Inter, la differenza tra Conte e Inzaghi: Antonio al posto di Simone avrebbe guidato la rivolta dei tifosi contro il club

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Molti osservatori attribuiscono all’Inter il ruolo di favorita nella corsa allo scudetto. Un’analisi che ci può stare, considerata la completezza dell’organico nerazzurro e il mercato povero di quasi tutte le concorrenti. Quello che ci sta un po’ meno, a nostro avviso, è che si racconti la favola secondo cui la squadra di oggi sia migliore rispetto a quella della scorsa stagione. Ma com’è possibile che l’Inter sia più forte se ha perso uno dei migliori centravanti del mondo, Lukaku, e un calciatore devastante come Hakimi, rimpiazzandoli con un grande ma vecchio attaccante (Dzeko), un talento mai espresso completamente (Correa) e un esterno tutto da verificare a altissimi livelli (Dumfries)? Prendiamo atto che i nerazzurri si sono indeboliti, è un dato oggettivo. Che poi possano essere ancora i favoriti perché anche gli altri non si sono rafforzati in modo adeguato, questa è un’altra faccenda.

Se oggi tanti celebrano in questo modo l’Inter è perché lo consente Inzaghi. Con la sua misura, a volte perfino eccessiva; con quel suo essere aziendalista che lo rendono il tecnico ideale per ogni club. Non si è mai lamentato in pubblico di Lotito e delle campagne acquisti al risparmio del presidente della Lazio, figuriamoci se lo fa in nerazzurro. Una valutazione obiettiva della situazione attuale dell’Inter, però, non può prescindere da una considerazione che rimanda a eventi del passato: cosa succederebbe se in panchina ci fosse ancora Conte?

Nella scorsa stagione Conte ha preteso che la società lo sgravasse da ogni responsabilità. Non è passata una settimana senza che Marotta, con la sua infinita pazienza, non andasse in televisione a spiegare che l’Inter non era competitiva per vincere lo scudetto, che altre squadre erano più attrezzate, che solo il valore aggiunto dell’allenatore poteva portare i nerazzurri in alto. Eppure quella rosa era la stessa di adesso con l’aggiunta di Lukaku e Hakimi. Se a Antonio avessero venduto i due calciatori migliori, come accaduto a Inzaghi, avrebbe scatenato l’inferno. E avrebbe probabilmente acceso la rivolta dei tifosi contro il club. Per fortuna dell’Inter, e soprattutto dei dirigenti che la gestiscono in Italia, ora c’è un tecnico differente. Non ancora vincente come il bravissimo Conte (perché nessuno discute le sue qualità, ci mancherebbe), ma dotato di un senso della misura infinitamente superiore.

@steagresti

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