Il ritorno in nazionale di Ibrahimovic divide la Svezia

Alessio Eremita
·3 minuto per la lettura

"Dio è tornato" . Con l'umiltà che lo caratterizza, Zlatan Ibrahimovic ha ufficializzato il suo ritorno in nazionale. Secondo quanto appreso dalla nostra redazione francese però, il ritorno di Ibra non può ritenersi unanime per l'opinione pubblica. 116 presenze, 62 gol. I numeri sono sufficienti per quantificare l'aura di Zlatan con la Svezia. A cinque anni dall'ultima volta, contro il Belgio durante EURO 2016, la leggenda di Blagult sta per tornare in vista dei prossimi Europei.

"Il ritorno di Dio"

Come un Messia, o anche un dio, se vogliamo attenerci alle parole dell'attaccante 39enne. Questo ritorno suona come una benedizione. "Di sicuro c'è un enorme entusiasmo", ammette Johanna Franden, giornalista svedese per SVT e Aftonbladet. "Sono passate due settimane da quando sapevamo che probabilmente sarebbe tornato".

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"È un riflesso della sua personalità. Lui divide". Eppure, l'attaccante del Milan non torna come un profeta in patria. "La maggior parte degli svedesi è contenta del ritorno di Zlatan, ma ci sono anche molti scettici", ha detto la corrispondente svedese.

"Questo ritorno non è unanime"

E per una buona ragione: "Va ricordato che la Svezia è arrivata ai quarti di finale ai Mondiali 2018 quando Ibrahimovic non c'era più", specifica Johanna Franden. "Rischia di sconvolgere gli equilibri del collettivo ben strutturato del ct Janne Andersson. Per lui è importante una squadra senza una stella, ma fatta di giocatori disposti a battersi l'uno per l'altro. La vera stella è la squadra".

In effetti, dalla partenza del miglior giocatore della sua storia, la selezione svedese ha ottenuto ottimi risultati. Oltre al Mondiale 2018, dove ha sconfitto in particolare il Messico (3-0), gli uomini di Andersson hanno costruito un collettivo capace di mettere in difficoltà le migliori nazioni. Anche la Francia (2-1 giugno 2017).

"Sulla carta, il miglior giocatore svedese è tornato nella selezione: sì, è una buona notizia. Ma se guardiamo alle prestazione della Svezia senza di lui...", ammette Johanna Franden. Se prima Emil Forsberg, Alexander Isak e Dejan Kulusevski hanno potuto esprimere liberamente le loro qualità, ora dovranno accontentarsi di ruoli secondari, al servizio di Sua Maestà.

Emil Forsberg e Janne Andersson | GABRIEL BOUYS/Getty Images
Emil Forsberg e Janne Andersson | GABRIEL BOUYS/Getty Images

Come integrare Zlatan?

Questo è il cuore del problema: come integrare l'onnipotente Zlatan all'interno di questo collettivo? "Janne Andersson dovrà adattarsi. Dovrà essere flessibile, perché non chiami Zlatan per relegarlo in secondo piano. È un ottimo leader. In 40 anni di carriera questa sarà la sua sfida più grande, ma penso che Andersson sia la persona migliore per accettare la sfida di Zlatan. Sarà il leader a EURO 2020. È innegabile".

Come ammesso dalla Franden, il primo grande cambiamento riguarderà le manovre offensive: "L'attacco verrà adattato sulla profondità. Zlatan non ha più la stessa condizione di prima, non gli chiederemo di cercare palloni nella zona bassa del campo. Sarà solo in prima linea e intorno a lui si costruirà una linea offensiva".

Titolare indiscusso, capitano, amante delle azioni offensive svedesi, Ibrahimovic sarà cuore e polmone della Svezia a EURO 2020: "Il vantaggio è che attirerà tutta l'attenzione. Da un lato i media, per togliere la pressione sui compagni e dare loro più libertà. Forse l'aspetto negativo è che i giovani calciatori svedesi sono cresciuti con Zlatan come loro idolo. E non è facile esprimersi accanto al proprio idolo". Unica certezza: la presenza di Ibra ravviverà un po' di più l'interesse dei tifosi per la competizione internazionale.

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