Il paradosso di Ranieri e De Rossi: i due cuori giallorossi accantonati dalla Roma

Matteo Baldini
90min

​Claudio RanieriDaniele De Rossi, un tecnico capace di portare al trionfo il Leicester in Premier League e un centrocampista divenuto bandiera e simbolo di una società del calibro della Roma

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DUE ESEMPI - Non due qualsiasi, in sostanza, ma due esempi nei rispettivi ruoli: da un lato un signore della panchina, la cui lista delle squadre allenate appare impressionante e comprende  tra le altre Napoli, Fiorentina, Valencia, Chelsea, Atletico Madrid, Juventus, Roma e Inter. Dall'altra parte il mediano per eccellenza, giocatore in grado come pochi di dare equilibrio alla squadra, di fare lavoro sporco in mezzo al campo abbinandolo a un gran tiro e ad un'intelligenza tattica da allenatore in campo. Per non parlare dei numeri: 615 presenze e 63 gol  con la maglia della Roma, la sola indossata in carriera. 

Daniele De Rossi,Claudio Ranieri
Daniele De Rossi,Claudio Ranieri


IL PARADOSSO - Risulterebbe quantomai paradossale se una società finisse per puntare su Ranieri e su De Rossi non come allenatore e come calciatore: un paradosso che in queste settimane, in questi giorni, è diventato a tutti gli effetti realtà. Ranieri è tornato da tecnico-tifoso, lo ha detto e ridetto, senza pretendere niente e senza aspettarsi una conferma.


ALLENARE ANCORA - La squadra è migliorata, la tenuta difensiva si è finalmente stabilizzata, la Champions League è tornata un obiettivo per cui lottare: non basta, il destino è già segnato e a fine stagione sarà addio. Quel che sorprende ancor di più però, al di là della scelta di cambiare tecnico, è la proposta giallorossa citata dallo stesso Ranieri: restare alla Roma ma non come allenatore. Ranieri lo ha spiegato, vuole allenare e si sente ancora un tecnico in grado di sedersi in panchina e di guidare i suoi: il dopo, dunque, può aspettare. 


SEMPRE SUL CAMPO - Un discorso replicabile pensando a De Rossi: il capitano giallorosso vuole giocare ancora, non pensa sia tempo di smettere, ma la dirigenza della Roma anche in questo caso è andata oltre. Un ruolo da dirigente, dietro la scrivania, e non più sul campo: il contratto da calciatore, in sostanza, non era più un'opzione per De Rossi. Due situazioni curiose, due mostri sacri che vorrebbero proseguire col loro lavoro ma che, per cause di forza maggiore, si troveranno costretti a lasciare la loro squadra del cuore per poterlo fare ancora. Un epilogo per certi versi non pronosticabile che, ora più che mai, sta rendendo teso il rapporto tra la piazza e la società, presidente James Pallotta in primis.

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