Il Pakistan vuole una gara di coppa del mondo di sci, sotto il K2

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Guardie di sicurezza pakistane alla CAS Karakoram International Alpine Ski Cup presso il Naltar Ski Resort (Photo by AAMIR QURESHI / AFP) (AAMIR QURESHI/AFP/Getty Images)
Guardie di sicurezza pakistane alla CAS Karakoram International Alpine Ski Cup presso il Naltar Ski Resort (Photo by AAMIR QURESHI / AFP) (AAMIR QURESHI/AFP/Getty Images)

Lo sci alpino è uno sport che si svolge, sostanzialmente, nell’emisfero nord del pianeta Terra. La coppa del mondo parte nell’autunno boreale e si chiude nella primavera dell’anno successivo, toccando prevalentemente l’Europa alpina, la Scandinavia e il Nord America, con sporadiche puntate in Giappone, Russia, Spagna e Corea del Sud (a seconda degli anni). Sebbene talvolta la Coppa del Mondo sia passata anche in Argentina, Australia e Nuova Zelanda (emisfero sud), ci sono diverse destinazioni molto interessanti per una tappa di coppa del mondo. Pensiamo alla Cina, ad esempio. O al Pakistan.

Proprio il Pakistan sta lavorando per creare una straordinaria opportunità di rilanciarsi dal punto di vista turistico e sportivo, aprendo resort e attrezzandosi per ospitare sci, snowboard e cronometristi. Lo scenario sarebbe straordinario: una gara di coppa del mondo sotto il K2, nella catena montuosa del Karakorum. Il Pakistan comincia a sognare anche grazie al successo del Naltar Ski Resort, aperto alle gare internazionali dal 2015 e già localmente ben frequentato.

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Il sogno però si scontra con una realtà politica complessa. Le gare internazionali già svolte al Naltar (o a Malam Jabba) sono immerse in un’atmosfera non esattamente identica a quella che si può incontrare a Bormio, a Vancouver o ad Are, visto che gli atleti e gli addetti ai lavori sono controllati a vista da militari con fucili.

Le gare locali sono spesso organizzate da e per gli organismi militari, ma a quanto pare c’è pure la volontà di tenerli ‘a bada’, come ha spiegato all’agenzia AFP la sciatrice ucraina Anastasiia Gorbunova: “La situazione qui in Pakistan sta migliorando. Dicono che sia pericoloso ma ora so che è un clichè, perché ho notato come le persone siano gentili e ospitali come raramente succede“.

Le riaperture degli impianti sono arrivate perché il problema dei guerriglieri locali è stato ridimensionato negli ultimi anni, seppur al costo della militarizzazione degli stessi impianti. Tuttavia resta il grosso problema dei collegamenti: le piste sono belle, ben battute e sicuramente nuove alla maggioranza degli appassionati, ma arrivarci è complicato perché mancano aeroporti, infrastrutture varie e trasporti su gomma affidabili.

L’unico modo per arrivare sulle piste è partire con un trasporto organizzato da Islamabad, la capitale del paese. C’è ancora da lavorare, ma se rimarrà questo clima di apertura perché non provare?

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