordcoreano, secondo diverse fonti lo sport più in voga del paese? Col passare del tempo gli investimenti sportivi sono aumentati del 7% dall'anno domini 2012, fino al 17% di tre primavere fa. L'accademia calcistica è stata finanziata grazie al denaro cinese e al milione messo a disposizione dal programma di sviluppo FIFA: nella scuola del pallone si allenano bambini e adolescenti, fino ai 15 anni.

Una scuola fondata di fatto vicino al maestoso Rungrado May Day Stadium, il più grande impianto sportivo al mondo: può contenere 120.000 persone, davanti al quale impallidiscono anche Godzilla di cemento come Camp Nou, Wembley o Michigan Stadium.

Guai a pensare ad uno stadio in cui sono presenti cori volgari, fumogeni, momenti di tifo comuni in ogni angolo del mondo: in Corea del Nord si applaude all'unisono, si sventolano le bandiere secondo uno schema ben preciso, si esulta per i goal in maniera pacata. Durante le gare del campionato nordcoreano si segue il tutto in maniera quasi svogliata e robotica, ma allo stesso con partecipazione, sempre composta. E' il luogo dell'assurdo, così staccato dal mondo globalizzato dell'ultimo ventennio. Del calcio dell'ultimo ventennio.

North Korea

Dal 1985 è stato l'April 25 Sports Club a rubare la scena, una squadra che porta il nome dalla data di fondazione dell'Armata nazionale nordcoreana, cui appartiene. Se non siete esperti di poltica o semplicemente interessanti alla Corea del Nord, potete cominciare a farvi un'idea da questo. Gli spettatori portano la spilla raffigurante il Supremo Leader Kim, non esiste la minima possibilità di acquistare hot-dog fumanti o birre fresche durante la gara: il calcio è propaganda, un inizio e una fine in campo, senza deviazioni di alcun genere fuori dal terreno di gioco.

Alla presenza di Kim tutti in piedi ad applaudire, giocatori biancorossi schierati a centrocampo estasiati, saltellanti al saluto sorridente del numero uno indiscusso della nazione. La seconda squadra più titolata del paese (che dovrebbe contare undici squadre nel massimo torneo nazionale) è invece il Pyongyang City Sports Club, capace di conquistare cinque 'Scudetti' (dieci in meno rispetto agli avversari, anch'essi provenienti dalla Capitale): le sfide tra le due compagini possono portare allo stadio più di 50.000 spettatori, di cui grandissima parte è composta da militari.

Militari, già. La militarizzazione della Corea del Nord è ben nota. Non è il caso di addentrarci nella situazione politica che vede Kim Jong-un osservato speciale del mondo, ma non si può non parlare di quanto sussurrato a proposito del collegamento tra punizioni assurde e calcio. Riavvolgiamo il nastro fino al 2010, a Sudafrica 2010. Tre sconfitte su tre, eliminazione al primo turno ma esaltazione nella prima delle sfide, vista la risicata sconfitta per 2-1 contro il Brasile. Nonostante un match combattuto contro la Nazionale verdeoro, questo passerà alla storia più che altro per le lacrime del numero 9 Jong Tae-se, attaccante nato in Giappone ma nord-coreano nell'animo: uno degli Zainichi, gli oriundi nipponici.

Dopo le dieci reti subite tra Portogallo e Costa d'Avorio, girarono tante voci relative ai giocatori: nei corridoi sudafricani si parlava di come molti del nordcoreani apparissero intimoriti, per nulla desiderosi di tornare a casa in virtù della paura di subire punizioni per la brutta figura al Mondiale. Il web cominciò il suo circo: giocatori ai lavori forzati, umiliati in piazza dal popolo, prigionieri. La FIFA avviò un'indagine e nulla venne confermato. Le bufale dell'internet sono scovabili con una minima ricerca, ma non tutte. Non quelle della Corea del Nord. Propaganda contro la nazione o verità nascosta? Di certo quelle relative ai calciatori del 2010 sono solo alcune delle leggende nordcoreane arrivate all'Occidente: il confine tra realtà e assurdità è flebile, quasi impossibile da dimostrare.

North Korea

Kim Jong-un è comunque realmente accusato dai rifugiati e dalle grandi organizzazioni internazionali di adottare soluzioni estreme e non civili nei confronti del popolo, isolato dal mondo e costretto a vivere in una bolla di sapone. E' desideroso  di primeggiare in tutto, con lo sport come punto di partenza: le Olimpiadi hanno cominciato ad assegnare medaglie alla Corea del Nord, mentre le giovani del paese sono salite sul tetto del mondo calcistico in due occasioni. Negli ultimi tempi, di fatto, si sono laureate campionesse globali Under 17 e Under 20.

Dopo quest'ultimo successo nel dicembre 2016, le atlete sono state accolte a PyongYang da migliaia di persone sistemate ordinatamente ai lati della strada, così da rendere il giusto tributo alle giovani: queste hanno girato per la città a bordo del canonico pullman celebrativo. Niente cellulari per filmare, solo omaggi floreali per le atlete e bandierine da sventolare: rigorosamente rosse.

Gli uomini, nonostante la vittoria della Coppa d'Asia Under 16 (con Han del Cagliari protagonista), sono lontanissimi da raggiungere un tale onore e la politica non aiuta certo l'evoluzione del calcio nord-coreano. Basti pensare che la federazione locale si è rifiutata di giocare in Malesia la gara di qualificazione alla prossima Coppa d'Asia in seguito all'uccisione del fratellastro di Kim, all'aeroporto di Kuala Lumpur: il recupero del match, dopo i dovuti raffreddamenti diplomatici, avverrà a giugno 2017 in campo neutro. Dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2018 in terra russa, l'obiettivo è quello di ottenere il pass al prossimo torneo continentale, traguardo minimo per le ambizioni del paese.

I problemi politici con la Malesia e in passato quelli con Israele (negli anni '70 la Nord Corea rifiutò di sfidare la sua Nazionale per tensioni diplomatiche, causando una squalifica da parte della FIFA) sono comunque minimi rispetto a quelli con la vicina Corea del Sud: spostandoci sul calcio, le sfide tra le due nazioni sono state giocate a più riprese in campo neutro, visto il rifiuto della Corea del Nord di esporre la bandiera rivale nel proprio stadio.

Alla guida della Nazionale, in terra sudafricana, c'era Kim Jong-Hun (...), ricordato sopratutto per aver evidenziato come i consigli tattici arrivassero direttamente dal capo dei capi. Ora in panchina siede il norvegese Jorn Andersen, blindato dalla federazione nordcoreana fino al 2018. Ampiamente soddisfatto delle prestazioni dei suoi, si trova benissimo nel paese asiatico, pronto a decantarne le qualità: quando l'argomento si sposta sulle questioni politiche della Nord Corea, però, bocca cucita, mani avanti e testa sul pallone.

North Korea

Con Andersen la Corea del Nord spera non solo di qualificarsi alla Coppa d'Asia, ma anche di migliorare il personale record storico nella competizione: nel 1980 quarto posto in Kuwait, dopo aver perso la semifinale contro la Corea del Sud per 2-1. Nel match terzo-quarto posto arrivò un ko per 3-0 contro l'Iran, Nazionale che nel 2005 provocò la tremenda ira dei tifosi, alla fin fine non sempre così pacati e ordinati. Il motivo? Il più vecchio del mondo calcistico occidentale, un rigore negato: dagli spalti pioggia di pietre, seggiolini e bottiglie, invasione di campo e iraniani costretti a rifugiarsi negli spogliatoi.

Il calciomercato non è certo quello folle di Serie A, Chinese League o Premier e non sono tanti i giocatori professionisti all'estero, vista la politica d'emigrazione del paese. Gli sportivi sono d'altra parte una delle categorie con più privilegi e possibilità di mobilità. In Svizzera, a Losanna, gioca Pak Kwang-Ryong, attaccante 22enne con ottime prospettive, mentre il centrale Jang Song-hyok fa parte del torneo cambogiano.

E in Italia? Detto di Han, la Corea del Nord è ris-spuntata in prima pagina, o quasi, proprio cinquant'anni dopo il disastro Mondiale del '66. Song Hyok Choe, esterno d'attacco 18enne, arriva in quel di Firenze senza squlli di tromba, nonostante la curiosità relativa alla nazionalità di provenienza. In ogni caso le grandi promesse di un futuro esordio nella prima squadra della Fiorentina si spengono però tra burocrazia, cambi dirigenziali e interrogazioni parlamentari. Il giocatore è infatti attualmente in mezzo ad una battaglia legale con il club toscano, in attesa di essere liberato dalla Viola. Interrogazioni parlamentari? Già, le stesse che sono piovute sulla testa di Han Kwong-Song.

Han Kwang-Song North Korea Cagliari

Non è specificatamente Han nel mirino, e nemmeno prima di lui Song, ma bensì la politica raccontata dai rifugiati nord-coreani in questi anni: di fatto gran parte del guadagno dei lavoratori all'estero è destinato alla Nazione, al Partito, al bene supremo, al programma nucleare. Boom. Certo, è una minima, minima parte, considerando lo stipendio di calciatori giovanissimi, ma comunque una percentuale (Han guadagna 1200 euro mensili). Il Cagliari ha ora in prova anche Yong Gwan Pak, centrocampista classe 1998. DI entrambi si dice un gran bene, ma è sopratutto Han a far brillare gli occhi a dirigenti e giocatori del Cagliari, strappato ad Ajax, Manchester City e Liverpool.

Han, anch'esso classe 1998, è stato accostato a Sau, ma in prospettiva potrebbe segnare più goal dell'avanti sardo. Ha fiuto del goal, un gran tiro. Pensa velocemente. Il debutto con la prima squadra è avvenuto nel 9-1 amichevole contro il Sorso, nella giornata che ha fatto registrare i tristi scontri di Sassari ad opera degli ultras rossoblù. Han e soci fanno parte della nidiata che nel 2013 vide arrivare venti giovani nordcoreani in Italia, a Perugia, per un periodo quinquennale alla Italian soccer management, società specializzata nello scouting e valorizzazione dei baby calciatori. Alcuni di essi si stanno mettendo in mostra in queste ultime settimane con la maglia della Maceratese. Per questo accordo Italia-Nord Corea decisivo il discusso senatore Antonio Razzi, sempre in prima fila per difendere l'operato del leader Kim.

"Ci sono tanti giovani discreti e sconosciuti, siamo stati bravi perché abbiamo preso uno dei migliori" ha fatto sapere il patron del Cagliari Giulini a proposito di Han. Entusiasta anche Beretta, responsabile del settore giovanile rossoblù, e Max Canzi, tecnico della Primavera: "Il futuro è suo, è un giocatore di un altro pianeta". La vita dei vari nordcoreani in Italia non è comunque sotto regime di clausura: nessun tutor della Nazione asiatica per controllarne i movimenti, contatti con l'esterno possibili se desiderati, vita semplice appresa dalla propria cultura.

Al goal contro il Torino ne seguiranno altri? Le premesse ci sono tutte, ma in attesa di capire se potrà diventare un grande, non c'è dubbio che Han faccia parte di una nazione estranea al calcio e alla vita degli anni 2000, in cui un batter d'occhio si conosce tutto e tutto subito di dimentica. Una nazione di un altro pianeta sotto diversi aspetti.

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