Il primo Inzaghi era meglio di Pirlo: Juve, 'il Maestro' ricorda 'il Professore' Seedorf

Angelo Taglieri
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La storia è simile: hanno vinto tutto insieme, in mezzo al campo. In Italia, in Europa e nel mondo, per rimanere fedeli alla mission del loro presidente. E in maniera uguale hanno iniziato la loro seconda vita: non vincendo, ma senza esperienza. Andrea Pirlo e Clarence Seedorf hanno fatto la fortuna rossonera con gli scarpini ancora lontani dal chiodo affisso al muro, poi sono stati catapultati in panchina con un CV vuoto. L'attuale allenatore della Juventus, dopo la comparsa in MLS, ci ha messo un po' a capire cosa fare, l'olandese, invece, aveva ancora la maglia del Botafogo addosso quando è arrivata la chiamata di Berlusconi. E i loro inizi, in panchina, sono simili.

INZAGHI E' DIVERSO - L'arrivo di Pirlo è stato paragonato da molti a quello di Filippo Inzaghi al Milan, ma Superpippo, che venne poi esonerato a fine stagione, arrivava da un percorso positivo con le giovanili rossonero, e con un Trofeo di Viareggio in bacheca. Tanto che l'inizio dell'attuale allenatore del Benevento, non fu pessimo: due vittorie con Lazio e Parma, un ko con la Juve, due pareggi con Empoli e Cesena, due vittorie con Chievo e Verona, poi altri due pareggi. Era un club in difficoltà, quello rossonero, erano i tempi dei Torres e degli Essien, dei Van Ginkel e degli Agazzi, un club che il vero crollo lo subì poi a gennaio 2015, con due sole vittoria tra il 6 gennaio e il 16 febbraio e ben 5 sconfitte. Poi, al di là dei risultati, Inzaghi prese una scelta tattica ben precisa, prima dell'arrivo di Destro a gennaio: Menez falso nueve, che visse la sua miglior stagione italiana. Differente anche in questo, per il momento, da Pirlo, che invece sembra non aver ancora trovato la chiave giusta per far rendere al meglio i suoi.

SEEDORF INVECE... - Il Maestro Pirlo ha vinto, sul campo, due sole partite: al debutto in campionato contro la Sampdoria e in Ucraina contro la Dinamo Kiev. E' arrivata poi la vittoria a tavolino contro il Napoli, i pareggi con Roma, Crotone e Verona e il ko, brutto, più per la prestazione che per il 2-0, contro il Barcellona. Si partiva, comunque, da un livello alto, una squadra che ha lo scudetto cucito sul petto, che ha Ronaldo (ora fuori), Dybala, Morata, più Kulusevski e Chiesa, tra i giovani più interessanti, e più pagati, della Serie A. L'inizio macchinoso di Pirlo sembra quello del Professore, Clarence Seedorf, chiamato al Milan per raccogliere l'eredità di Allegri l'anno prima dell'avvento di Inzaghi: ​due vittorie, due sconfitte, un pareggio, il ko agli ottavi di finale con l'Atletico Madrid e, guarda caso, una vittoria convincente contro la Sampdoria. Queste le sue prime partite, che aveva scelto il 4-2-3-1 portandolo avanti fino alla fine della stagione. E qui può esserci la svolta, la vera chiave di lettura...

SCEGLIERE! - Fare una scelta. Definitiva. Perché è vero che Seedorf venne allontanato a fine campionato, però, il Milan, trovo sé stesso durante il percorso, con un filotto positivo nel finale di campionato che aveva fatto addirittura sperare nell'Europa: 7 vittorie, 1 pareggio e un ko nelle ultime 9 di campionato. E il Maestro, sotto questo punto di vista, dovrebbe prendere spunto dal Professore: puntare su uno scheletro tattico ben definito, sprigionare la fantasia dei suoi uomini offensivi, dare continuità (per quanto possa essere difficile in questo momento). Insomma, fare una scelta. Definitiva. E portarla avanti. Fino alla fine.