Il gioco delle parti e le verità che si annullano: Commisso-Gattuso, si apre una danza evitabile

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Tante volte, camminando per strada, capita di imbattersi in uno sconosciuto e di fermarsi per dargli spazio e, a quel punto, parte l'involontario balletto del "Passi prima lei", "Ma no ci mancherebbe, prego" e così via, creando un'inevitabile stasi che sembra irrisolvibile, a suon di frasi di cortesia.

Quel che accade, a livello comunicativo, tra la Fiorentina e Gennaro Gattuso, dopo il divorzio sorprendente di metà giugno, ricorda a grandi linee certe dinamiche, pur in assenza della stessa cortesia: Rocco Commisso ha infatti ammesso come "se gli avvocati di Gattuso volessero" non ci sarebbe alcun problema a togliere la clausola di riservatezza. Come controcanto alle parole del patron viola ecco arrivare prontamente la risposta di Gattuso, dichiarazioni speculari: "Le sue parole mi hanno sorpreso, è stata la Fiorentina a chiedere di inserire una clausola di riservatezza ma se dovessero chiedermelo non avrei problemi a toglierla".

Commisso al Franchi | Gabriele Maltinti/Getty Images
Commisso al Franchi | Gabriele Maltinti/Getty Images

Dunque, ricapitolando, nessuno ha problemi a toglierla eppure qualcuno ha deciso di inserirla. Una forma di cortesia d'altri tempi? Un pudico segno di timidezza? Anche rifugiandosi nel noto adagio secondo cui la verità starebbe nel mezzo diventerebbe complesso capire chi, di fatto, ha maggiore interesse affinché l'accaduto resti sospeso e privo di una spiegazione ufficiale, che chiarisca tutti i punti. Certo è che Commisso, al di là del patto di riservatezza, qualche allusione non se la fa mancare e, tornando a parlare dagli Stati Uniti, non si tira indietro quando occorre citare il ruolo degli agenti, con Jorge Mendes spesso visto come centrale nella rottura tra le parti anche negli infiniti "retroscena" delle scorse settimane.

Jorge Mendes | Sam Bagnall - AMA/Getty Images
Jorge Mendes | Sam Bagnall - AMA/Getty Images

Il patron gigliato ha di fatto ribadito quel che a grandi linee era già emerso: Jorge Mendes, a suo dire, era portatore di un conflitto d'interesse inestricabile nella trattativa per Sergio Oliveira, arrivando in qualche modo a rappresentare il giocatore, il tecnico viola e indirettamente anche gli interessi del Porto. Una situazione che, in sostanza, avrebbe messo il club in un angolo e che, dunque, è risultata inaccettabile oltre che indigesta agli occhi della proprietà, sia nel caso specifico che pensando in linea generale ai rapporti tra le parti.

Gennaro Gattuso | MB Media/Getty Images
Gennaro Gattuso | MB Media/Getty Images

Ma, se prese di posizione simili non possono che trovare un'eco persino positiva nella piazza di Firenze, pronta eventualmente ad assecondare Commisso in una sorta di battaglia rispetto allo strapotere degli agenti, il discorso cambia pensando a uno stillicidio di schermaglie e allusioni, con reciproche frecciatine e un "non detto" che fa più rumore delle parole: tutte situazioni, queste, che la piazza viola ha vissuto anche in passato, con altre proprietà, e che potrebbero solo spegnere l'entusiasmo del nuovo corso targato Vincenzo Italiano. Se crociata dev'essere, dunque, crociata sia ma lo sia a chiare lettere, senza prolungare oltremodo una vicenda che rischierebbe di diventare sterile, controproducente e persino scomoda per tutte le parti in causa.

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