Il primario di Verona: "Termino una notte allucinante, mi sembra un film già visto”

Adele Sarno
·Social media editor, L'Huffington Post
·2 minuto per la lettura
A medical worker wearing a protective mask and suit treats patients suffering from coronavirus disease (COVID-19) in an intensive care unit at the Oglio Po hospital in Cremona, Italy March 19, 2020. REUTERS/Flavio Lo Scalzo     TPX IMAGES OF THE DAY (Photo: Flavio Lo Scalzo / Reuters)
A medical worker wearing a protective mask and suit treats patients suffering from coronavirus disease (COVID-19) in an intensive care unit at the Oglio Po hospital in Cremona, Italy March 19, 2020. REUTERS/Flavio Lo Scalzo TPX IMAGES OF THE DAY (Photo: Flavio Lo Scalzo / Reuters)

Vista dalla ‘tolda’ di un ospedale in prima linea la seconda ondata fa paura. “Ieri abbiamo riaperto. Siamo rientrati nel padiglione 13, un piccolo Ospedale dedicato solo al Covid 19. Termino una notte allucinante, continui ricoveri, mi sembra un film già visto”. La foto del ritorno del Covid è un post scritto alle 7 di mattina dal direttore del reparto di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera di Verona, Claudio Micheletto. “Temo che questa notte - aggiunge - si sia innescata una pesante recrudescenza: pronti soccorso strapieni, tante persone con sintomi. Non mi ricordo chi ha detto che il virus era clinicamente morto. Dopo 24 ore consecutive di lavoro forse perdo la memoria”.


Al suo messaggio su Facebook sono seguiti commenti di centinaia di persone che ringraziavano medici e sanitari per l’abnegazione. Come in primavera, appunto.


“Riaprire le stanze - prosegue Micheletto - ci ha emozionato, ci sono tornate davanti le facce di tutti coloro che erano passati da quel reparto in primavera, alle loro sofferenze, ai loro sorrisi, alla soddisfazione di mandarli a casa. Ma anche alla nostra fatica, al sudore, ai vestiti pesanti, alle maschere. Non siamo contenti di rientrare, a marzo affrontavamo l’ignoto, ora sappiamo cosa dobbiamo fare per tutti i prossimi mesi. Riprendere questo lavoro ad ottobre vuol dire affrontare un lunghissimo periodo”.


Rintracciato al telefono, Micheletto risponde di corsa, perché sta varcando la porta del reparto. “Stiamo facendo una ‘chiamata alle armi’, dobbiamo richiamare medici e infermieri.


“Qui è peggio che a marzo” dice il dirigente. “Sto entrando adesso... dobbiamo allargare la disponibilità - spiega - Quando parlo di marzo, non dico certo nei numeri, allora avevamo 180 pazienti e 60 terapie intensive complessivamente in tutta l’azienda - Verona è formata dai due ospedali di Borgo Trento e Borgo Roma - Però il flusso è continuo. Giovani? No, sono soprattutto pazienti nella fascia d’età 50-60 anni”. “Ad oggi a Borgo Roma abbiamo 22 ricoverati in malattie infettive, pieno, e 6 in rianimazione, pieno. Da noi in pneumologia a Borgo Trento ci sono 20 letti occupati, e dobbiamo allargare. Ne aggiungiamo oggi altri 6, ma il problema non sono i posti, serve il personale per seguire i pazienti”.


Micheletto, non molto attivo sui social, aveva firmato il suo precedente post il 2 giugno, quando l’emergenza pareva finita: “Dopo ottanta giorni abbiamo chiuso un reparto Covid stiamo tentando di tornare a vita normale. Ci portiamo dentro tante storie, tanta fatica, ma anche tante soddisfazioni”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.