Inter, Correa: 'Derby da vincere per la svolta, nessuno si sente inferiore al Milan. Ibra, Lautaro e Luiz Felipe...'

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Joaquin Correa carica l'Inter alla vigilia del derby contro il Milan. L'attaccante argentino ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Questo è il derby della svolta. Si tratta di una partita speciale, una di quelle che possono cambiare la stagione: i tifosi nerazzurri ci chiedono una grande gioia e noi vogliamo dargliela". "In caso di sconfitta a -10 sarebbe già addio allo scudetto? E' sbagliato fare questi calcoli, dobbiamo ragionare al contrario e pensare a quanto sarebbe importante risalire a -4: con una vittoria può cambiare tutto, sarebbe un messaggio e significherebbe che possiamo ancora essere protagonisti".

"Finora loro non hanno mai sbagliato, noi abbiamo commesso degli errori e qualche episodio non è girato bene, così abbiamo perso qualche punto pesante. Comunque stiamo facendo un buon campionato, adesso è il momento di far vedere la qualità di una rosa di altissimo livello: di sicuro nessuno di noi si sente inferiore al Milan. La mentalità è da grande squadra, quindi affrontiamo il derby senza paura. Brozovic è impressionante, quanto corre per tutto il campo...".

"Ho segnato 5 gol in 9 partite al Milan? Sono state tutte reti importanti, ma voglio segnarne altre ancora. Sono molto legato al gol segnato nella semifinale di Coppa Italia 2019 con cui abbiamo passato il turno anche perché alla fine abbiamo portato a casa pure il trofeo". "Ibrahimovic lo seguivo già da piccolo quando era all’Inter, ma non sono stupito che faccia ancora la differenza a 40 anni: ora i calciatori durano di più, si curano e grazie a questo lavoro Zlatan resta ancora un grande".

"Una telefona importante è stata quella di Veron, gli ho chiesto informazioni sul club e lui ha detto subito: 'Vai!'. Mi ha fatto capire quanto sia grande l'Inter, cosa significhi essere qui. Dopo il mio procuratore, ho sentito Simone Inzaghi: mi ha fatto capire che questo era un passo in avanti importante, sentirlo in quel momento mi ha reso felice e sicuro. Io non ci ho pensato un attimo: questo sogno ce l'avevo sin da bambino, quando l'Inter l'avevo solo sfiorata. Del provino nel 2012 mi ricordo l'emozione alla Pinetina: volevo a tutti i costi trasferirmi, anche perché ero già tifoso nerazzurro visti i tanti argentini. Alla fine i club non si sono accordati, evidentemente doveva andare così e dovevo arrivare qui da adulto".

"Con Lautaro c'è una competizione sana, ma andiamo tutti nella stessa direzione. Anzi, mi sta aiutando tantissimo: è un top dentro e fuori dal campo. Prima di venire mi chiamava continuamente per chiedermi: ci teneva proprio che venissi! Mi aspettavo di stare meglio fisicamente e quindi di giocare di più, ma piccoli infortuni mi hanno penalizzato e questo mi fa arrabbiare. Però il mio tempo arriverà: ora sto bene e sono pronto a giocare più minuti".

"Ho perdonato Luiz Felipe per quel salto sulle spalle alla fine di Lazio-Inter? Alla fine il cattivo sono stato io per la reazione nervosa! Non era il momento giusto, ma abbiamo subito fatto pace e resta un fratello. In campo, però, non piangeva per me, ma per l'espulsione".

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