Il procuratore capo dell’Aia Rosario D’Onofrio arrestato per traffico di droga

rosario d'onofrio
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Sgomento per il mondo dello sport italiano. Il procuratore capo dell’Aia, Associazione Italiana Arbitri, si è dimesso nelle scorse ore dopo essere stato arrestato dalle forze dell’ordine nel corso di un’operazione portata a termine dalla Guardia di Finanza due giorni fa che ha portato allo smantellamento di un sistema di traffico di stupefacenti fra Italia e Spagna.

D’Onofrio, che era diventato responsabile sotto la presidenza di Marcello Nicchi dell’ufficio che si occupa di verificare eventuali irregolarità commesse degli arbitri, ha presentato le sue dimissioni all’Aia nelle ore immediatamente successive all’operazione.

La doppia vita di D’Onofrio

In base alle ricostruzioni dei PM al lavoro sul caso (Rosario Ferracane e Sara Ombra) l’ex procuratore capo dell’Aia aveva una vera e propria vita parallela oltre al suo ingaggio “ufficiale”. D’Onofrio a quanto pare era l’addetto allo smistamento al dettaglio dei carichi di droga dopo che erano arrivati in deposito.

La reazione del presidente della FIGC

L’arresto e le relative (ovvie) dimissioni di D’Onofrio hanno travolto come un fulmine a ciel sereno il mondo del calcio. Immedata è stata la reazione di Gabriele Gravina, che ha così commentato l’arresto dell’uomo:

Ho subito chiesto riscontro al presidente Trentalange sulle modalità di selezione del Procuratore, in quanto la sua nomina è di esclusiva pertinenza del comitato nazionale su proposta del presidente dell’Aia. Una cosa è certa, la Figc assumerà tutte le decisioni necessarie a tutela della reputazione del mondo del calcio e della stessa classe arbitrale.