Insultano baby calciatore dandogli del “negro”. Espulso per reazione

“Mentre l’arbitro era girato il mio giocatore ha accennato un gesto di reazione, inseguendo l’autore dell’aggressione, ma l’ho fermato prima che lo raggiungesse”

Una reazione in campo merita l’espulsione. Lo dice il regolamento e, 99 volte su cento, lo dice anche il buonsenso. Ma capita che il buonsenso non scenda in campo e quello che succede assume i contorni più cupi e folli. Siamo a Padova nella sfida tra Sacra Famiglia e Virtus Agredo di Loreggia, due squadre di quattordicenni che militano nel campionato regionale dei giovanissimi.

Nella rosa della Sacra Famiglia c’è anche un ragazzino di origini nigeriane, adottato sin da piccolo da una famiglia padovana. A un certo punto del match il ragazzo segna il secondo gol per la sua squadra, quello che la porta in vantaggio e le dà la vittoria. A questo punto, però, alcuni avversari iniziano a provocarlo. Prima lo hanno più volte insultato dicendogli “negro”, senza che l’arbitro intervenisse.

Poi, proprio mentre l’arbitro era girato e distratto, un ragazzino della Virtus Agredo lo ha colpito con un pugno allo stomaco, intimandogli uno “stai zitto negro”. A questo punto, però, il ragazzo nigeriano non ha più sopportato e ha tentato una reazione, come racconta il suo allenatore, Domenico Esposito. “Mentre l’arbitro era girato il mio giocatore ha accennato un gesto di reazione, inseguendo l’autore dell’aggressione, ma l’ho fermato prima che lo raggiungesse” racconta il coach.

Peccato che l’arbitro abbia visto solo questo pezzo dell’episodio e abbia deciso di estrarre un cartellino rosso. Non per chi ha insultato e colpito il ragazzino, ma per lui. “Ho fatto presente l’accaduto all’arbitro e all’allenatore degli avversari e per tutta risposta il tecnico della Virtus Agredo mi ha detto “Napoli stai zitto”” continua il suo racconto Esposito. Che parlando del suo giocatore sottolinea che “è un ragazzino mite, tranquillo, che sorride spesso e difficilmente alza la voce”.

“Noi siamo gli educatori di riferimento di questi adolescenti insieme ai familiari, sta a noi spiegare come ci si deve comportare con fairplay e senza frasi razziste sul terreno di gioco come nella vita” conclude Esposito, cui l’allenatore avversario non ha voluto stringere la mano. Ora i ragazzi della Sacra Famiglia pensano a qualche gesto eclatante per stigmatizzare qualcosa che non dovrebbe accadere da nessuna parte, meno che meno su un campo sportivo mentre giocano dei ragazzini.

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