Il Napoli comanda il calcio italiano. Dà spettacolo e solo il Milan può resistere. Ma alla Juve c'è un vento nuovo

Una sola squadra al comando. Non soltanto della classifica di Serie A, ma di tutto il movimento calcistico italiano. Quella squadra è il Napoli, la cui forza è pari alla sua tecnica. Sta sorprendendo in Italia e in Europa, sta raccogliendo risultati e complimenti, gli ultimi di Jurgen Klopp che l’ha sfidata due volte in Champions e le ha ceduto il primo posto nel girone. Come sia stato possibile mettere alla luce una creatura del genere in così poco tempo non è un mistero ma il frutto di un lavoro collettivo (società, talent-scout, allenatore) che ha dato risposte immediate. Oggi il Napoli è la prima candidata alla vittoria dello scudetto, non solo per i 6 punti di vantaggio sul Milan, primo inseguitore degli azzurri, ma per la certezza della sua forza, e di conseguenza il timore, che trasmette ai suoi avversari. Il Napoli ha vinto contro la Roma, la Lazio, il Milan e l’Atalanta, ovvero le prime della classifica, ma quello che davvero impressiona è il livello di spettacolo prodotto ogni partita.

STAGIONE REBUS. Questa è la prima (e speriamo unica) stagione strana del calcio europeo. Si interrompe domenica prossima (dopo anche il turno infrasettimanale) e riprende da noi il 4 gennaio, 40 giorni dopo. In mezzo c’è un Mondiale che già in questa prima parte sta condizionando il recupero di diversi giocatori, impossibile immaginare cosa accadrà all’inizio del 2023, quando mancheranno ancora 23 giornate alla fine. Intanto il Napoli è davanti a tutti, vince anche senza il suo miglior giocatore Kvaratskhelia (e Spalletti, per il quale il gruppo è sacro, ha subito sottolineato l’assenza del georgiano nel dopo-vittoria di Bergamo, così per inviare un messaggio chiaro ai giocatori: la squadra è più forte di ogni suo campione).

CHI COMPETE? La domanda che dovremo porci dal 4 gennaio in poi è: quale squadra può raggiungere il livello del Napoli in quella seconda parte di stagione? Il Milan sarà la prima rivale. Ha molto (ma non tutto) per preoccupare Spalletti. Ha soprattutto dei giocatori da rilanciare in pieno come De Ketelaere e Origi, un trequartista finora spento e un attaccante a lungo fermo per infortunio. Ecco, una differenza vera fra il Napoli e quasi tutte le altre è legata alla condizione fisica: Spalletti non ha mai avuto giocatori a lungo infortunati, i suoi colleghi sì. Ma anche in questo caso, per dare una risposta meno incerta, dobbiamo aspettare la fine del Mondiale e capire come torneranno i reduci dal Qatar. La Lazio e l’Atalanta, oggi affiancate in terza posizione, hanno il gioco ma non l’attrezzatura del Napoli. Sarri ha dimostrato di saper guidare una squadra anche forzando (e in parte violentando) i suoi principi, ha vinto il derby con la difesa. Anzi, di più, nel derby la sua difesa, il suo sistema difensivo, ha raggiunto il punto più alto, ha prevalso nettamente sull’attacco della Roma, ma anche sulla fase offensiva della stessa Lazio. Difendevano gli attaccanti, i centrocampisti e ovviamente i difensori, in questa stagione solo il Barcellona, nei primi 5 campionati d’Europa, ha lasciato la sua porta inviolata più volte di quella laziale (11 a 8). La stessa capacità di...trasformazione è stata dimostrata da Gasperini fin da agosto. L’Atalanta è meno arrembante, meno aggressiva, forse meno offensiva, ma l’equilibrio raggiunto è forte.

JUVE E INTER. La Roma senza Dybala è una squadra ferma su se stessa. Dovrebbero accenderla Zaniolo e Abraham, ma tutt’e due hanno dei problemi, per Zaniolo è la discontinuità (ne fa una bene e due male), per l’inglese è una personalissima crisi da gol (e Belotti, la sua riserva, idem). Restano Juve e Inter che stanno facendo un campionato a parte, un campionato a rincorrersi. L’Inter, che doveva riscattarsi, è oggi a -11 dal Napoli. Ha fatto bene in Champions e sta facendo male in campionato. Ieri sera per batterla è stata sufficiente una Juve ordinata e sempre attaccata alla partita. Sono rientrati Chiesa e Di Maria e, per aggressività e qualità, si è percepita subito la differenza fra la prima Juve e l’ultima Juve. Non che Allegri abbia risolto i suoi problemi, ma intorno a questa squadra c’è un vento nuovo. Chiesa, Di Maria e Vlahovic, poi una volta tornerà pure Pogba, allora si potrà capire di che pasta è fatta davvero la Juve 2022-23. Già, ma del 2023, dopo il Mondiale, nessuno può sapere niente.