Inter, Inzaghi sta perdendo lo spogliatoio. La pezza di Marotta non è bastata

L’Inter è cotta, nella testa e nella gambe. Inzaghi fa mea culpa e apre ufficialmente il periodo della meditazione, quella che lacera, visti i 15 giorni di sosta. Neanche la possibilità di potersi immediatamente rifare sul campo, dal tonfo di Udine, arriva in dote solo un’interminabile clessidra per riflettere sulle nefandezze di una squadra allo sbando. L’Inter ha vinto allo scadere contro Lecce e Torino e ha rimediato figuracce contro Milan, Lazio e Udinese. Il problema è ben più serio delle tre sconfitte in sette partite e probabilmente è tempo di agire, non di riflettere.

LA DISTANZA - La soluzione non sta nell’analisi delle partite perse, cavallo di battaglia di Inzaghi ad ogni epilogo negativo. Marotta, cui non manca l’esperienza, ha intuito da qualche settimana il vero problema e a tal proposito aveva chiesto e ottenuto il famoso confronto tra squadra, allenatore e dirigenza. Un argine crollato al primo urto, perché resiste, invece, qualche dubbio di troppo da parte di alcuni senatori verso la guida tecnica, messa in discussione dallo spogliatoio anche per una preparazione atletica non condivisa del tutto, oltre che da un modo di fare più da amico che da capo. E poi c’è quello scudetto perso ai danni del Milan, dove lo spogliatoio riconosce l’allenatore come principale responsabile della disfatta.

DIFESA STRAVOLTA - Una parziale sfiducia che rischia di piegare le spalle di Simone Inzaghi, che alla Dacia Arena ha “guadagnato” una distanza ancora maggiore tra sé e il resto del gruppo. Ma non siamo al Giro d’Italia e il tecnico nerazzurro non viaggia in maglia rosa, di questo passo, l’unica fuga possibile per lui, è quella da Appiano, considerando l’acredine che il tifo nerazzurro cova da qualche settimana nei suoi confronti. Sui social, tra gli hashtag più in voga c’è #Inzaghiout e la reazione di Alessandro Bastoni nel momento della sua sostituzione, dopo appena 30’ di gioco, è la fotografia del momento. Quei calci isterici alla panchina sono figli della frustrazione. Inzaghi ha messo mano alla difesa 5 volte in 90’ minuti, scelte che creerebbero confusioni ovunque e a chiunque.

FINE CICLO - Più colpevole del tecnico, solo una proprietà troppo distante, mentalmente e fisicamente. Ormai proiettata alla cessione e totalmente disinteressata. I calciatori non sono sordi, quelli dell’Inter, poi, sentono benissimo. Ad Appiano non si intravede né futuro né programmazione e il secondo mercato al risparmio ha peggiorato l’umore di un gruppo che ha ormai compreso di essere a fine ciclo.