Inter Scudetto - Ha rischiato la fine di Lippi, ma Conte ce l'ha fatta: adesso è nel cuore degli interisti

Pasquale Guarro
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Antonio Conte ha ragione, non dice una banalità quando afferma che accettando l’Inter ha rischiato grosso. È la verità che salta fuori dal suo passato, lo stesso che gli ha consegnato un'identità precisa. Conte era il capitano della Juventus, l’uomo del “C’è poco da parlare, qui stiamo godendo”. Conte era il condottiero che ha riportato Agnelli in vetta dopo i periodi di magra. Un vessillo bianconero da mostrare con orgoglio. Un nemico, per gli interisti.

“NOI NON SIAMO LA JUVE” - Arrivare all’Inter era un rischio altissimo, chi prima di lui si incamminato sullo stesso percorso ha fallito. Ricordate Lippi e il famoso “Volevi carta bianca? Eccola”, lo striscione che i tifosi nerazzurri lasciarono in Pinetina, seguito da infiniti rotoli di carta igienica. Lamentavano l’arroganza del tecnico, che a Moratti aveva chiesto di poter dettare legge in materia di mercato. Ma anche il trattamento riservato a Roberto Baggio. Anche Conte era stato accolto male dalla Curva, che in un messaggio a lui rivolto scriveva: “Noi non siamo la Juve, per noi vincere non è l’unica cosa che conta”. E che si concludeva così: “Buon lavoro mister Conte, con l’augurio di dimostrarci presto di esser all’altezza dell’Inter perché… Noi non siamo la Juve“.

BASI PER IL FUTURO - È servito tutto il lavoro diplomatico di Oriali e di Zanetti, per stemperare le tensioni e consentire a Conte di lavorare con serenità. Hanno garantito per Conte e mediato con la Curva. Conte li ha ripagati con il diciannovesimo scudetto della storia, ma anche con qualcosa che forse vale ancora di più: il tecnico nerazzurro ha fatto un lavoro enorme, ha creato spirito identitario e cultura del lavoro. Predisposizione al sacrificio e piena dedizione alla causa. Ha elevato il valore di tutti e preparato l’Inter al futuro. Lo sa bene Zhang, che proprio per questo motivo ha ingoiato ben volentieri qualche frecciata che Conte aveva riservato alla proprietà. Conte è questo e così va preso, ma con la consapevolezza che il suo lavoro paga: “Non era facile entrare nel cuore degli interisti”, ha detto dopo il successo contro il Crotone. Ma ce l’ha fatta, ovviamente a modo suo. Con la dignità di chi lavora senza soste. Il diciannovesimo scudetto dell’Inter è quello della costanza. Complimenti a Conte.