Inter Scudetto - Il pagellone: Conte e Lukaku da 9,5, difesa super. Il futuro è di capitan Barella

Pasquale Guarro
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Dopo un'attesa durata undici anni, l'Inter ha messo nuovamente le mani sullo scudetto, il numero 19 della sua storia. Un trionfo targato Antonio Conte, una cavalcata esaltante che ha visto a lungo i nerazzurri rincorrere il Milan per poi guadagnare la vetta a febbraio e non lasciarla mai più. Un costante percorso di crescita che ha visto l'Inter diventare sempre più forte, nei singoli e nel collettivo. Conte ha saputo elevare al quadrato le qualità dei suoi calciatori e costruire quella mentalità vincente che ad Appiano cercavano da un pezzo. È lo scudetto del gruppo e calciomercato.com dà i voti a tutti i protagonisti che hanno scritto un nuovo capitolo della storia nerazzurra.

PORTIERI

Handanovic 6: Stagione di alti e bassi, per fortuna si è quasi sempre espresso al meglio nei big match. Le incertezze, invece, sono spesso risultate indolore, ma questo è solo un caso. In calo rispetto al passato: l’Inter qualche valutazione in merito dovrà farla.

Radu: s.v.

Padelli: s.v.

DIFENSORI

Bastoni 8: Bastoni 8: Uno de gioielli che più brilla in vetrina. Corteggiato dai migliori tecnici europei, ha sorpreso per la velocità di adattamento con cui si è imposto, alla sua età poi… Bravo nelle due fasi, affidabile in copertura ma anche prezioso in avvio d’azione: emblematico l’assist per Barella in Inter-Juve.

Skriniar 8: Il volto cupo di inizio stagione ha presto lasciato spazio a sorrisi e prestazioni granitiche. È il Rambo della difesa, quello su cui si infrangono gli attacchi avversari. Una vita in trincea.

de Vrij 8: Il miglior difensore della Serie A della passata stagione, si conferma ancora una volta uomo affidabile e perno insostituibile nella difesa di Conte. Pianista con gli scarpini.

Hakimi 8: L’unico vero acquisto della stagione. Per fortuna dell’Inter, è stato azzeccato in pieno. La freccia che mancava per capovolgere il fronte offensivo con dirompenza. E con Conte è cresciuto anche in fase difensiva.

Darmian 7,5: Simbolo massimo del Contismo. Arrivato tra lo scetticismo generale, si è imposto lavorando a testa bassa e rispondendo sul campo con prestazioni e gol che hanno messo il sigillo su questo scudetto.

Perisic 7: Finalmente assimilati i codici dell’esterno contiano. Dopo una serie di prestazioni opache, ha cambiato marcia e si è preso il posto nell’undici degli intoccabili. Risorsa inattesa.

Young 6: Qualche errore di troppo lo ha fatto scivolare nelle gerarchie di Conte, ma ha saputo farsi trovare pronto quando chiamato in causa. Non un dettaglio per un 35enne a scadenza di contratto.

Kolarov 5: Un lusso di cui l’Inter avrebbe tranquillamente potuto fare a meno. Non utile alla causa e drammaticamente vulnerabile negli scontri con Ibra.

Ranocchia 6,5: Lavoratore silenzioso. In naftalina per diversi mesi, ma quando chiamato in causa, non ha mai fatto rimpiangere il titolare.

D’Ambrosio 6,5: Fermato da Covid e infortuni, non vive la sua miglior stagione, ma rimane una certezza. Velenoso come pochi sulle palle da fermo, che stanno diventando una sua specialità. Pochi minuti trascorsi in campo, ma tre gol in stagione e la stima immutata di Conte.

CENTROCAMPISTI

Eriksen 7: È l’uomo che ha reso meno prevedibile il 3-5-2 di Conte. Superati i problemi di adattamento e le incomprensioni con il tecnico nerazzurro, è diventato importantissimo nell’economia del gioco della sua squadra. Anche Brozovic ha tratto beneficio dalla sua presenza in campo.

Vidal 5,5 Meriterebbe un voto più basso, ma limita i danni con il gol segnato alla Juventus. Una marcatura di rara importanza, svolta stagionale che ha segnato un nuovo standard di consapevolezza e che ha svelato una Juventus tutt’altro che imbattibile agli occhi degli interisti.

Barella 9: L’anno della consacrazione. Il motore della squadra di Conte: in campo dà l’esempio con corsa e sacrificio, impossibile, per chi gli sta attorno, non lasciarsi contagiare. La fascia da capitan futuro è già cucita sul suo braccio, ma l’Inter dovrà respingere gli assalti delle migliori squadre europee.

Sensi 5,5: Limitato da guai fisici e fragilità mentali. Il suo calcio è semplice, intuitivo e intelligente, ma non riesce mai ad esprimerlo con continuità. Sarebbe l’uomo in più per l’Inter di Conte. Una gemma da ritrovare, magari con l’aiuto di Mancini e degli Europei.

Vecino s.v.

Brozovic 8: Messo in discussione da Conte, per qualche tempo si è ritrovato sul mercato. Una condizione cui è abituato: anche questa volta ha dimostrato che in regia l’Inter fatica a trovarne uno migliore di lui. Quantità e qualità, a volte con qualche sclero di troppo.

Gagliardini 6,5: Specializzato in subentri, Conte lo mette in campo quando c’è da difendere il risultato.

ATTACCANTI

Lukaku 9,5: Preso dallo United come Klark Kent e trasformato in Superman da Antonio Conte, che pur di averlo aveva minacciato le dimissioni di fronte ai tentennamenti di Zhang. Riferimento costante là davanti, con sportellate e progressioni (divenute il suo marchio di fabbrica) che travolgono i difensori. Distrugge record e dubbi.

Lautaro 8,5: Manca ancora la continuità del bomber di razza, ma la sua crescita è lampante: quanta qualità nei suoi gol e nelle sue giocate. Ha imparato a sacrificarsi per i compagni e a vivere senza l’ossessione per il gol. Non a caso si è guadagnato il posto da titolare in nazionale, accanto a Messi.

Sanchez 6,5: Si fa trovare pronto in momenti chiave della stagione. Più continuo dello scorso anno. Richiede maggiore spazio, anche in virtù del suo curriculum, ma nonostante tutto evita polemiche sterili e accetta il ruolo da comprimario. Pochi gol, ma uno dei pochi a saltare sistematicamente l’uomo: quando c’è da ribaltare un risultato, Conte pensa sempre a lui. Da trequartista o da punta, sa come tirar fuori il coniglio dal cilindro.

Pinamonti: s.v.

ALLENATORE

Conte 9,5: Guida tattica e spirituale del miracolo scudetto, vinto in condizioni ambientali tutt’altro che semplici. Ha isolato e motivato il gruppo: altre Inter del passato si sarebbero dissanguate a causa del vampiro di Appiano, che finalmente ha trovato il suo Van Helsing.