Inter, Marotta: “Sul nuovo stadio la situazione è in stallo”

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“Oggi bisogna guardare alla sostenibilità del prodotto-calcio e, se non si riesce più ad attirare l'attenzione dei grandi gruppi industriali, perché in Italia l'effetto-presa purtroppo è questo, bisognerà assolutamente ridurre i costi, principalmente il costo del lavoro che, in un'azienda calcistica, incide circa per il 70%, con un indice molto elevato”. Così è intervenuto Giuseppe Marotta, Amministratore Delegato dell’Inter, questa mattina su RadioRai. “In un'azienda normale, con questi numeri, si andrebbe verso il default. Bisogna anche guardare lo scenario europeo e in questo modo è difficile da rispettare”.

Marotta passa poi alla questione stadio, vero snodo del futuro del calcio a Milano: "Il nuovo stadio di Milano? La fotografia generale è che noi siamo il fanalino di coda, - prosegue Marotta - continuiamo a dirlo, ci sono solo quattro stadi di proprietà in Italia (L’Allianz di Torino, il Gewiss di Bergamo, la Dacia Arena di Udine e il Mapei di Reggio Emilia, ndr) e abbiamo stadi con un'età media spettatori di 60 anni, questo significa che, al di là della precarietà e delle problematiche sulla sicurezza, gli stadi, intesi come asset patrimoniali delle società che servono per aumentare i ricavi, in Italia, sono un aspetto altamente negativo. Per quanto riguarda lo stadio di Milano, bisognerebbe avere un iter più fluido, anziché impattare con la burocrazia. La situazione, che da noi è curata dal collega Alessandro Antonello, è di stallo, spero si possa risolvere”.

Si è parlato anche degli spiacevoli fatti accaduti in Curva Nord, a seguito dell’omicidio del capo ultrà Vittorio Boiocchi: “Sui fatti accaduti nella curva di San Siro non vorrei parlare di repressione, che è uno strumento veramente, quanto invece di prevenzione, che significa creare un fenomeno di cultura maggiore rispetto a oggi. Oggi lo stadio risulta essere ancora l'arena dove ci si scontra, invece deve essere un luogo di aggregazione: questo fa parte della nostra società civile. Purtroppo i valori vengono spesso messi da parte, ma credo non sia solo un problema di questa o di quella società, penso sia un discorso della nostra gioventù che ha perso un po' di valore. Sta a noi, - conclude Marotta - che siamo un pochino più esperti e saggi, inculcare attraverso gli strumenti a disposizione la valorizzazione dello sport come fenomeno di crescita e aggregazione sociale”.